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BARI - «Tutto quello che si investe in salute e sicurezza per i lavoratori è ben speso. Non è solo uno slogan, noi ci crediamo sul serio, anche perché siamo convinti che far sentire le persone più sicure sul luogo di lavoro porta risultati in termini di produttività. Quando i collaboratori ci dicono: “noi ci sentiamo più sicuri qui in azienda, che fuori”, è il massimo del complimento, significa che stiamo operando bene». Aldo Cirilli amministratore delegato dello stabilimento Magna nella zona industriale è particolarmente fiero dei risultati conseguiti: da più di un anno non si registrano incidenti, per non parlare del coronavirus. Nonostante qualche positività, in azienda non si è mai creato un focolaio. I sistemi di tracciamento e controllo sono così efficienti da evitare qualsiasi problema.

«Qui abbiamo la responsabilità di 900 dipendenti, più i lavoratori in somministrazione e i collaboratori esterni – sottolinea l'amministratore delegato -, quasi una piccola città da gestire».
«Da un paio di settimane abbiamo adottato un tracciatore di sicurezza che ci ha permesso di segnalare e registrare tutti gli eventi di contatto ai fini della prevenzione del contagio – spiega Enzo Lioce, responsabile delle Risorse Umane -. Tutto è stato fatto nella massima trasparenza, accordo con i sindacati e con un investimento da 100mila euro».
Il «Safer Tracer» messo a punto dalla Vodafone è una sorta di piccolo telecomando, il dispositivo si aggancia alla cintura o badge e rileva tutti gli spostamenti del lavoratore all'interno dell'azienda. Se si dovesse avere una positività, attraverso un codice, si può risalire alla persona e a quanti sono stati in prossimità.
«Il tracciatore è un punto di arrivo all'interno di un lungo processo per la sicurezza anti Covid che abbiamo attivato subito, l'indomani del primo caso di contagio a Codogno – sottolinea Lioce -. Il 24 febbraio abbiamo immediatamente riunito una Unità di crisi per lo stabilimento di Bari e nonostante come azienda siamo stati fermi durante il lockdown, il lavoro del gruppo è sempre andato avanti. Quando abbiamo ripreso a lavorare in presenza il 24 maggio, tutto era pronto secondo standard anche più alti delle linee guida e protocolli ministeriali».
E che in Magna alla sicurezza ci tengano è chiarissimo anche per i visitatori: per entrare nello stabilimento, oltre ai controlli standard, viene effettuato un test sierologico, si è dotati di particolari copri-scarpe antinfortunistica in gomma pesante e occhialini.

Quando a Bari si dice «Magna» c'è chi sgrana gli occhi senza mettere a fuoco, chi invece solleva gli occhi al cielo ed esclama: «Ah! L'ex Getrag!». All'interno dell'area produzione un grande pannello ricorda che il 18 novembre 2016 è stata posta la prima pietra per l'estensione dello stabilimento che da Getrag si è poi trasformato in Magna. «Da allora abbiamo raddoppiato i capannoni portando la superficie da 25mila metri quadri a 50mila – mostra Lioce girando per le aree di produzione -. Al momento riusciamo a produrre anche 3mila pezzi tra sistemi di cambi e trasmissioni. Significa poco meno di un milione all'anno».

Il lavoro è continuo. Tutti i dipendenti seguono scrupolosamente le normative anti coronavirus tra percorsi obbligati, pulizia, uso di dispositivi di sicurezza. In un angolo anche un distributore automatico, se si ha necessità di guanti o altri dispositivi. Totem e cartelloni sparsi ricordano tutte le procedure da seguire.
«Per le mascherine ci forniamo da un'azienda locale certificata. Hanno gli stessi standard delle chirurgiche, ma sono lavabili e non usa e getta – sottolinea il responsabile Risorse Umane –. Questo significa anche produrre meno rifiuti, che nel caso delle mascherine sono indifferenziabili. Siamo una azienda certificata per la Responsabilità sociale ed ambientale, anche una scelta del genere fa la differenza».

In questi giorni se si passa dallo stabilimento in orari serali lo si vede illuminato di rosa: è la campagna di comunicazione a favore della Lilt e di contrasto ai tumori femminili. «Con l'arrivo di Magna abbiamo spinto molto su far crescere la presenza femminile in azienda, anche tra il personale tecnico – sottolinea Lioce -. Oggi contiamo circa il 10% di donne in un settore che è da sempre presidio maschile. Ed è un traguardo che puntiamo a superare».
Al momento in azienda ci sono 7 dipendenti positivi e in quarantena. Il numero è pubblicato su un bollettino nella bacheca aziendale. Un lavoratore è rientrato ieri dopo un periodo di isolamento. «Facciamo tamponi a nostro carico per tracciare i lavoratori ed evitare che il virus si diffonda - conclude Lioce -. Capita che a volte parenti o amici ci chiedano: posso venire da voi a farmi controllare? È un bel riconoscimento. In azienda abbiamo due medici ed infermieri a garanzia di tutti. Responsabilità sociale di una impresa è anche questo, come la possibilità di vaccinare i nostri dipendenti dall’influenza stagionale».

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