l'inchiesta
Modugno, Antonio Lopez va ai domiciliari: l'ex assessore racconta agli inquirenti il sistema del voto di scambio
l'ex candidato alle Regionali con FI ha fornito dichiarazioni con «dovizia di particolari», accusando se stesso (ma anche altri)
Lascia il carcere e va ai domiciliari Antonio Lopez, l'ex assessore alle Attività produttive di Modugno accusato non solo di aver comprato dal clan Parisi i 150 voti necessari alla sua elezioni nel 2020, ma anche di aver fatto da tramite con un picciotto del clan per sostenere Bonasia al ballottaggio, in cambio di un posto di lavoro. Lopez, candidato alle elezioni regionali con Forza Italia e arrestato lo scorso 5 novembre, ha collaborato con gli inquirenti fornendo dichiarazioni accusatorie su sé stesso (ma anche altri) con "dovizia di particolari".
Il giudice Giuseppe Montemurro ha accolto l’istanza degli avvocati difensori con il parere favorevole del pm Fabio Buquicchio, il quale ha evidenziato la condotta collaborativa di Lopez: dopo le sue dimissioni, sono venute meno le esigenza cautelari e per questo trascorrerà i domiciliari in un'abitazione di Toritto.
La Dda di Bari ritiene che «nel Comune di Modugno si sia costituita una “zona grigia”, in cui convergono gli interessi di un potente gruppo malavitoso interessato a riciclare i proventi illeciti ed assistere i propri affiliati con la garanzia di posti di lavoro utili ad accrescere il proprio prestigio criminale; il tutto con il favore di un’amministrazione comunale compiacente e permeabile agli interessi mafiosi, interessata ad assicurarsi tutela e un bacino di consensi elettorali».
Lopez, imprenditore modugnese della termoidraulica, secondo l’accusa si sarebbe «consegnato» nelle mani di Michele Parisi, fratello del boss di Japigia, di cui nel 2023 aveva chiesto l’intervento dopo le minacce ricevute dal pregiudicato Christian Stragapede (pure lui arrestato): ovvero l’uomo che gli avrebbe trovato i voti alle elezioni del 2020 (pagati 25 euro l’uno) e con cui avrebbe fatto da tramite per garantire sostegno a favore di Bonasia per il successivo ballottaggio.
Da questo punto di vista le intercettazioni di Lopez con Parisi sembrerebbero confessorie: «Quello (Stragapede, ndr) praticamente in campagna elettorale... loro mi dettero i voti a me! Mi strapparono una mezza promessa per avere un posto di lavoro». Lopez, annota la Finanza nell’informativa conclusiva dell’indagine, «ammetteva di aver fatto da tramite per l’accordo tra Bonasia e Stragapede. Riferiva che Stragapede aveva minacciato telefonicamente anche il sindaco Bonasia, affinché gli desse il posto di lavoro che gli aveva promesso all’epoca della campagna elettorale. Riferiva che Bonasia, per onorare la promessa, aveva fatto lavorare Stragapede per un anno, poi questi aveva rifiutato le ulteriori ipotesi di lavoro proposte. Nel frattempo Lopez precisava che il rapporto era gestito direttamente dal sindaco». Stragapede aveva lavorato in un’azienda appaltatrice del Comune fino a quando non è emersa una condanna. Ed alla fine è stato Lopez ad assumerlo per alcuni mesi.