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Coronavirus Bari, Decaro: «Non mi vergogno delle lacrime, ho tanta speranza»

Coronavirus Bari, Decaro: «Non mi vergogno delle lacrime, ho tanta speranza»

L'intervista al primo cittadino: il suo video ha fatto il giro del web

12 Marzo 2020

Redazione online

Le lacrime di Antonio Decaro non sono passate inosservate. Forse i baresi sono abituati alle emozioni tradite dal proprio sindaco, ma gli italiani, sui cui canali social è rimbalzato il video del primo cittadino barese (nonché presidente nazionale dell’Anci) che piange nella sua città deserta, non hanno potuto far altro che stupirsi.

Il giorno dopo la domanda è d’obbligo: perché quelle lacrime?
«In tanti me lo hanno chiesto: perché hai pianto camminando per strada? Ci ho pensato e ho rifatto la stessa domanda a loro: perché non avrei dovuto piangere? A chi in questi giorni non è mai venuto da piangere di fronte a questa situazione? Io non mi vergogno di quelle lacrime, perché, come diceva Pertini, non bisogna frenare le lacrime quando vogliono uscire e lì, passeggiando su quella strada io ho visto come un palazzo sgretolarsi davanti a me».

Un palazzo che si sgretola: in che senso?
«Certo, un palazzo, la casa della città di Bari, costruita mattone su mattone in questi anni, con i sacrifici e le speranze di tutti, l’ho visto venir giù e dissolversi nell’immagine di una strada buia, senza vita, che oggi non sa cosa aspettarsi e soprattutto non conosce ancora quello contro cui sta combattendo».

Una strada buia, una di quelle che la sua amministrazione ha reso pedonale.
«Via Argiro, sì, nel cuore del Borgo Murattiano. Una strada che per me non rappresenta soltanto una via commerciale con le saracinesche di negozi e bar serrate. Quella strada per me rappresenta il senso di un lavoro. Ho calpestato in lungo e in largo ogni centimetro di quella strada, da quando ero un giovane assessore al traffico. Da quella via, trasformata con fatica da caotica strada piena di auto in un’area pedonale, è ripartita una nuova concezione dell’intera città».

Cioè la sua sfida amministrativa cominciata nel 2014?
«Oggi Bari è una città che vive, che lavora, che investe su se stessa, una città che ha il coraggio di cambiare. D’un tratto mi hanno attraversato la mente centinaia di ricordi, le manifestazioni che abbiamo vissuto in questi anni, comprese le litigate con i cittadini per l’invasione di turisti e ragazzi nelle ore più improbabili da mattina a sera, lo sfavillio del Bif&st e il verde rigoglioso delle creazioni che una volta l’anno arredano via Argiro per Primavera mediterranea. Mi è tornata in mente la città così come noi tutti l’abbiamo voluta e soprattutto così come tornerà ad essere».

Lacrime di speranza?
«Quelle lacrime non erano solo lacrime di dolore erano lacrime cariche di responsabilità e di speranza. Subito dopo ha prevalso la speranza, la voglia di lottare, di andare avanti. Gli stessi sentimenti che in questo momento stanno vivendo i miei concittadini ogni giorno. Momenti di sconforto e poi voglia di ricominciare, di non arrendersi, voglia di tornare a vivere questa città, più forti di prima, quando le regole ce lo consentiranno».

Il video della sua commozione ha fatto il giro di tutta Italia.
«Infatti ho ricevuto migliaia di messaggi, meravigliosi, da tutta Italia. E sapete, non erano messaggi di resa, di disperazione. Erano bellissimi messaggi di forza e di coraggio, gli stessi sentimenti che so per certo essere nel cuore e nella testa di tutti i cittadini italiani».

Cosa succede adesso?
«Ora dobbiamo seguire le regole, questa è la nostra priorità, di tutti. È la priorità del sindaco, che deve far rispettare i divieti, anche se questo vuol dire spegnare una città e la sua vita, anche se quelle luci spente sono un pugno nello stomaco. Quel pugno tra qualche mese si scioglierà e tornerà ad essere una mano da stringere».

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