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Il progetto

Una fotografia della pelle per raccontare comunità a colori

L'idea nata da Giovanni Perillo, docente di arte e immagine, e dà il via a un percorso di ricerca chiamato Estetica delle migrazioni

Una fotografia della pelle per raccontare comunità a colori

Fotografare la pelle degli abitanti di un paese per coglierne toni e sfumature e raccontare così una comunità a colori. È l’idea di Giovanni Perillo, docente di arte e immagine, specializzato in Arti visive all’Accademia di Belle arti di Brera. Una idea che ha fatto presto a diventare progetto: «mappare» i colori della pelle di una comunità sino a rilevarne le colorazioni non autoctone.
Parte tutto nel 2015, quando Perillo dà il via ad un percorso di ricerca chiamato «Estetica delle migrazioni», un progetto sperimentale che indaga i processi migratori da un punto di vista estetico. «Evitando le connotazioni culturali o le letture ideologiche e partendo dall’atto percettivo», spiega Perillo che ha presentato il suo progetto in giro per il mondo, a cominciare dalle Università di New York, Vienna, Toronto e Brasilia. In Italia, invece, al Politecnico e l’Accademia di Belle arti di Brera a Milano, e alle università di Lecce, Bari e Macerata.


Il progetto di Perillo inizia con la raffigurazione iconica degli scambi migratori, attraverso una serie di «mappe», dove le diverse regioni sono raffigurate da poligoni colorati ed i triangoli, invece, moduli di popolazione, ciascuna di diverso colore.
Mostrando i risultati della ricerca a centinaia di ragazzi tra gli 11 e i 13 anni, Perillo ha evidenziato come le mappe di «massimo esodo» risultano preferite esteticamente. La raffigurazione delle ondate migratorie più alte, infatti, creano mappe con maggiori variazioni di forme e di colori.
«Un lavoro che svela una possibile ricategorizzazione di alcuni termini, immagini e la loro valutazioni», spiega Perillo.
Minore interesse, invece, hanno mostrato le mappe di minima migrazione, dove le variazioni di colore sono minime.
Dalla raffigurazione iconica degli scambi migratori, il progetto di Perillo è poi passato ad una indagine conoscitiva delle preferenze estetiche sulle colorazioni della pelle umana.


Partito da Palo del Colle nel 1993 per frequentare l’Accademia di Belle arti di Roma, Perillo torna così a casa dopo una parentesi di diversi anni tra Firenze, Bologna, Milano e Bari. Sceglie proprio Palo per proseguire il suo percorso sperimentale già presentato in convegni nazionali e internazionali di estetica empirica.
«Nel 1993 i cittadini stranieri residenti a Palo erano 42, oggi se ne contano 477 - racconta - e i colori non autoctoni sono notevolmente aumentati».
Per questo ha invitato i cittadini stranieri a farsi fotografare un piccolo frammento di pelle della mano, per rilevarne appunto i colori e raffigurarli in una mappa. «Ho potuto fotografare solo una prima parte di essi – racconta – forse per il particolare clima politico che stiamo vivendo. Da parte loro ho notato poca fiducia e tanta paura».


Perillo ha poi coinvolto centinaia e centinaia di persone tra scuole, parrocchie, gruppi e associazioni del territorio. Ha mostrato loro tre tavole, ognuna composta da 16 quadrati colorati: una con colorazioni omogenee di pelle chiara, una con colorazioni omogenee di pelle scura, una con colorazioni eterogenee di pelle. Ai soggetti interagenti è stato chiesto di assegnare un voto da 1 a 10 alle tre diverse colorazioni secondo il proprio giudizio estetico. I risultati più evidenti hanno mostrato una grande percentuale di preferenza estetica per le composizioni con colorazioni miste. Le colorazioni scure sono risultate essere «le più belle perché ritenute profonde, misteriose, notturne», mentre quelle chiare «piatte e banali».
La sorpresa, però, è arrivata alla fine, quando è stato detto che i 16 quadrati erano fotografie di pelle umana. A quel punto, molti di coloro che hanno scelto le colorazioni scure hanno chiesto di modificare la propria scelta, orientandola verso la colorazione della propria pelle, quella chiara.
Inevitabile il dibattito ed un confronto aperto sulle possibili influenze che inficiano la percezione della realtà. «L’opportunità di questo esperimento sociale è di mettere a confronto credenze e pregiudizi con la propria scelta estetica – conclude Perillo - più oggettiva perché difficilmente poggiata su costrutti precedenti».

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