il racconto
Bari, il commissario in pensione: «Dai terroristi al tifo violento le mie indagini nella Digos»
Massimiliano Loconsole: «Ho fatto il lavoro più bello del mondo». Un commissario andato in pensione ripercorre la professione al servizio della comunità
«Ho fatto il lavoro più bello del mondo, al servizio della gente. Strada facendo, giorno dopo giorno, sommando esperienze diverse, ho compreso a pieno quanto sia fondamentale e prezioso per la sicurezza dei cittadini il ruolo della Polizia di Stato. Una cosa che una parte di questo Paese bellissimo e tormentato dalle polemiche a volte non comprende fino in fondo». Il commissario Massimiliano Loconsole avrebbe potuto scegliere carriere diverse: quella nella Marina Militare nella quale ha assolto all’obbligo del servizio di leva per 18 mesi; nei ranghi della Guardia di finanza, dopo aver superato brillantemente il concorso. Oppure avrebbe potuto vestire la toga dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza e superato l’esame per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato. «Invece dopo aver superato molto bene il concorso - dice con orgoglio - sono entrato in Polizia, scegliendo di fare il lavoro più bello del mondo. Il mio percorso non è stato né facile né comodo ma mi ha dato la possibilità, facendo molti sacrifici, di raggiungere una preparazione e una consapevolezza di me stesso e del profondo significato e della utilità per la società, per il mio prossimo, del lavoro che ho fatto per così tanti anni».
Il commissario Massimiliano Loconsole ha compiuto 60 anni lo scorso il 31 dicembre e la Polizia di Stato lo ha collocato a riposo il primo giorno del mese successivo a quello in cui ha maturano i requisiti necessari (di età o anzianità). «Sono stati anni intensi. La mia prima destinazione è stata Roma dove mi hanno subito messo sulle Volanti ed è stata una esperienza importante che mi ha subito messo a contatto con la strada e con la gente. La mia grande passione, però, sono state le attività investigativa, repressive ed esecutive in ambito penale. Avevo una fame tale di conoscenza in quel settore che terminati i turni con le Volanti, affiancavo i colleghi dell’ufficio di polizia giudiziaria. Non erano straordinari retribuiti, lo facevo spinto dalla passione e per imparare. alla fine il dirigente della Squadra investigativa mi informò che ero stati selezionato per entrare nella squadra investigativa della Polstrada dove passai dalla sezione provinciale a quella regionale del Lazio».
La passione arde come un fuoco, in questo caso l’entusiasmo, l’inclinazione per le materie investigative spingono il commissario barese Loconsole a dare sempre di più «Quando si è giovani e si capisce che il lavoro che stai facendo è quello che hai sempre desiderato fare le energie si moltiplicano e si affrontano i rischi con una energia inesauribile. A Roma la mia squadra ha concluso indagini di grande rilevanza. Ricordo una inchiesta su i componenti di una banda che indossando le divise della Polizia rapinava portavalori carichi di gioielli in autostrada. Riuscimmo anche a smantellare un’organizzazione che faceva collezione di supercar, Lamborghini, Porche, Ferrari di proprietà di industriali, star dello spettacolo, sportivi di fama. In tutto questo la mia famiglia, mia moglie e mia figlia che dopo la laurea in Giurisprudenza oggi sta facendo un dottorato in Belgio, erano a Bari. Ho fatto l’impossibile per non gravare sulle loro vite, costringerle a fare sacrifici. Non ho mai portato il lavoro, con le tensioni, le paure, lo stress, in casa. Certo l’assenza ha pesato ma oggi credo di aver fatto la cosa giusta».
Dopo Roma il ritorno a Bari, per un breve periodo il commissario, laureato, che avrebbe potuto fare l’avvocato torma sulla strada «Non mi ha pesato, continuavo a fare il poliziotto e ad aiutare la gente - continua nel suo racconto -. Ho continuato a fare corsi di polizia giudiziaria, a studiare. Poi è arrivata la chiamata dalla Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali e si è aperta una pagina fondamentale. Ho prestato servizio in tutte e tre sezione della Digos: Terrorismo, Informativa (manifestazioni) e Investigativa (reati politi e pubblica amministrazione) svolgendo indagini che hanno lasciato il segno. Dall’arresto per terrorismo di Bassam Ayachi, di origine siriana, era già noto da tempo alle autorità belghe e a quelle italiane perché leader e guida spirituale del «Belgium Islamic Centre Assabyle» alle indagini sui colletti bianchi, al caso Petruzzelli alle tifoserie deviate. Devo molto a colleghi che non ci sono più come Michele Tisci, il dirigente Lucio Pennella oggi questore come Stanislao Schimera. Ho fatto il lavoro più bello del mondo e ne sono fiero». [l.nat.]