Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 02:52

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«Salviamo gli ipogei dalla rapida rovina»

BARI - Da Santa Candida a San Giorgio Martire: gli ipogei e le chiese rupestri disseminati nella campagna urbana barese rischiano di scomparire per vandalismo e per incuria, ma soprattutto per ignoranza. Quanti baresi soni consapevoli di questo patrimonio storico, artistico e archeologico e delle minacce che su di esso incombono?
«Salviamo gli ipogei dalla rapida rovina»
BARI - Da Santa Candida a San Giorgio Martire: gli ipogei e le chiese rupestri disseminati nella campagna urbana barese rischiano di scomparire per vandalismo e per incuria, ma soprattutto per ignoranza. Quanti baresi soni consapevoli di questo patrimonio storico, artistico e archeologico e delle minacce che su di esso incombono? Due benemerite associazioni - il Fondo per l’Ambiente Italiano e Italia Nostra - oltre che singoli studiosi, richiamano l’at - tenzione sul tema con un Lettera aperta che affidano alla Gazzetta.

«Prendendo atto di quanto scritto da Luigi Triggiani nell’articolo Gita tra gli ipogei pubblicato sulla Gazzetta di lunedì scorso, 16 giugno - è scritto nella lettera -, riteniamo di dover rivolgere un accorato appello alle comunità di Bari ed in particolare alla nuova Amministrazione, affinché intervenga per tutelare un patrimonio ineguagliabile che la città possiede ignorandone il valore e il fascino. Ci si consenta peraltro di aggiungere che il cruciale rapporto tra lame, insediamenti rupestri e ipogei è da riguardare alla luce dei gravi mutamenti climatici in atto. Si tratta di beni culturali particolarmente importanti nel territorio cittadino, oggetto da decenni di campagne di conoscenza e sensibilizzazione che purtroppo non hanno ancora dato i risultati sperati quanto a tutela, valorizzazione e fruizione. Il perdurare dello stato di abbandono ha determinato negli ultimi tempi il fenomeno criminale del furto di cavi elettrici che vengono bruciati negli ambienti chiusi, sotterranei e non solo, per recuperare il rame con esito di danni rilevanti per i beni culturali coinvolti e per la salute ambientale».

La lettera aperta è firmata da Dino Borri (presidente del Fai Puglia), da Raffaella Cassano (presidente della sezione di Bari di Italia Nostra), da Nino Greco (per l’Ar - cheoclub), insieme a Sergio Chiaffarata, Carlo dell’Aquila, Luciano Mininni e Liliana Spagnolo. «Nel richiamare le Istituzioni al dovere di un maggior controllo del territorio - si legge ancora nella lettera aperta - , ci dichiariamo disponibili alla redazione di un progetto integrato di recupero e alla successiva gestione e valorizzazione nella prospettiva della fruizione pubblica di un tale patrimonio».

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