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Gioca la Nazionale a Bari miracolo anche al Pronto soccorso

BARI - Miracolo: quando gioca la Nazionale oltre alle strade vuote e ai negozi chiusi persino il Pronto Soccorso del Policlinico di Bari, la più importante e affollata struttura di primo intervento della regione (con una media di nove pazienti ogni ora incluse le ore notturne), resta vuoto. La foto, scattata domenica scorsa in occasione della precedente partita...
Gioca la Nazionale a Bari miracolo anche al Pronto soccorso
BARI - Miracolo: quando gioca la Nazionale oltre alle strade vuote e ai negozi chiusi persino il Pronto Soccorso del Policlinico di Bari, la più importante e affollata struttura di primo intervento della regione (con una media di nove pazienti ogni ora incluse le ore notturne), resta vuoto.

La foto, scattata domenica scorsa in occasione della precedente partita dell'Italia dallo stesso primario del Pronto soccorso del Policlinico, professor Francesco Ciccio Stea e pubblicata sul suo profilo facebook, al di là di quanto potrebbero spiegarci i psicologi (essere felici ci aiuta a stare meglio) apre un interessante dibattito forse sul ricorso alle strutture sanitarie pubbliche.

Ad aiutarci nella interpretazione del caso lo stesso prof. Stea, il quale nel suo commento a corredo della foto scattata quella sera stessa nel reparto di prima emergenza del maggiore ospedale della Regione (nello stesso mese di giugno del 2013 sono stati visitati 6767 pazienti, cioè 225 al giorno per un totale di oltre 18mila prestazioni) scrive: «Voi direte: meno male, almeno un poco di respiro. Ed invece io mi incazzo perché é la prova provata dello spreco di risorse materiali ed umane per un servizio che copre carenze altrui».

A venire in aiuto uno degli amici di Facebook del prof. Stea, Michele Zito (pensiamo anch'esso medico) il quale replica: «Capisco la tua amarezza Ciccio. La verita' e' che la gente non stava male abbastanza per rinunciare alla partita. Le cause sono molte pero' e fra queste vi e' una mentalita' ospedalocentrica instauratasi da decenni di programmazione sanitaria miope che pero' ha fatto molto comodo a colleghi che erano e sono nelle figure apicali degli ospedali e universita'».

Quale che sia la ragione del fenomeno il caso meriterebbe forse di essere approfondito anche dalle autorità sanitarie, non fosse altro per migliorare il servizio quando il miracolo della nazionale è sospeso durante il resto dell'anno. (f.g.)

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