Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 18:30

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«Nostra figlia Valeria uccisa nel giro di ospedali»

di TOMMASO FORTE
BARI - Toccante racconto dei genitori di Valeria Lepore (foto), 26 anni, agente della polizia penitenziaria, morta a seguito delle complicazioni di un intervento chirurgico. La ragazza si trovava in vacanza a San Pietro in Bevagna quando ha avvertito un dolore al fianco. Operata d’urgenza per un calcolo renale, ha cominciato a stare sempre peggio fino al ricovero nella Rianimazione del Policlinico barese dove è morta il 17 luglio
«Nostra figlia Valeria uccisa nel giro di ospedali»
di Tommaso Forte

BARI - «Hanno ucciso nostra figlia». È il grido di rabbia di Giuseppe Lepore e Maria Durso, i genitori della giovane Valeria, 26anni, agente di polizia penitenziaria in servizio al carcere di San Vittore a Milano, morta per un presunto caso di malasanità. Un esposto sulla vicenda è stato depositato sia ai carabinieri di Taranto, che alla Procura di Bari per omicidio colposo. Per i genitori di Valeria i medici sono stati «incompetenti».

Rabbia, tanta rabbia. Tutto è avvenuto la settimana scorsa, quando al «Santissima Annunziata» di Taranto la ragazza subisce un intervento chirurgico. La magistratura barese ha aperto un fascicolo d’indagine per accertare le responsabilità dei medici e l’inchiesta è stata affidata al magistrato Fabio Buquicchio che coordina l’attività investigativa e che, ha ordinato il sequestro delle cartelle cliniche e l’’autopsia. La famiglia ha formalizzato l’incarico all’avvocato penalista Carmelo Piccolo del Foro di Bari per seguire la vicenda sotto il profilo penale e agli avvocati Michele Mongelli e Rocco Durso per la vicenda civile.

La testimonianza del padre. «Con nostra figlia stavamo trascorrendo le vacanze a San Pietro in Bevagna (Taranto) e Valeria doveva rimanere in ferie sino ai primi giorni di agosto. Era in perfetta salute e non soffriva di alcuna patologia ed era una persona vitale ed energica, tanto che sino a poche ore prima dai fatti si trovava in spiaggia a giocare a racchette col fratello. Improvvisamente ha iniziato ad avvertire dolori lancinanti al fianco destro, all’altezza del rene. Immediatamente l’abbiamo accompagnata presso il Pronto Soccorso di Manduria, dove è stata dapprima visitata dal medico. È stata tenuta per circa 3 ore su una sedia a rotelle e, stanca di stare in quella posizione, dato che continuava a lamentare dolori, noi stessi abbiamo chiesto che venisse sistemata su un lettino. Una vera tristezza».

Il giorno successivo. «Dopo alcuni esami approfonditi, Valeria è stata trasportata al reparto di Urologia dell’Ospedale SS. Annunziata. Durante il pomeriggio a Valeria è salita la febbre. Successivamente, inoltre, nostra figlia ha iniziato ad avere la vista annebbiata e gli occhi arrossati ed avvertiva anche debolezza nelle gambe, nelle braccia e sudorazione. Quindi è stata portata in sala operatoria. Mia figlia ha detto al medico: “Non è che non mi sveglio più”. E a questa domanda l’urologo e l’infermiere si sono fatti una risata». A Valeria, in sala operatoria, è stato asportato un calcolo renale. Una banalità. «Che pure l’ha portata alla morte».

«I medici - continua il padre - ci comunicano alcune complicazioni nell’intervento e che, pertanto, avevano provveduto a sedarla nuovamente e che avrebbero fatto una Tac per poi condurla in sala rianimazione. Infatti è arrivato il responsabile del reparto di rianimazione 2 del Policlinico di Bari, il quale, dopo aver verificato le condizioni, con il responsabile del reparto di rianimazione dell’Ospedale tarantino, ci ha informati della gravità assoluta della situazione clinica di nostra figlia, che si rendeva indispensabile procedere all’impianto del polmone artificiale per evitare la morte».

Valeria viene trasferita al reparto di rianimazione del Policlinico di Bari. «Dopo un complesso intervento, il responsabile del reparto ci comunica che, purtroppo, non c’era più attività cerebrale e che sarebbe stato necessario attendere solo l’ufficialità del dato strumentale. Valeria è morta il 17 luglio. Ce l’hanno uccisa».

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