dopo l'attacco all'IRan

La testimonianza: «Tutti stanno fuggendo da Dubai? No, io resto qui mi sento sicura»

rosanna volpe

Il racconto di Domiria Marzano, avvocato barese che vive negli Emirati

«Stanno attaccando Dubai!». La voce agitata di un cliente italiano raggiunge Domiria Marzano mentre si trova in palestra. «Ero tranquilla, stavo finendo il mio allenamento», racconta. «Quando ho ascoltato quelle parole sono rimasta quasi spiazzata. Mi guardavo intorno e qui era tutto normale. Nessun boato, nessuna scena di panico. Le persone continuavano ad allenarsi».

Marzano è avvocato e vive a Dubai da vent’anni. È arrivata nel 2005, a 35 anni, lasciando Bari con una valigia e un obiettivo chiaro: costruirsi un futuro. «Sono partita da sola. Ho cominciato dalla gavetta, assunta in studi legali internazionali. All’epoca gli italiani qui si contavano sulle dita di una mano. Chi veniva aveva società strutturate, progetti seri, investimenti veri. Non era una moda, era una scelta ponderata». Poi, nel corso degli anni, la comunità italiana è cresciuta. Dal 2013 in poi l’arrivo è diventato costante. «Sono arrivati tanti professionisti validi, ma anche persone che pensavano di trovare l’oro facile. Alcuni restano, altri dopo pochi mesi tornano indietro. Dubai non è un palcoscenico: è una città che ti chiede disciplina. Ti riconosce il valore, ma solo se lo dimostri».

Quando si è diffusa la notizia degli attacchi, le informazioni hanno iniziato a rincorrersi rapidamente: droni lanciati dall’Iran, intercettati dai sistemi di difesa degli Emirati, frammenti caduti in alcune zone della città. All’aeroporto si sono registrati danni lievi e i voli sono stati sospesi per precauzione. Al porto di Jebel Ali un incendio è stato domato in poche ore. In qualche quartiere residenziale sono caduti detriti, con feriti lievi. Le autorità hanno inviato un messaggio a tutti i residenti: restare in casa, evitare finestre e balconi, seguire solo i canali ufficiali.

«È stato un messaggio chiaro, diretto. Qui lo Stato comunica in modo immediato. Non c’è spazio per il caos», spiega. Lei vive a Bur Dubai, il cuore storico della città, in una comunità prevalentemente indiana. «Nella mia zona non si è sentito nulla. Non c’è stato fuggi fuggi. Qualcuno in altre aree ha preferito dormire nei parcheggi per precauzione, ma qui la situazione era sotto controllo».

In vent’anni negli Emirati non ha mai percepito insicurezza. «Dubai è una cassaforte. Ci sono telecamere ovunque, controlli costanti, una legge che vale per tutti. Se sei una persona perbene non ti succede nulla. Chi è abituato a vivere nell’illegalità qui cambia atteggiamento. Se sbagli, vieni identificato in poche ore». La tensione internazionale, però, è reale. Gli Emirati si trovano in una posizione geografica delicata, di fronte all’Iran. «Sono equilibri complessi, politici e religiosi. Qui la scelta è stata sempre quella della neutralità, della stabilità, della costruzione. Questo Paese ha creato un modello basato sull’eccellenza, sugli investimenti, sull’ordine. Non ha interesse a una guerra». Le autorità hanno chiesto prudenza, limitato lo spazio aereo, sospeso i voli delle principali compagnie. «Lo Stato qui funziona così: la prevenzione viene prima di tutto».

Molti investitori, soprattutto quelli che seguono da lontano, hanno iniziato a preoccuparsi. «Sono più in ansia loro che noi che viviamo qui. Temono che il valore degli immobili o delle attività possa scendere. Ma Dubai ha sempre dimostrato una capacità straordinaria di proteggere il proprio sistema economico». Il suo legame con la città che l’ha adottata è profondo. Dopo un breve periodo a Bari, ha scelto di tornare definitivamente negli Emirati. «In Puglia non ho trovato le stesse opportunità. Qui ho costruito la mia indipendenza. Non ho una famiglia che mi trattiene altrove. Questa è casa mia». E mentre qualcuno valuta di partire, lei non ha dubbi. «Io resto. Ho dato tanto a questa città e lei mi ha restituito tanto. La vivo con lealtà e amore». Per l’avvocato, Dubai resta ciò che è sempre stata: una città che pretende rispetto delle regole ma offre sicurezza e opportunità in cambio. «Non è un paradiso ingenuo», conclude. «È un sistema forte, organizzato, che sa difendersi. E io mi fido. Per questo non c’è spazio per la paura».

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