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(foto Luca Turi)

Il giorno prima il premio alla carriera, quello dopo lo sfregio. Un giorno «basta, chiudo tutto», quello dopo «resta, non mollare». Eccola, sull’altalena, la vita del teatrante, il dramma personale ma anche tutto cittadino, di Nietta Tempesta, voce, corpo e anima di «Jarche Vasce», 50 anni sul palcoscenico, molti dei quali alla guida del «Piccolo Teatro di Bari» in Strada Privata Borrelli.
Venerdì, l’attrice barese ha ricevuto il premio alla carriera nell’ambito della Festa nazionale del dialetto 2019, organizzata al comando della Polizia municipale. A distanza di 24 ore, gli stessi agenti della Municipale si sono presentati al teatro per un controllo amministrativo.


«Un tempismo inopportuno, un vero sfregio alla carriera» denuncia Stefano D’Attoma, figlio di Nietta, che gestisce insieme alla madre il «Piccolo», intitolato al padre Eugenio, regista morto oltre vent’anni fa. Questa la ricostruzione di D’Attoma. «Si sono presentati in quattro, due pattuglie di vigili urbani, alle 22». In scena c’era «Due uomini in prova», con Pinuccio Sinisi e Marcello Introna. Mentre lo spettacolo era in corso, gli agenti avrebbero fermato chi era nel foyer in cerca della toilette, chiedendo i documenti e le tessere degli spettatori associati. In alcuni casi, questi documenti sono stati fotografati. Al termine dello spettacolo, i controlli sono andati avanti a campione. Spiega D’Attoma: «Non abbiamo la licenza per il pubblico spettacolo, i nostri spettacoli sono riservati a chi è socio della nostra Associazione. I vigili, legittimamente, sono venuti a controllare che tutti gli spettatori fossero tesserati. Ma modi e tempi ci lasciano alquanto perplessi. Anzi, ci indignano». Al termine del controllo, a quanto pare, solo una spettatrice non è risultata in regola.


Ma che cosa è successo? «Certamente è stata un’azione mirata, frutto di qualche segnalazione anonima. Sono anni che riceviamo ispezioni di questo genere e siamo stati sempre pronti con la documentazione richiesta, con le carte in regola. Abbiamo sbagliato, certo, abbiamo anche preso qualche verbale, ma sempre abbiamo pagato, ci siamo adeguati. Questa volta, però, è stato superato il limite».
La famiglia D’Attoma-Tempesta starebbe quindi pensando di chiudere il teatro, al termine del cartellone 2019. «Se non possiamo fare pubblicità, se non possiamo avere soci, perché ne abbiamo già troppi, allora chiudiamo. Ma pretendiamo chiarezza: i nostri spettatori devono sapere chi ha mandato i controlli, perché sono stati fatti. Devono sapere che non siamo una bisca clandestina, né siamo lestofanti».
Ammette e rilancia l’assessore alle Culture, Silvio Maselli: «Sì, sono altre Compagnie che hanno sollecitato l’intervento della Polizia municipale ma i vigili sono tenuti a farlo perché la sicurezza degli spettatori è interesse preminente. Al “Piccolo” ci sono problemi strutturali che devono essere risolti. Lancio dunque un appello perchè giovani Compagnie si affianchino alla famiglia D’Attoma-Tempesta e possano, insieme, ristrutturare e rilanciare il teatro».

IL COMMENTO DI NIETTA TEMPESTA - «Sono stanca e addolorata. Dopo una vita dedicata al teatro, una vita in cui non ho fatto altro che teatro, mi tocca vivere questo paradosso: il giorno prima, il premio alla carriera, nella sala dei Vigili, il giorno dopo l’umiliazione dei controlli da parte degli stessi Vigili urbani. Ma noi facciamo teatro, facciamo cultura, non vendiamo mica droga, non usiamo mica le armi. Basta, sono stanca, il calice è colmo».
Nietta Tempesta, 86 anni, volto e voce del Piccolo Teatro di Bari, è orgoglio e risentimento. «Il “Piccolo” è stato il primo teatro decentrato di Bari. Io e mio marito, Eugenio D’Attoma, abbiamo cominciato dagli anni ‘50 e, negli ultimi 22 anni, dalla sua scomparsa in poi, sono stata io a guidare il teatro, fra mille difficoltà e mille no. Di qui sono passati in tanti, tanti nomi del teatro di oggi: da Sasanelli a Signorile, quanti hanno fatto il loro debutto qui, con noi? Abbiamo sempre dato spazio a tutti quei gruppi che ci hanno richiesto spazio, che hanno richiesto la nostra collaborazione. Adesso abbiamo un cartellone di qualità, parliamo di caporalato, parliamo di stranieri e badanti e, contemporaneamente, continuiamo a far divertire, a far ridere. È questo che fa paura e invidia agli altri? La nostra storia, il nostro presente?».


Una lunga carriera destinata, a quanto pare, ad interrompersi bruscamente. «Finiamo questa stagione e poi chiudiamo. Sono stanca di questa persecuzione nei nostri confronti. Non abbiamo mai avuto il sostegno di nessuno e, adesso, anche la palese ostilità. So perfettamente che dietro ci sono delle segnalazioni da parte di qualche mio collega che teme la nostra proposta seria e qualitativa. Invidia? Scarsa capacità di essere propositivi? Complesso di inferiorità? Non so precisamente quali meccanismi animino queste menti malate, ma sicuramente c’è sempre un ritorno della propria cattiveria. Illustrissimo signor sindaco Decaro e signor assessore alla Cultura della Città di Bari, Silvio Maselli, vi comunico la mia sofferta decisione di volermi congedare da tutto questo. La pantomima la lascio ad altri. Questa città non ci merita più. Evidentemente a Bari non interessa se un teatro chiude oppure no».
Decisione irrevocabile? Nessun ripensamento? «Penso solo a tutti quelli che, da sabato, mi hanno tempestato di messaggi e attestazioni di stima. Tutti, cittadini, teatranti, giornalisti, spettatori mi dicono “non mollare Nietta”. È un’attestazione di coraggio e coerenza che mi scalda il cuore».

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