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Consorzi di bonifica stop a cartelle pazze «Non è una sanatoria»

BARI - La decisione assunta nel corso di un vertice con i capigruppo di maggioranza convocato dal Governatore della Puglia, Vendola. Il nodo: incongruenze nel calcolo del contributi,  assenze di manutenzione e bonifica dei canali. «La sospensione non è una sanatoria» è satto chiarito. In tutta questa situazione di eterna incertezze che va avanti da decenni, il debito ha raggiunto ormai quota 400 milioni di euro e cresce di 20 milioni all'anno
Consorzi di bonifica stop a cartelle pazze «Non è una sanatoria»
Fermare momentaneamente la procedura di riscossione della tassa agli agricoltori in attesa di venire a capo di una vicenda ormai secolare: quella legata alla sopravvivenza dei Consorzi di bonifica in Puglia. È la decisione assunta ieri nel corso di un vertice politico straordinario con i capigruppo della maggioranza di centrosinistra convocato dal presidente della giunta regionale, Nichi Vendola. «A fronte di una serie di incongruenze nel calcolo del tributo - spiega il consigliere regionale del Pd, Michele Mazzarano - a fronte di una totale assenza di attività di manutenzione e bonifica dei canali, e nel rispetto della legge regionale che prevede il contributo di bonifica solo in caso di riscontro diretto e immediato del beneficio di bonifica, si ritiene utile che l'assessorato regionale all'agricoltura apra un confronto con le organizzazioni di categoria per rivisitare radicalmente il problema».

La posizione concordata tra Vendola e i capigruppo di maggioranza è stata, alla fine del confronto cui hanno partecipato anche il presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, e l’assessore regionale alle Politiche agricole, Fabrizio Nardoni, la seguente: «Aprire un rapido percorso di ascolto con gli amministratori locali, relativamente alla tassazione dei fabbricati prevista da una normativa nazionale, e con le associazioni del mondo agricolo, relativamente alle cosiddette “cartelle pazze”. Alla fine di questa fase di ascolto si cercherà in tutti i modi di superare qualunque elemento di incertezza secondo criteri di equità, sia pure condividendo l’orientamento che, dopo molti anni di sospensione della contribuzione rispetto alla necessità di finanziare le opere di bonifica, occorre ridare equilibrio al sistema».

Per il presidente del gruppo Udc, Salvatore Negro, stante il debito accumulato, che ormai ammonta a circa 400 milioni di euro e ogni anno «rischia di aggravarsi di almeno 20 milioni», forse sarebbe il caso di abolire i Consorzi di bonifica e passare le loro competenze ad «altri enti come l’Aqp, l’unica azienda di proprietà regionale che può accollarsi il debito e che, in tal modo, gestirebbe tutto il ciclo delle acque». Secondo il vicepresidente del Consiglio regionale, Antonio Maniglio (Pd), il problema è sempre lo stesso: «l’ingiusto versamento di un tributo in assenza di qualsiasi servizio e di benefici diretti al coltivatore». Come uscirne dunque? Due le strade che Maniglio suggerisce. La prima: modifica della legge di settore «prevedendo che i consorziati contribuiscano fino a un massimo del 30% delle spese generali di funzionamento dei consorzi, comprese quelle per il personale. Il 70% di quanto richiesto dovrà essere giustificato da opere, interventi e lavori effettivamente svolti per la tutela, manutenzione e difesa del territorio». La seconda: abolizione dei Consorzi. Ma questa scelta spetta al governo e al Parlamento, i quali sono gli unici legittimati a cancellare enti istituiti con un regio decreto del 1933.

In attesa di una conferenza stampa convocata per lunedì, il consigliere regionale di Sel, Michele Ventricelli attacca: «La legge regionale di riforma delle funzioni dei consorzi di Bonifica n. 4 del 21 giugno 2012 è stata letteralmente travisata in danno dei contribuenti, i quali possono essere chiamati a contribuire solo per benefici diretti e specifici. I piani di classifica approvati dal commissario Stanco eludono questo principio fondamentale della legge e in più, aggravando la situazione, chiedono il contributo di bonifica anche ai fabbricati urbani i cui reflui depurati vengono smaltiti nei canali mai manutenuti dal consorzio di Bonifica».

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