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Ruby, assolto Berlusconi Tarantini: «Contento Erano normali cene»

BARI – “Sono contento per il presidente Berlusconi e per i suoi famigliari. Finalmente è finito il dolore che ha provato in tutti questi anni”. Lo dice Gianpaolo Tarantini commentando l’assoluzione di Silvio Berlusconi al processo Ruby. "Erano normali cene", aggiunge. Tarantini è tra gli imputati nel processo barese sulle donne ed escort che tra il 2008 e il 2009 avrebbe portato nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio. “Quelle cene – dice Tarantini – erano assolutamente normali. Erano, come scrivete voi, eleganti. Se qualche ragazza è rimasta lì dormire, quello è un fatto privato e nella vita privata si fa ciò che si vuole. Quelle ragazze, è certo, non erano prostitute”
Caso Ruby, Berlusconi assolto due volte a Milano
Ruby, assolto Berlusconi Tarantini: «Contento Erano normali cene»
BARI – E' felice Gianpaolo Tarantini per l'assoluzione di Silvio Berlusconi al processo Ruby. «Sono contento – dice – per lui e per i suoi familiari perchè è finito il dolore che hanno dovuto provare in questi anni. Non smetterò mai di ripetere che quelle cene alle quali ho partecipato erano incontri assolutamente normali, erano, come scrivete voi, cene eleganti. Poi, se qualche ragazza è rimasta a dormire a casa del presidente, quello è un fatto privato e nella vita privata si fa ciò che si vuole. Quelle ragazze, è certo, non erano prostitute».

Tarantini, che in questi giorni è in vacanza nella sua Bari, è tra i sette imputati nel processo barese sulle 26 donne che tra il 2008 e il 2009 ha portato nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio. Ed è parte offesa nell’indagine al termine della quale la procura di Bari ha chiesto il processo per Silvio Berlusconi e Valter Lavitola con l’accusa di averlo indotto a mentire alla magistratura barese sulla circostanza che Berlusconi non sapeva che quelle giovani donne fossero escort.

«Non so – dice – se l’assoluzione di Berlusconi al processo Ruby avrà qualche riflesso nel processo nel quale sono imputato a Bari, non è ancora cominciato (la seconda udienza si terrà il 23 ottobre, ndr), quindi vediamo cosa accadrà passo dopo passo». La stessa cosa 'Gianpì la pensa dell’udienza preliminare che il 14 novembre si terrà a Bari a carico dell’ex Cavaliere e di Lavitola. I due sono accusati di aver comprato il silenzio di Tarantini versandogli 10mila euro al mese e 500mila euro (ma soltanto la metà gli fu effettivamente consegnata da Lavitola) per aiutarlo ad avviare un’attività economica.

«Nel procedimento a carico di Berlusconi a Bari – dice Tarantini – ci sono mille dichiarazioni, mille interrogatori, mille provvedimenti. Ripeto quello che ho sempre detto: il presidente mi ha dato una mano quand’ero in difficoltà, non c'è stata nessuna forzatura, da nessuna parte. Ero in difficoltà e mi ha aiutato. Non c'è nessuna induzione alla falsa testimonianza, sono tutte cavolate. Mi ha solo aiutato e questo lo hanno ripetuto tutte le persone ascoltate dai pubblici ministeri». «Cosa auguro a Berlusconi? Di tornare ad essere quello che era e di riacquistare la stessa serenità degli anni in cui l’ho conosciuto. È sempre stata una persona perbene, normale, seria, serena, gioviale, generosa e molto, molto accomodante verso i suoi ospiti».

Gianpi confessa di aver rotto da tempo con i suoi amici più fidati, quelle con i quali organizzò – secondo l’accusa - nell’estate 2008 i coca-party in Sardegna: Alessandro Mannarini e Massimiliano Verdoscia. Il trio fu ribattezzato dalla stampa 'I tre moschettieri». Fu in quella pazza estate che il prode Gianpi conobbe Berlusconi a Villa Certosa. «Abbiamo – spiega Tarantini – realtà diverse: io vivo e lavoro a Roma, loro sono in Puglia». Nella capitale Gianpi non vuol dire di cosa si occupa. «Vivo con mia moglie, che ora lavora, e con le mie due figlie». Ma smentisce di aver un rapporto di lavoro con l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, uno degli uomini più ricchi del mondo e diventato protagonista del jet set internazionale dopo l’abdicazione in suo favore del padre. «Non sono consulente dell’emiro, sono solo molto amico di un suo parente, nulla di più», taglia corto.

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