La vita di ognuno di noi è un mosaico, ora bello, ora dolente, fatto di giorni perduti, sogni meravigliosi, vicende emozionanti. Quando, poi, termina il transito fugace quaggiù, chi ha condiviso quegli attimi restituisce un tassello di memoria per ricomporre il ritratto di chi non c’è più.
Prendiamo, ad esempio sommo, la parabola esistenziale di Antonio Cascione, professione «bomber di provincia», laddove la delimitazione geografica non rappresenta una «deminutio», bensì indica la caratura etica dell’uomo. Già, perché questo attaccante barese, che ha illustrato il calcio pugliese a cavallo degli Ottanta e Novanta del Novecento, deceduto tre giorni fa a 59 anni, è stato salutato dagli ex compagni di squadra con un coro di espressioni di stima sincera e vivo apprezzamento. Franco Massari, profondo conoscitore del pallone nostrano, ne ha descritto commosso le virtù, sul prato e non solo: «Punta di razza e di movimento, riusciva molto bene a dribblare l’avversario, in area di rigore sapeva quasi sempre anticipare gli avversari, sia di testa che di piedi. Sin da quei tempi, rientrava a dar man forte in difesa e faceva ripartire la propria squadra in fase d’attacco. Ha fatto la fortuna di diverse squadre vincendo campionati, tra cui Noicattaro, Terlizzi, Bitonto, Fasano, Gravina».
Troviamo conferma alle parole dell’ex ds terlizzese («lo acquistai dalla piazza noiana con Fabrizio Nitti, Oronzo e Nicola Signorile, e disputammo una stagione trionfale approdando in D») nel ricordo persino entusiasta dell’attuale mister del Barletta, Massimo Pizzulli, che in maglia neroverde ha iniziato a saettar sui campi proprio accanto a Cascione: «Sì, Antonio era moderno nello stile, oggi sarebbe un attaccante praticamente introvabile. Era di una raffinatezza straordinaria, anche nei rapporti umani. Ripuliva pure le palle più difficili e le metteva a disposizione degli altri, in modo preciso e calibrato. È per me il simbolo di un calcio che forse non esiste più, fatto di valori antichi, come lealtà e rispetto».
Alle loro spalle, in un «Città degli Ulivi» gremito di «aficionados», arava la fascia con rara tecnica Paolo Catucci, che sente incrinare un poco la voce, mentre torna alle stagioni dell’età più bella: «Arrivò con Signorile, Bruno e il portiere Sasanelli, era più giovane di me, era un ragazzo favoloso, pur non essendo massiccio, nei sedici metri si faceva valere, spesso mettendo a frutto gli assist di Carletto Di Bari».
«Sempre moderato e gentile, vedeva la porta come pochi», sottolinea a sua volta Lele Loconsole, con occhio da allenatore. «La sua presenza è stata una costante fantastica nella mia carriera, sin dalla lega giovanile», si intenerisce Tommaso Ciocca. «Serio, garbato e professionale», lo fotografa Giuseppe Tragni che con lui vestì la maglia del Materasassi di Notariale. Michele Caccetta, ex rossonero, con un sorriso ferito rivela: «Un caro amico, sopportava con immensa pazienza anche gli scherzi ingenui nello spogliatoio». «29-11-92, Grazie per il gol più bello... Ciao Cascione», recitava domenica lo striscione colmo di riconoscenza dei tifosi fasanesi, «sarai sempre parte della nostra storia gloriosa», hanno sottolineato i sostenitori biancazzurri, che non hanno dimenticato la rete all’ultimo respiro nel derby contro il Martina. Un calciatore, che faccia sgorgare amore nell’anima del pubblico, che lo seguiva e ammirazione in chi conviveva le medesime esperienze, può essere considerato un campione intramontabile. Proprio come Antonio Cascione da Bari, professione «bomber di provincia», grande ed elegante.
















