Giovedì 17 Gennaio 2019 | 23:58

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Il governo può aiutare il Sud ha 5 mld pronti da spendere

di ANDREA DEL MONACO *
BARI - I fondi europei sono nuovamente finiti in prima pagina la settimana scorsa. La trattativa Renzi-Merkel sullo sforamento del 3% nel rapporto deficit/PIL ha come oggetto il cofinanziamento italiano ai programmi UE: circa 55 miliardi fino al 2020, la metà dei 110 miliardi dei programmi regionali e nazionali. Vediamo come si arriva a questa cifra. Nei prossimi due anni si sovrapporranno due canali finanziari
Ecco perché resta l’austerità senza sforamenti ai vincoli Ue
110 miliardi di finanziamenti Ue, nessun piano per sviluppo e lavoro
Il governo può aiutare il Sud ha 5 mld pronti da spendere
BARI - I fondi europei sono nuovamente finiti in prima pagina la settimana scorsa. La trattativa Renzi-Merkel sullo sforamento del 3% nel rapporto deficit/PIL ha come oggetto il cofinanziamento italiano ai programmi UE: circa 55 miliardi fino al 2020, la metà dei 110 miliardi dei programmi regionali e nazionali. Vediamo come si arriva a questa cifra. Nei prossimi due anni si sovrapporranno due canali finanziari. Primo: i 26,4 miliardi di euro non spesi del ciclo 2007-2013 al 31 maggio 2014 (secondo il monitoraggio della spesa certificata sui siti del Ministero delle Politiche Agricole e del Dipartimento Sviluppo e Coesione) così suddivisi: a) i rimanenti 20,9 miliardi dei programmi nazionali (PON), interregionali (POIN) e regionali (POR) cofinanziati dal FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e dal FSE (Fondo Sociale Europeo); b) i rimanenti 5,45 miliardi di euro dei piani regionali cofinanziati dal FEASR (Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale); tali fondi devono essere spesi e certificati entro il 31 dicembre 2015, altrimenti Bruxelles riprenderà il contributo comunitario. Secondo: gli 84,2 miliardi di euro del ciclo 2014-2020: circa 63,37 miliardi di euro dei programmi cofinanziati da FESR e FSE; circa 20,85 miliardi dei programmi cofinanziati dal FEASR. La cifra degli 84,2 miliardi è basata sull'ipotesi di un cofinanziamento italiano (nazionale al 35% e regionale al 15%) che arrivi al 50%, equivalente ai 42,1 miliardi di cofinanziamento europeo contenuti nell'Accordo di Partenariato, il documento italiano di programmazione; solo quando la UE avrà approvato tale Accordo, la spesa degli 84,2 miliardi potrà partire.

Vediamo alcune criticità del ciclo 2007-2013. Spesso si addebita la mancata spesa dei fondi europei alle Regioni. Anche il Governo ha le sue responsabilità poichè gestisce i programmi nazionali che insistono nelle cinque Regioni Convergenza: Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Vediamo le dotazioni da spendere entro il 2015: il Ministro Giannini ha 1684,5 milioni del PON Ricerca e Competitività: potrebbe far tornare i ricercatori meridionali fuggiti all'estero e bloccare la fuga di quelli che continuano ad andarsene; il Ministro Lupi ha 1134,5 milioni del PON Reti e Mobilità: potrebbe estendere l'alta velocità fino a Lecce o concludere la Salerno-Reggio Calabria; il Ministro Franceschini ha 381 milioni del PON Attrattori Culturali: potrebbe pagare gli interventi di recupero e conservazione a Pompei; il Ministro Galletti ha 479,4 milioni per le energie rinnovabili; sempre il Ministro Giannini ha 710 milioni dei due PON Istruzione: poichè le scuole meridionali cadono a pezzi e gli studenti indietreggiano nei Test Ocse, potrebbe riqualificare gli edifici e lottare contro la dispersione scolastica; il Ministro Alfano ha 325,6 milioni del PON Sicurezza: potrebbe digitalizzare gli atti giudiziari di tutte le Procure. In campagna elettorale il Presidente Renzi ha dichiarato che "il mancato uso dei fondi europei grida vendetta". Gli echi del grido non si odono. Tanto più se si compara il monitoraggio dei programmi nazionali del 31 maggio 2014 con il monitoraggio del 31 dicembre 2013: allora la spesa totale certificata dei PON e POIN in tabella ammontava a 6225,2 milioni; ora al 31 maggio la stessa spesa arriva a 6526,4 milioni. In cinque mesi sono stati spesi solo 301,2 milioni su una dotazione complessiva di 11,4 miliardi di euro. Ciò ha un impatto negativo e iniquo sui cittadini della Regione Puglia e della Regione Basilicata: pugliesi e lucani, con una spesa comunitaria veloce, comparabile a quella tosco-emiliana, scontano la maggiore lentezza del Governo. [A.D.M.]

andrea.delmonaco@libero.it

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