Mercoledì 30 Settembre 2020 | 06:22

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Vito Mariella, vice direttore della Caritas Bari, invoca più risorse per aiutare le vittime a trovare un lavoro

Sos prostituzione anche a Ferragosto l'aiuto dei volontari a Bari

BARI - «Dire che la prostituzione non andrà in vacanza a ferragosto, purtroppo, è scontato. Un po’ meno dire che quel giorno ci sarà chi, una volta ancora, guarderà in faccia la cruda realtà senza volgere lo sguardo altrove». Vito Mariella, vice direttore della Caritas di Bari, con l’associazione «Micaela Onlus», nell’ambito del progetto «La Puglia non tratta - Insieme per le vittime» da anni è impegnato nella lotta contro la tratta umana, la riduzione in schiavitù, lo sfruttamento della prostituzione.

Le parole contenute nel messaggio social di ferragosto del direttore della Caritas, don Vito Piccinonna, dedicato alle donne vittime della prostituzione, scritto dopo una giornata trascorsa con le «unità di strada», quelle che guardano in faccia la cruda realtà del fenomeno, Mariella le condivide una per una: «Raccontare è testimoniare. E nel nostro caso la testimonianza è fare, operare, passare dalla poesia alla prosa come direbbe il presidente della Regione Campania De Luca».

Come operate?

«Regione e associazioni a livello territoriale, svolgono le diverse azioni: emersione del fenomeno, presa in carico delle vittime e reinserimento nella vita sociale. Un gran lavoro lo fanno le “unità mobili di strada” in tutto il territorio pugliese, offrendo alle donne la possibilità di essere orientate dal punto di vista sanitario, legale, dei bisogni principali, nonostante siano ancora vittime di sfruttamento. L’obiettivo è far uscire le donne dal circuito criminale di cui sono vittime. Ripeto: la tratta e lo sfruttamento degli esseri umani non sono andati in vacanza durante la pandemia e non vanno in vacanza a ferragosto».

Come spezzare la spirale?

«Gli sfruttatori e i clienti continuano a esserci e alimentano il meccanismo perverso. Ovvio che così è difficile il contrasto. Noi, attraverso i nostri operatori, donne ma soprattutto uomini cerchiamo di intervenire. Una figura maschile che non sia sfruttatore o cliente e di cui ci si impara a fidare è psicologicamente fondamentale».

Che differenza con il periodo di isolamento per l’epidemia?

«Eravamo autorizzati a uscire, ma ovviamente le donne non erano in strada. Abbiamo continuato a sentirle telefonicamente, a fornire loro un supporto alimentare di prima necessità. Ora diverse ragazze cercano un lavoro onesto è un processo che va incoraggiato».

Come?

«Da un canto c’è la partita criminale, la magistratura ha più volte evidenziato il pericolo della mafia nigeriana. Ma oltre l’attività di repressione, ognuno deve fare la sua parte».

Le istituzioni politiche?

«Nessuno escluso: i servizi sociali e le organizzazioni private sociali lavorino per restituire la dignità lesa a donne ma anche a uomini vittime della tratta. Poi serve maggiore attenzione economica, più risorse».

Cioè?

«Il sistema anti-tratta nazionale lavora non attraverso bandi ministeriali ma del dipartimento Pari opportunità. Sono bandi di circa un anno e mezzo. Se il bando fosse più lungo ci agevolerebbe e ci permetterebbe di avere più risorse. Chiediamo più attenzione. In questo periodo, purtroppo, la lotta alla tratta non è all’ordine del giorno dell’agenda nazionale. Capisco che in questo momento ci sono tantissime priorità, ma in questo momento bisogna dare attenzione all’immigrazione senza raccontar favole. è un percorso duro, non si può banalizzare le risposte, semplificarle, alimentando paure delle persone si fa un gioco che non porterà a soluzioni concrete. Invece, senza ideologismi, dobbiamo uscire ed essere reali e concreti:, l’accoglienza merita attenzione e pari dignità. In questo periodo particolare si è fatto riferimento ai volontari. Bene non ci si può dimenticare dei volontari professionisti della cura sociale, che si sono, in alcuni casi, reinventati, senza supporto delle istituzioni. Pensare che si è parlato addirittura di terzo settore deputato al controllo delle spiagge. Assurdo».

Che fare, quindi?

«La Caritas dà un grosso contributo a Bari con 400 volontari. Procede l’accoglienza notturna per padri separati, donne vittime di tratta; tutto nella sobrietà. Bisogna dar luce a chi è in difficoltà. Altrimenti è il rischio che segnalò la scrittrice Hannah Arendt: assuefarsi alla banalità dle male. Positiva è anche la risposta dei cittadini, ma ognuno deve fare la propria parte. Poi c’è il dovere di raccontare nella verità non nella vanità, va raccontato quel che accade: chi sarà costretto a prostituirsi con i rischi del caso il giorno di ferragosto, durante un’epidemia. La testimonianza serve perché l’aiuto venga da tutti, non soltanto da un’organizzazione; anche dai laici. Basta con le deleghe in bianco, per poter girare la testa dall’altra parte. Quei corpi mercificati, in vendita sulle strade, sono schiaffo alla coscienza di ognuno di noi. Questo è raccontare il problema dell’altro».

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