BARI - Un aumento del 10% in busta paga per tutti i 130 dipendenti. A conti fatti quasi uno stipendio in più all'anno, che di questi tempi non è una scelta che molti imprenditori fanno. Una decisione strutturale e non come premio una tantum, che per l'impresa significa un costo annuale di circa 750mila euro.
«Noi rispettiamo molto i nostri collaboratori e loro ci tengono molto all'azienda per la quale lavorano – racconta Mauro Vitulano, cofondatore ed amministratore unico della Indeco che ad 82 anni è ancora fortemente al comando -. Questo aumento si intende sullo stipendio lordo, di conseguenza avvantaggio i dipendenti ma ancor di più lo Stato. È il mio modo per ringraziare chi lavora al mio fianco e permette all'azienda di non conoscere crisi».
La Indeco è una realtà imprenditoriale con una storia particolare alle spalle. Ha iniziato nella metà degli anni '70 come Copco per poi diventare Indeco nel 1983. Oltre 40 anni di vita da quando muove i primi passi grazie alla caparbietà di tre soci: Mauro Vitulano, Luigi Santoro e Marcello Calabrese. Produce martelli e macchinari per le demolizioni con un fatturato che si aggira sui 50 milioni annui e «sempre in crescita».
«Nella prima metà degli anni '70 – spiega Vitulano - mi chiesero una consulenza per un martello demolitore prodotto da una azienda francese. I ricambi costavano tantissimo e invece ne servivano a più basso costo. Ho cominciato così, prima con i pezzi di ricambio, poi studiando il prodotto e decidendo di progettare un mio martello. Poi sono arrivati i brevetti, ma mi portavo dietro un pregiudizio che alla fine si è rivelato la nostra strategia vincente: una piccola azienda meccanica di Bari che produceva un mezzo unico nel suo genere, in Italia non mi veniva concessa la necessaria credibilità per far decollare la mia impresa, così ci siamo rivolti al mercato estero dove è solo la serietà che paga».
Il grosso del fatturato Indeco ancora oggi è globale, per un gruppo dove non tramonta mai il sole, con filiali dalla Germania al Brasile, dagli Stati Uniti al Giappone.
«Io ho sempre voluto fare l'imprenditore, ma farlo a modo mio – mette in evidenza Vitulano -, per me una impresa deve poter rassicurare i suoi collaboratori, senza i quali non c'è impresa. Quando ho iniziato ad assumere mi sceglievo gli operai di almeno 30 anni, sposati con figli. Magari lavoravano in piccole officine, da precari. Io davo loro un contratto stabile e quando li assumevo dicevo: “spero di portarvi alla pensione”. E così ho fatto in questi anni. Un lavoratore con famiglia ti da garanzie, la sua è una vita concreta, la sera va a letto presto perché il giorno dopo si deve lavorare. Se la Indeco è quello che è, seria e solida, lo è per i collaboratori. E il mio grazie lo esprimo garantendo loro la tredicesima, quattordicesima, quindicesima e sedicesima sotto forma di premio di bilancio».
Ascoltare l'amministratore mentre parla sembra di sentire una favola. «Ci teniamo molto a dimostrare la nostra serietà e solidità – spiega Vitulano -. Noi non andiamo avanti con i crediti bancari, accantoniamo gli utili che ci permettono di fare investimenti e reggere eventuali crisi. È un po' il nostro segreto per poter sempre crescere. Nel 2008 con le turbolenze internazionali la nostra strategia fu di differenziare i prodotti e così insieme ai martelli abbiamo iniziato a produrre anche altro come le cesoie o frantumatori. Il mercato ci premia e questo ci aiuta a migliorare sempre. A sua volta io ci tengo a ringraziare e premiare i collaboratori. Quello che mi fa sorridere è che sul territorio pochi ci conoscono. Fino a qualche anno fa andando nelle fiere specializzate mi è capitato di avere imprenditori baresi che si affacciavano nel nostro stand ed ammettere di non sapere chi fossimo. Così come ricevere i complimenti dei clienti in giro per il mondo. Piccole soddisfazioni che ti danno la motivazione per fare sempre meglio».
















