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Sentenze tributarie pilotate 6 condannati e 4 assolti altri 24 rinviati a giudizio Il gup: «Indizi di reato sul rettore di Bari»

BARI  – Il processo «Gibbanza» sulle presunte sentenze tributarie pilotate. Condanna a otto mesi di reclusione per il giudice Aldo D’Innella per un episodio di falso; a due anni e quattro mesi per riciclaggio nei confronti di Sesto Quintavalle, fratello del giudice Oronzo Quintavalle; a due anni per l’allora presidente dell’Associazione Nazione Tributaristi Italiani-sezione di Bari, Cosimo Cafagna. Tra i quatto imputati assolti l’ex presidente dell’Ordine dei commercialisti di Bari Giorgio Treglia. Gli altri 30 imputati, 24 rinviati a giudizio e altri 6 prosciolti
Sentenze tributarie pilotate 6 condannati e 4 assolti altri 24 rinviati a giudizio Il gup: «Indizi di reato sul rettore di Bari»
BARI – Il gup del Tribunale di Bari Alessandra Piliego ha condannato sei dei 10 imputati con rito abbreviato nel processo cosiddetto 'Gibbanzà sulle presunte sentenze tributarie pilotate. Condanna a otto mesi di reclusione (pena sospesa) per il giudice Aldo D’Innella per un episodio di falso (è stato assolto da sette episodi di abuso d’ufficio, per lui l’accusa aveva chiesto cinque anni di reclusione); condanna a due anni e quattro mesi per riciclaggio nei confronti di Sesto Quintavalle, fratello del giudice Oronzo Quintavalle (rinviato a giudizio nell’ambito dello stesso procedimento); condanna a due anni (pena sospesa) per l’allora presidente dell’Associazione Nazione Tributaristi Italiani-sezione di Bari, Cosimo Cafagna.

Tra i quatto imputati assolti ci sono l’ex presidente dell’Ordine dei commercialisti di Bari Giorgio Treglia e Elvira Bellomo, segretaria della Seconda Sezione della Commissione Tributaria Regionale pugliese di cui D’Innella era presidente (accusati di corruzione in atti giudiziari).

Contestualmente al processo con rito abbreviato si è conclusa l'udienza preliminare nei confronti degli altri 30 imputati. Per 24 di loro il gup ha disposto il rinvio a giudizio, prosciogliendo da ogni accusa gli altri sei.

Il pm che ha coordinato le indagini, Isabella Ginefra, contesta agli imputati – giudici, commercialisti, avvocati, funzionari delle Commissioni Tributarie e imprenditori – i reati a vario titolo di corruzione in atti giudiziari (riqualificato dal giudice in corruzione semplice), falso, rivelazione segreto d’ufficio, infedele dichiarazione dei redditi, riciclaggio, favoreggiamento personale, abuso d’ufficio, truffa, millantato credito e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il processo inizierà il prossimo 3 novembre dinanzi alla prima sezione collegiale del Tribunale.

Cosimo Cafagna è stato condannato per due episodi di corruzione. Stessa condanna, per i medesimi reati, è stata inflitta nei confronti di Francesco della Corte, consulente della società 'Giovanni Putignano e Figli srl', coinvolta nell’indagine sulle presunte sentenza tributarie pilotate.

La corruzione in atti giudiziari, tuttavia, non è secondo il giudice un reato applicabile alla giustizia tributaria. Per questo il gup ha riqualificato il reato in corruzione semplice, che prevede pene più basse e tempi di prescrizione più brevi.

Dopo circa 5 ore di camera di consiglio il giudice ha emesso la sentenza nei confronti dei 10 imputati con rito abbreviato e quella nei confronti degli altri 30 nei confronti dei quali la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio. Oltre Cafagna, Della Corte, il giudice Aldo D’Innella e Sesto Quintavalle, sono stati condannati il commercialista barese Vincenzo Agrimano (6 mesi, pena sospesa, per un episodio di falso) e Edmondo Caccuri (corruzione), consulente della società 'Duo Salus srl' coinvolta nell’inchiesta (l'unica ad aver risarcito il danno nei confronti delle parti civili, Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate, con una transazione da 280mila euro). Tra i quattro imputati assolti c'è l’allora direttore della Commissione Tributaria provinciale di Bari Giovanni Carone (il pm aveva chiesto una condanna a 3 anni e 8 mesi per tre episodi di corruzione).

Nella sentenza il giudice dichiara, inoltre, la falsità di due sentenze tributarie del 2009 e del 2008, i cui procedimenti dovranno quindi essere nuovamente celebrati dinanzi ad una nuova Commissione tributaria. Quattro degli imputati condannati in abbreviato (D’Innella, Cafagna, Della Corte, Agrimano) dovranno inoltre risarcire le parti civili con danno da quantificarsi in un separato giudizio.

All’esito dell’udienza preliminare nell’ambito dello stesso procedimento, il gup ha rinviato a giudizio l’ex giudice tributario Oronzo Quintavalle, che dopo l’arresto nel novembre 2010 ha collaborato con gli inquirenti, e altri 23 imputati, tra cui i commercialisti baresi Donato Radogna e Gianluca Guerrieri, accusati di falso e corruzione. Tra i sei imputati prosciolti da ogni accusa c'è il giudice Francesco Paolo Moliterni, accusato di due episodi di abuso d’ufficio. Non luogo a procedere anche per una delle 7 società coinvolte nel procedimento, la 'Ingross Levante spà, "perchè gli elementi acquisiti – scrive il gup - risultano inidonei a sostenere in giudizio la responsabilità dell’ente". A processo, invece, le società 'Duo Salus srl', 'Giovanni Putignano e Figli srl', 'Consorzio Coimba Trasportì, 'Il Truciolo Sas di Cudemo G&C', 'Montaggi Costruzioni Meridionali srl', 'Conserva Pietro & Figli srl'.

Dagli accertamenti della guardia di finanza è emerso che a Bari alcuni imprenditori, che avevano subito nelle proprie aziende verifiche fiscali e risultavano sanzionabili per ingenti somme in relazione a gravi irregolarità amministrativo-contabili commesse, riuscivano a evitare il pagamento dovuto all’Erario attraverso l’elargizione di "regalie" ai giudici delle Commissioni Tributarie (Provinciale o Regionale) alle quali veniva presentato il ricorso. Ad assicurare la buona riuscita dell’operazione l’intermediazione di avvocati e commercialisti.

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