Martedì 22 Gennaio 2019 | 02:55

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La masseria dei clan gestita dagli studenti

di ENRICA D'ACCIO'
ALTAMURA - Esperimento per la «Dimora del barone» (ex Dimora dei Templari). Un manipolo di studenti, ex studenti e docenti, riuniti in cooperativa, avrà il compito di gestire la sala ricevimenti, più di 300 coperti, 12 stanze da letto e un centro benessere nel cuore del Parco dell’Alta Murgia. L'iniziativa, avallata dalla sezione misure di prevenzione del tribunale, possibili grazie al contrbuto dell'Istituto «Majorana» (nella foto, lo staff di studenti-cuochi in cucina)
La masseria dei clan gestita dagli studenti
ENRICA D'ACCIO'

ALTAMURA - «Questa struttura era il mio cruccio. Dopo che i carabinieri hanno messo i sigilli, tutte le prenotazioni sono state cancellate. I dipendenti hanno protestato: lo Stato aveva tolto loro il lavoro che la malavita gli assicurava. Per me era un’offesa, una ferita che doveva essere rimarginata. Ecco perché stasera siamo qui». Le parole appassionate di Francesca La Malfa, presidente della terza sezione penale misure di prevenzione del Tribunale di Bari, hanno dato il via all’avventura della «Dimora del Barone», l’albergo masseria di Altamura, confiscato alla mafia e affidato agli studenti dell’istituto alberghiero Ettore Majorana. Un manipolo di studenti, ex studenti e docenti, riuniti in cooperativa, avrà il compito di gestire la sala ricevimenti, più di 300 coperti, 12 stanze da letto e un centro benessere nel cuore del Parco dell’Alta Murgia.

«È un esperimento – ha continuato il giudice La Malfa – all’avanguardia nella lotta alla criminalità che qui fa business con la droga e l’usura, reati particolarmente infamanti. La scuola, questi studenti, ci permettono oggi di restituire al territorio un’attività economica ripulita, prima che l’abbandono e l’incuria la condanni definitivamente».

Primo caso in Italia, la masseria, un tempo nota come «La dimora dei Templari» è stata affidata in gestione in via provvisoria: la confisca non è ancora definitiva e i processi sono ancora in corso. «La scuola insegna davvero la cultura della legalità», il saluto e il commento del prefetto di Bari, Antonio Nunziante. «Insegnare un mestiere, dare una prospettiva lavorativa, restituire risorse al territorio: è questo che la scuola deve fare», le parole di Franco Inglese, direttore dell’ufficio scolastico regionale. «Non dobbiamo perdere di vista questa scuola e questa azienda, così vivace e così piena di energia – così Alba Sasso, assessore regionale al diritto allo studio e alla formazione – perché deve essere modello da esportare in altre situazioni e in altri contesti».

Auguri e complimenti «ai ragazzi e alle forze dell’ordine», dal sottosegretario al lavoro, Massimo Cassano. «Stasera – l’intervento di Mario Stacca, sindaco di Altamura – ci lasciamo alle spalle un passato di illegalità. Con entusiasmo e coraggio, diamo prova dell’efficienza dello stato». «Il territorio deve essere pronto ad accettare questa vittoria dello Stato e a difenderla», ha ricordato Alessandro Cobianchi, dell’associazione «Libera».

Nel parterre degli invitati, anche l’ex presidente del consiglio dei ministri, Massimo D’Alema: «Un messaggio di speranza in un momento di difficoltà. Stasera dimostriamo che le istituzioni non sono sorde né cieche rispetto alla richiesta di lavoro di un territorio così difficile come quello del meridione d’Italia». D’Alema ha ricordato Pio La Torre, «il primo ad immaginare di colpire la criminalità aggredendo i patrimoni», precisando che «sebbene la giustizia sia sempre troppo lenta e l’agenzia dei beni confiscati non sempre sia efficace», la confisca rimane «un segnale forte per tutto il territorio».

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