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Cede tubo della fogna Liquami invadono «Pane e pomodoro»

BARI - Stavolta la pioggia non c’entra. È una tubazione rotta ad aver causato l’arrivo dei liquami di fogna nel mare di Pane e Pomodoro. Un fiotto marrone che ieri ha invaso le acque blu della spiaggia pubblica cittadina. Immediato il divieto di balneazione (come mostra la foto di Luca Turi). Nonché le polemiche per una situzione che nella Bari moderna del Terzo Millennio ricorda le scene anni Settanta delle peggiori città di mare inquinate
BARI - L’Adriatico è una tavola, il caldo afoso sembra non concedere tregua, ma in acqua non è permesso entrare: vi galleggia di tutto, dai rifiuti alle feci sparsi qua e là. E ci fermiamo. Sembra una piccola tortura, ma è semplicemente la cronaca dei fatti. Non ingannino i colori che accarezzano tutte le sfumature di colore dal verde al blu: il mare della spiaggia di Pane e pomodoro continua ad essere una trappola ingannatrice. Un po’ come le sirene di Ulisse il cui canto ammaliante altro non era che un tranello assassino. Proprio come l’acqua del mare del popolare e gettonatissimo lido pubblico a sud del capoluogo: meravigliosa a vedersi, spesso così pericolosa per chi volesse immergersi, tanto che la pubblica amministrazione cittadina è sovente costretta ad emettere l’ordi - nanza di divieto di balneazione. Con tutte le polemiche che ne conseguono specie quando batte il solleone e una fascia sempre più estesa della popolazione barese ha nella storica spiaggia l’unica ancora di salvezza e refrigerio. Ma tant’è.

LA CONDOTTA - L’atavica e ancora irrisolta convivenza con gli scarichi fognari della condotta Matteotti continua a provocare disagi a volte impensabili. È il caso di ieri: nonostante il vento di Levante conferisse al mare un aspetto davvero accattivante (e rendesse insopportabilmente umida la giornata dei baresi) gli abituali frequentatori del lido hanno trovato il passo verso il mare sbarrato dalle transenne con tanto di ordinanza di divieto di balneazione in bella mostra. DOMANDE - Ma se non è piovuto in modo abbondante nei giorni scorsi e da Nord Ovest il Maestrale non dà segni di vita, come è possibile che il mare versi in queste condizioni? È stata questa la domanda più frequente che ha accompagnato la messe di proteste e improperi di chi è stato costretto a patire afa e sudore, senza poter fare un bagno che nei desideri appariva sacrosanto.

TUBO ROTTO? - A tradire stavolta non sono stati gli agenti atmosferici: dopo la mareggiata e le violente piogge dei giorni scorsi - che come consuetudine hanno determinato lo sversamento in mare dei liquami della fogna nera, seppur trattati con quintalate di cloro - l’esame batteriologico dell’acqua ha dato esiti negativi, tanto che l’amministra - zione comunale ha disposto la riapertura della spiaggia. Stavolta, il flusso giallognolo e maleodorante sfociato in mare dalla condotta Matteotti - notato da più di un cittadino fino alla richiesta di intervento alla polizia municipale - non sembra avere giustificazioni, se non la rottura di un tubo (sembra all’altezza di via Capruzzi) che ha finito per causare gli stessi effetti di un acquazzone. Quando piove in modo copioso, fogna nera e fogna bianca, che corrono parallele in una sorta di trincea si fondono per effetto dell’apertura delle paratoie finendo direttamente in Adriatico.

SOLUZIONI - Così ai topi morti spiaggiati dei giorni scorsi si è aggiunto un carico di porcherie e schifezze che ha mandato su tutte le furie gli habitué della spiaggia, tra cui i componenti del comitato Pane e pomodoro. Tre di loro oggi a mezzogiorno hanno deciso, in segno di protesta, di tuffarsi in mare nonostante il divieto, in modo di sollecitare l’ammini - strazione comunale - ma anche Regione e Aqp - ad intervenire, magari con una proposta a medio-lungo termine, ma magari risolutiva. Intanto, in attesa del riscontro dell’analisi delle acque, permane il divieto di balneazione per 48 ore (fino a domani). [n.perch.]

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