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L'analisi della Cisl

Bari, «Si spende più per i morti che per i nostri giovani»

Le spese dell’amministrazione comunale passate al setaccio dalla Cisl

Bari, «Si spende più per i morti che per i nostri giovani»

BARI - La costante da anni è la flessione delle spese per diritto allo studio e settore sociale. Siamo primi invece nelle uscite per la tutela del territorio e i progetti di sviluppo sostenibile. Ma l’analisi del bilancio comunale 2017 offre anche qualche paradosso. Il più macroscopico? A Bari si spende più per il cimitero (1.818.000 euro) che per le politiche giovanili (1.693.000). A «fare le pulci» al documento contabile del Comune è la Cisl di Bari che ha analizzato la spesa corrente su alcuni capitoli fondamentali: istruzione e diritto allo studio; cultura e beni culturali; turismo; politiche giovanili, sport e tempo libero; sviluppo economico locale e competitività; ambito sociale (all'interno del quale ricadono le spese per il cimitero), trasporti, tutela del territorio, ordine pubblico. L’analisi della Cisl è condotta in maniera comparativa, grazie ai dati forniti dal portale Aida, uno strumento informatico per la valutazione dello stato di salute finanziaria degli Enti locali, che rielabora la gestione dell’amministrazione comunale in collaborazione con Bureau van Dijk, uno dei principali provider informativi internazionali. I dati baresi sono stati messi a confronto con 5 città: Brescia, Reggio Calabria, Salerno, Trieste e Verona.

ISTRUZIONE Le spese di competenza riguardano i servizi scolastici (esclusi gli asili nido), la manutenzione degli stabili di proprietà comunale per la scuola materna, per l’istruzione elementare, per l’istruzione media, per l’istruzione secondaria superiore, nonché la sommatoria della spesa destinata all’erogazione di servizi complementari a quelli scolastici, quindi l’assistenza (come i dopo scuola o i centri estivi), il trasporto scolastico (gli scuolabus) e il servizio mensa. Per tutto questo comparto a Bari nel 2017 si è speso 25.041.000 euro, un -11,6% rispetto alla spesa del 2016 (28.331.000 euro). Peggio di noi hanno fatto le altre due città meridionali, molto meglio le tre settentrionali: Trieste 34.382.000 euro, +1,9%; Brescia 37.945.000 euro, +0,5%; Verona 41.575.000 euro, percentuale invariata rispetto all'anni precedente; Salerno 7.458.000, -2,5%; Reggio Calabria 6.255.000, -12,8%.
«È preoccupante il calo a due cifre rispetto all’anno precedente della spesa corrente per l’istruzione e diritto allo studio del Comune di Bari – spiega Giuseppe Boccuzzi segretario Cisl -, che vede fare peggio solo Reggio Calabria con il suo -12,5%. Forte è il divario con le 3 città del Nord, con una differenza enorme rispetto a Verona, ad esempio, dove la città scaligera spende in istruzione e diritto allo studio 16,5 milioni in più rispetto a Bari, nonostante a Bari le entrate totali superano quelle di Verona di 51 milioni di euro».
Il dato della spesa in istruzione per abitante è ancora più eloquente per la distanza tra Bari e le altre 2 città meridionali rispetto alle 3 città del nord: Bari 77,43 euro per abitante; Brescia 190,6; Trieste 168,3; Verona 161,6; Salerno 55,7; Reggio Calabria 34,5. La propensione all’istruzione, cioè il rapporto tra le spese correnti in istruzione (25.041.000) e le spese correnti complessive (295.925.000) per il comune di Bari è pari all’8,5% (bilancio 2017), eravamo al 9,1% nel 2016. In percentuale il comune di Bari spende meno sia rispetto alla media nazionale (9,1%) sia a quella regionale (8,8%).

CULTURA Intese come spese comunali per la promozione di attività culturali sul territorio e per la costruzione e manutenzione degli edifici in cui queste hanno luogo (teatri, biblioteche e musei). La spesa corrente di Bari è di 4.775.000 euro, con un +20,3% rispetto al 2016 (3.970.000 euro). Bel dato in percentuale, molto meno in valore assoluto se paragonato alle altre città campione: Trieste 16.658.000 euro; Brescia 10.211.000; Verona 16.493.000; Salerno 5.324.000; Reggio Calabria 1.036.000.
«È estremamente imbarazzante il confronto con comuni come Trieste e Verona che spendono in cultura quasi il quadruplo di Bari o con Brescia che ne spende il doppio sempre rispetto a Bari. Anche Salerno ha speso più di Bari in cultura nel 2017, 5.324.000 euro contro 4.775.000. Non siamo ultimi perché fa peggio di noi Reggio Calabria con i suoi 1.036.000 euro investiti. Inoltre si deve sottolineare che nel primo anno completo della giunta Decaro per la stessa tipologia di spesa si impegnarono 5.948.000 euro, ossia 1.173.000 euro in più rispetto al 2017».
A Bari si spendono pro-capite meno di 15 euro in cultura: 81,5 euro a Trieste; 51,9 a Brescia; 65,4 a Verona; 39,7 a Salerno; fanalino di coda Reggio Calabria con 5,7 euro. In pratica Trieste spende 5 volte e mezzo più di Bari, Verona 4 volte e mezzo, Brescia 3 volte mezzo, Salerno più del doppio.

TURISMO Per la promozione locale nel 2017 si è speso 1.194.000 euro, un incredibile +158,5% rispetto al 2016 (462.000 euro). Solo Salerno fa meglio di noi con 4.288.000. Verona ha speso meno di un milione, circa mezzo milione Trieste, Brescia e Reggio Calabria. La spesa pro-capite barese è di 3,7 euro: dieci volte più alta quella di Salerno con 32 euro. Il capitolo di spesa sul turismo è una pagina positiva. Cresce tantissimo rispetto al 2016 con un +158,5%, ma si può fare meglio».

POLITICHE GIOVANILI La spesa per le politiche giovanili, sport e tempo libero per il 2017 è stata di 1.693.000 euro, con un +11,6% rispetto al 2016 (1.517.000). Salvo Reggio Calabria che spende solo mezzo milione (551.000) siamo fanalino di coda, rispetto a Trieste che investe una cifra di quasi cinque volte superiore (6.502.000). La città vede una crescita in questo capitolo ma arretriamo rispetto alla spesa di 1.832.000 euro del 2015 e ci vede raddoppiati in questo impegno di spesa da Salerno, Verona e Brescia e quasi quadruplicati da Trieste.
La spesa pro-capite per le politiche giovanili, lo sport e il tempo libero per Bari nel 2017 è di 5,2 euro; Trieste 31,8; Brescia 16,9; Verona 13,9; Salerno 23,8; Reggio Calabria 3 euro. «Insomma essere cittadino barese o reggino, significa vivere in una città avarissima per le spese correnti per i giovani – spiega Boccuzzi -, numeri ancora più eloquenti se si sommano a quelli dell'istruzione. Bari nel 2017 può “vantarsi” di una spesa corrente pro-capite per abitante per istruzione, cultura e sport per un totale di 97,4 euro, più bassa del 18% rispetto ai 119,2 di cui godono i salernitani in questi settori, e sicuramente scandalosamente misera rispetto ai 259,4 euro di cui hanno beneficiato i bresciani nel 2017, oppure dei 281,6 euro dei più fortunati triestini o dei 241 dei veronesi. Magra consolazione che ai cittadini reggini, la loro amministrazione comunale per l’istruzione, la cultura e lo sport li dedica una spesa di 43,2 euro, ossia meno della metà di quella di Bari».

COMPETITIVITÀ La nostra spesa è stata pari a 2.679.000 euro, invariata rispetto al 2016. Ben altre le cifre rispetto a Trieste (6.847.000) o Salerno (3.526.000). La spesa pro-capite di Bari è 8,3 euro; Trieste 33,5; Brescia 9,7; Verona 6,1; Salerno 26,3; Reggio Calabria 8,8 euro. «Se in una città come Bari, con 50.000 disoccupati e altrettanti in età da lavoro che sono inattivi e quindi senza reddito, si destina una spesa corrente pro-capite per abitante per favorire lo sviluppo economico e la competitività di tutte le attività produttive o commerciali presenti sul suo territorio, meno che a Reggio Calabria, tre volte meno che a Salerno o quattro volte meno che a Trieste, è chiaro che questa modalità sarà sempre regressiva per la crescita economica del comune».

SOCIALE Questo macro settore include le spese per: diritti sociali, politiche sociali e famiglia, tutela della salute, politiche per il lavoro e la formazione professionale, servizio necroscopico e cimiteriale. Bari ha stanziato 45.359.000, -17,7% rispetto al 2016. I dati delle altre città sono di altro tenore: Trieste 103.984.000, Verona 47.754.000, Brescia 44.106.000; di meno Salerno 37.587.000, Reggio Calabria 13.714.000.
«Per le politiche del lavoro e la formazione la spesa è stata di 935.000 euro, in crescita, ma irrisoria per le reali necessità. In antitesi la cifra raddoppia per i servizi cimiteriali (1.818.000), anche se in calo del -24% rispetto al 2016. Una cifra simile alla nostra per i servizi necroscopici è Salerno (1.737.000), mentre tutte le altre città sono ben sotto il milione».
«Nel 2017 la spesa corrente per il settore sociale ha fatto registrare a Bari un calo preoccupante, un -17,7% che diventa ancora più preoccupante se pensiamo che comuni come Salerno e Reggio Calabria hanno aumentato le spese correnti in questo settore rispettivamente del +17,3% e del +42,5% e a Trieste si è speso più del doppio che a Bari per il settore sociale. La propensione al sociale del Comune di Bari si colloca sotto la media nazionale, 14,5% contro un 18,1%, ben lontana dal 31,2% di Trieste o dal 20,2% di Salerno. Ma il dato negativo più pesante è la spesa pro-capite del comune di Bari nel 2017 per i diritti sociali, le politiche sociali e la famiglia: 132,5 euro pro-capite contro i 207,4 della media nazionale, è un dato avaro e ingiustificabile per i nostri cittadini baresi, anche perché nei comuni con entrate similari si arriva a spendere per il settore sociale 505,8 euro pro-capite a Trieste cioè quasi il quadruplo di Bari, 267,6 euro a Salerno cioè il doppio che a Bari, 213,1 euro a Brescia, 185,4 euro a Verona. Solo Reggio Calabria fa peggio con 70,5 euro».

LE VOCI DI SPESA PIÙ ALTE Tra i capitoli con le cifre più consistenti: trasporti (44.308.000) dove siamo dietro solo a Brescia (76.966.000); tutela del territorio (77.542.000) dove siamo primi in assoluto, come per le spese per l'ordine pubblico e l'ex polizia locale (29.832.000). Oltre 56 milioni si spendono per gli stipendi dei dipendenti pubblici.
«Per l'importo sulla tutela del territorio dovremo essere in una sorta di paradiso – spiega Boccuzzi – ed invece no, e la realtà è sotto gli occhi di tutti. Spendiamo il doppio rispetto a Trieste o Brescia (circa 38 milioni ciascuno), ma anche nei confronti di Salerno (41 milioni) o Reggio Calabria (quasi 54 milioni)».

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