Giovedì 17 Gennaio 2019 | 12:06

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Discariche in strada a Bari il dramma rifiuti

di ANTONELLA FANIZZI
BARI - Sedie, sdraio e tavolini di legno abbandonati sul marciapiede ai piedi della parrocchia di via Buccari. Anche in via Zanardelli la situazione è da brivido: oltre allo stendino di plastica aperto davanti ai bidoni della spazzatura e alla cassettiera adagiata sull’asfalto, a pochi metri di distanza l’isolato è un tappeto di bottiglie di plastica, buste, cartacce e lattine. Il rito delle grandi pulizie, per molti baresi, è riservato al fine settimana. Il dramma è che, per svuotare le proprie case del superfluo, le vie vengono trasformate in discarica. Lo scempio si consuma il sabato notte o la domenica all’alba. (foto Luca Turi).
Discariche in strada a Bari il dramma rifiuti
di ANTONELLA FANIZZI

BARI - Per una famiglia di via Buccari è tempo di rinnovare il mobilio dell’estate. Quale luogo migliore per abbandonare sedie, sdraio e tavolini di legno se non il marciapiede ai piedi della parrocchia Santissimo Sacramento? Anche in via Zanardelli la situazione è da brivido: oltre allo stendino di plastica aperto davanti ai bidoni della spazzatura e alla cassettiera adagiata sull’asfalto, a pochi metri di distanza l’isolato è un tappeto di bottiglie di plastica, buste, cartacce e lattine.

Il rito delle grandi pulizie, per molti baresi, è riservato al fine settimana. Il dramma è che, per svuotare le proprie abitazioni del superfluo, le strade vengono trasformate in discarica.

Lo scempio si consuma solitamente il sabato notte o la domenica alle prime luci dell’alba. Tutto ciò che è vecchio, tutto ciò che non serve, viene buttato nelle vicinanze delle isole ecologiche, alimentando un inarrestabile circuito di degrado.

«Il problema è grave - si stringe nelle spalle il presidente dell’Amiu Gianfranco Grandaliano - e difficile da fronteggiare. Stiamo predisponendo un piano per il recupero degli ingombranti. Con l’estate il fenomeno diventa esplosivo».

A essere invase da mobili e elettrodomestici non sono soltanto le vie di campagna, i ponti delle periferie, i margini della tangenziale. I resti di articolati traslochi arredano i marciapiedi di ogni quartiere residenziale.

In via De Amicis, di fronte alla scuola Del Prete, sono accatastati un divano lercio, una porta e un televisore in pezzi. In via Napoli qualcuno accanto ai portoni un lettino e i giochi per i bambini. Esempi di inciviltà che non risparmiano nessun rione. Così il centro abitato diventa un immenso deposito.

Va persino peggio nelle ex frazioni che si affacciano sul mare. Una guerra - quella agli ingombranti - che l’azienda di igiene urbana fronteggia con armi spuntate.

Grandaliano comunque non è disposto ad arrendersi: «Il 70% degli ingombranti che portiamo nel centro di stoccaggio è rappresentato dai mobili che raccogliamo dalle strade. Riusciamo a rimuovere tempestivamente ciò che finisce vicino ai cassonetti il sabato notte, ma nella giornata della domenica siamo in difficoltà. Eppure il ritiro dei mobili è gratuito: basta telefonare al numero verde 800/011.558, richiedere il servizio e depositare i pezzi sul suolo pubblico». C’è però un limite: non possono essere raccolti più di tre pezzi alla volta. All’utente che ha necessità di disfarsi di una quantità maggiore, viene consigliato di metterne sulla strada sempre tre pezzi alla volta ma in giorni diversi. Se ciò non è possibile, il servizio è assicurato a pagamento.

Il presidente dell’Amiu spiega: «Sei squadre ogni giorno girano per la città per recuperare gli ingombranti su richiesta dei cittadini, ma ovviamente caricano pure ciò che trovano lungo il tragitto. È indubbio che esistono delle zone calde. Per questo ci stiamo attrezzando per predisporre un calendario per ritiro degli ingombranti nelle varie aree della città. Occorre in ogni caso la collaborazione dei cittadini, altrimenti ogni sforzo è inutile».

Un’altra ipotesi di lavoro è quella di piazzare le telecamere sulle discariche abituali: un sistema particolare attiverà un collegamento immediato con i computer dell’azienda per monitorare lo scarico abusivo dei rifiuti. Conclude Grandaliano: «I costi sono alti. Stiamo cercando gli strumenti per finanziare questo progetto».

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