serie b

Di Cesare spinge il nuovo Bari: «I rinforzi? Conta solo salvarsi»

ANTONELLO RAIMONDO

«Speravo di poter regalare al mister un’opzione in più per l’attacco e ho cercato di ingaggiare Kouamè. Se non fosse andato in Grecia, a giocare in serie A, magari ce l’avremmo fatta. Ma sono felice di quelli che sono arrivati»

Una faccia da... direttore sportivo. Per la prima volta da quando Luigi De Laurentiis gli ha proposto una poltrona da dirigente. Valerio Di Cesare, nel momento più delicato in questa nuova esperienza, sveste definitivamente i panni del calciatore. Non è più l’ex capitano che fatica a gestire emozioni e sensazioni. Com’è normale che sia in un percorso che cambia radicalmente sostanza. Oggi, nella sala conferenze del «San Nicola», è tutta un’altra storia. I toni, l’atteggiamento, le parole, i contenuti. C’è spazio ancora per fiducia e ambizione, certo. Ma questo è un altro discorso. Anche realismo, la prudenza, il saper guardare in faccia la realtà senza farsi prendere da questioni di «pancia». Promosso nella «comunicazione», insomma. Aspettando che il campo ci spieghi tutto di lui, con un nuovo abito addosso. Fare il diesse non è solo scegliere calciatori. Ma anche «gestire». Uomini e ambiente. Quello che in campo gli riusciva piuttosto bene grazie a quella «cattiveria» innata che lo rendeva capitano anche senza fascia al braccio.

«Ringrazio Magalini per il percorso che abbiamo fatto in un anno e mezzo, mi ha dato tanto sia al livello umano che professionale. Ringrazio anche il presidente per la fiducia che mi ha dimostrato», la doverosa premessa firmata Di Cesare. «È il campo che dovrà dire se la rosa è completa - spiega - sono tanti anni che vivo questa piazza, voglio aspettare a dare giudizi. Insieme al mister ho cercato di portare calciatori funzionali al suo modo di giocare. La difesa si è rinforzata come centrocampo e attacco. Odenthal era in Serie A. Ma aspettiamo...».

Nella sessione estiva il fallimento è stato chiarissimo soprattutto alle voci carattere e personalità. «Sì, infatti abbiamo cercato di cambiare tanto per questo. Siamo entrati in un loop mentale negativo. Per questo abbiamo cercato di fare una mini rivoluzione, scegliendo facce nuove, gente fresca per darci una mano. Ma non rinnego quelle parole pronunciate, ho detto che “mi sarei buttato nel fuoco per i calciatori” le confermo. La vecchia guardia? Une sempio, Pucino è il capitano del Bari e credo rappresenti il modo di pensare della squadra. I ragazzi sanno quello che devono fare, ci aspettano tante partite difficili, sono consapevoli che bisogna dare il 100%. L’obiettivo è la salvezza».

Si continua a parlare dei tanti “no” in sede di mercato. «Le problematiche fanno parte del gioco. Chi gioca altrove non si muove. Ci sono calciatori che devono muovere la famiglia e considerare altre cose. Sono contento dei ragazzi che sono venuti. Ci hanno dato disponibilità e sanno cosa bisogna fare. Abbiamo puntato sulla freschezza fisica. Sono andato a cercare calciatori esperti. Oggi bisogna correre e avere il fuoco dentro. Ma, poi, sono d’accordo quando si dice che Bari non è per tutti. Castrovilli? Mi spiace per Gaetano. Con il mister abbiamo scelto di puntare su calciatori diversi. Anche lui non è riuscito ad esprimersi. L’ho visto crescere. Gli faccio un grande in bocca a lupo. Diverso il discorso per Partipilo che ha sempre dato il massimo ma non è riuscito a esprimersi. Resterà fuori dal progetto tecnico».

Le critiche, un capitolo delicato per un sanguigno come Di Cesare. «Ci stanno. Diversi sono gli attacchi personali. Qui ho un percorso di 10 anni, so io quanto tengo a questa città e mi è dispiaciuto sentire certe cose a livello umano. Sul dirigente si può dire che sia inadatto, ma critiche al livello umano mi hanno ferito. È come se avessi subito delle coltellate. Me le sono prese e ho cercato di alzarmi. Ma in passato da questi momenti ho imparato e sono cresciuto».

Si è arrivati a Longo dopo la scelta di Vivarini. Anche questa fallimentare. Perché non subito il tecnico piemontese? Sono state fatte valutazioni. Vivarini era una persona che si pensava potesse dare un contributo con le sue conoscenze tattiche. Situazione simile per Mantovani. Mi dicono perché non l’abbiamo preso in estate. Semplice, Caserta puntava su una linea a 4 e si è preferito andare su calciatori con caratteristiche diverse».

Chiusura dedicata a un retroscena di mercato. «Speravo di poter regalare al mister un’opzione in più per l’attacco e ho cercato di ingaggiare Kouamè. Se non fosse andato in Grecia, a giocare in serie A, magari ce l’avremmo fatta. Ma sono felice di quelli che sono arrivati».

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