Venerdì 18 Gennaio 2019 | 07:28

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Una estate fa «Che fastidio quei vermetti al lido San Francesco»

di MINGO DE PASQUALE
Mia madre faceva l’insegnante di scuola media e perciò, in quanto figlio di insegnante, godevo del privilegio dei tre mesi di ferie estive con lei (all’epoca rappresentava la professione ambita da ogni donna che lavorava); e allora, a giugno, appena terminata la scuola, parlo dei primi anni di scuola elementare, usavamo andare alla spiaggia di San Francesco, il lido dei baresi.
Una estate fa «Che fastidio quei vermetti al lido San Francesco»
di MINGO DE PASQUALE

Mia madre faceva l’insegnante di scuola media e perciò, in quanto figlio di insegnante, godevo del privilegio dei tre mesi di ferie estive con lei (all’epoca rappresentava la professione ambita da ogni donna che lavorava); e allora, a giugno, appena terminata la scuola, parlo dei primi anni di scuola elementare, usavamo andare alla spiaggia di San Francesco, il lido dei baresi. Al mattino sentivo mio padre uscire di casa e salutare mia madre che poi veniva a svegliarmi per iniziare la nostra avventura quotidiana. Partivamo da via De Rossi con l’auto di mia madre, una 500 di un color beige non meglio specificato. Pensate che già al mattino sembrava di entrare in un forno crematorio, vi risparmio che cosa era il ritorno all’ora di pranzo con il sole a picco su di noi; ma per fortuna in un batter d’occhio eravamo a San Francesco… e lì iniziava la mia avventura tragicomica che si consumava in un’ardua lotta di sopravvivenza tra me e i vermetti, abitanti autoctoni della spiaggia, per nulla intenzionati a lasciar giocare noi bambini indenni dalle loro fastidiose punturine, per non parlare di quanto era difficile superare il bagnasciuga per godere del tanto amato “bagno a mare”. Incredibile! Quei minuscoli soldatini, a difesa del loro territorio, all’apparenza innocui, rappresentavano il mio incubo giornaliero!

Ad essere sincero, odiavo San Francesco proprio a causa di quei fastidiosissimi vermetti. Per fortuna la routine settimanale veniva interrotta dal weekend con papà, durante il quale il mio generale mi faceva superare, insieme a lui, quell’armata di viscidi soldatini e diventava il mio eroe e l’amico con cui fare dei meravigliosi bagni a cui si univano anche mia madre e il resto della compagnia. I vermetti mi facevano sentire come un prigioniero, privato della libertà, a cui viene concessa l’ora d’aria.
Mio padre era la mia ora d’aria. Mi ero quasi rassegnato all’idea che per raggiungere il mare occorreva lottare contro i vermetti, quando, nel 1974, i miei decisero di mutare le nostre abitudini, e come un gruppo di piccoli emigranti, sbarcammo in un paradiso incontaminato a circa 80 km da Bari, un posto, dove ancora oggi, per fortuna, il cemento non ha preso il sopravvento sulla natura: Rosa Marina. Un villaggio che nasceva in quegli anni, popolato per la maggior parte da stranieri, fatto di piccole case bianco calce, di una bellezza sconcertante.

Pagherei per rivedere la mia faccia quando, di fronte al meraviglioso spettacolo del mare azzurro che si infrange sulla sabbia dorata, rimasi quasi paralizzato, con le mie gambe da smilzo che non si muovevano di un millimetro… non credevo ai miei occhi, avevo il terrore che potessero sbucare eserciti di vermetti da ogni dove, e incredulo, ricordo che mio padre mi prese per mano e con quel sorriso stampato sul viso, che lo distingueva dal resto del mondo, mi disse «puoi fare il bagno in tutta libertà, qui non ci sono vermetti». Fu il bagno più bello della mia vita. Io, mamma e papà, insieme. Mio padre è venuto a mancare l’anno successivo. Da 40 anni le mie estati sono a Rosamarina, che è diventata la mia casa, il mio cuore e la mia libertà.

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