il polmone verde

Bari, dopo il maltempo la pineta di San Francesco resta chiusa: «Ho segnalato problemi e ho ricevuto minacce, non è giusto»

rosanna volpe

Peppino Milella, da anni impegnato nella tutela dell’area, denuncia il clima di tensione che si è creato a seguito del divieto al pubblico. «A Pasqua e Pasquetta molte famiglie sono entrate forzando la rete, servono cartelli chiari»

La pineta di San Francesco resta chiusa per motivi di sicurezza, ma intorno al provvedimento continuano a circolare accuse e polemiche. A chiarire la situazione è Peppino Milella, da anni impegnato nella tutela dell’area, che respinge con fermezza le responsabilità che gli vengono attribuite e denuncia il clima di tensione che si è creato. «Non è giusto ricevere minacce per una decisione che non dipende da me – afferma –. Io non ho il potere di decidere se la pineta deve restare aperta o chiusa. Ho segnalato problemi, come è mio dovere, ma la chiusura è stata necessaria per garantire la sicurezza dei cittadini».

La settimana scorsa, a causa del maltempo, alcuni alberi sono caduti all’interno dell’area verde del quartiere San Girolamo e, in molti punti, la grande quantità di pioggia ha provocato allagamenti. Dopo le verifiche effettuate dai tecnici, per la pineta è stata quindi decisa la chiusura. «Sono caduti almeno cinque alberi - spiega - e i tronchi sono ancora lì. Prima che accadessero questi episodi, avevamo già segnalato una situazione preoccupante». Nonostante i divieti, però, durante le festività la pineta è stata comunque frequentata. «A Pasqua e Pasquetta molte famiglie sono entrate forzando la rete e il cancello - racconta - approfittando anche di varchi già esistenti. Hanno trascorso la giornata lì, senza rendersi conto del pericolo, soprattutto per i più piccoli».

Milella insiste sulla necessità di maggiore informazione e di controlli: «Devono essere messi cartelli chiari, perché la gente deve sapere che la pineta è chiusa per una questione di sicurezza. Non si può scaricare la colpa su chi segnala i problemi». Le criticità, in realtà, sono note da tempo. La manutenzione carente ha trasformato progressivamente l’area. «Sembra il cimitero degli alberi - sottolinea -. In alcuni tratti restano solo tronchi a terra, abbandonati». Non mancano poi problemi strutturali e di gestione: cancelli spesso aperti, accessi non controllati, con motorini e monopattini che entrano anche di notte, impianti di videosorveglianza non funzionanti, rifiuti ovunque e panchine deteriorate, con chiodi scoperti. «L’anno scorso la pineta era diventata un dormitorio a cielo aperto per persone senza fissa dimora e gruppi di rom. Lo ripeto da anni: le telecamere funzionanti sarebbero fondamentali non solo per la sicurezza, ma anche per individuare i responsabili dei frequenti atti di vandalismo».

Tra le poche note positive, il recente ripristino della ringhiera all’ingresso: «Ci sono voluti oltre due anni per sistemarla - evidenzia - ma non basta. Serve un intervento complessivo». Il quadro generale resta quello di una pineta ancora molto frequentata, ma segnata dall’abbandono: cestini traboccanti di rifiuti, bagni funzionanti a intermittenza, frequenti atti vandalici e perfino siringhe abbandonate tra gli aghi della pineta. «Troppe cose non funzionano da tempo. La chiusura oggi è una scelta necessaria per l’incolumità dei frequentatori. Ma, dopo la messa in sicurezza, serviranno interventi seri per restituire dignità a quello che è il grande polmone verde della città».

Privacy Policy Cookie Policy