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A bari

Amtab, domani sciopero degli autisti dalle 20 a mezzanotte

I conducenti incrociano le braccia. Sindacati: «Sicurezza a rischio per arrivare in fretta al capolinea»

autobus, Amtab

«I tempi di percorrenza degli autobus non sono oggetto di accordo». Francesco Lucibello, direttore generale dell'Amtab, risponde in modo netto alle contestazioni dei sindacati dell'azienda municipalizzata del traporto locale che hanno portato alla proclamazione dello sciopero degli autisti di domani (dalle ore 20 alle 24), indetto per dare un segnale ai vertici dell'azienda e indurli a rinegoziare decisioni che, per dirla con le parole di Maria Teresa De Benedictis di Filt Cigl, si basano su «tempi di percorrenza programmati unilateralmente per risparmiare sul costo del lavoro senza considerare la realtà», e cioè che la riduzione della durata degli spostamenti degli autobus da un capolinea all'altro «è semmai diretta conseguenza del funzionamento delle corsie preferenziali in città e della diminuzione del traffico».


Ai cittadini può interessare fino a un certo punto la diatriba tra datore di lavoro e dipendenti. Chi utilizza i mezzi per andare da una parte all'altra della città auspica semplicemente un servizio che garantisca la puntualità del passaggio alle fermate. Se non fosse che, in sostanza, soprattutto di questo si sta trattando in questo articolo. Infatti, da una parte c'è chi pretende si rispettino i minuti stabiliti per esaurire la corsa (l’azienda), mettiamo della linea 9 (dal Policlinico al Polivalente), dall'altra ci sono coloro i quali (i lavoratori) ritengono che non sia possibile farlo in base a calcoli «fatti a tavolino». «Se vogliamo proseguire con l'esempio del numero 9 – afferma Luigi Minafra, dipendente Amtab, anch'egli sindacalista della Filt – noi dovremmo fare il primo giro mattutino delle ore 5 in 30'. Parlo di questa tratta in questo orario proprio perché voglio evitare di chiamare in causa gli ostacoli causati dal traffico, che ovviamente nei periodi di punta rallenta la circolazione. Dico che non sempre è possibile rispettare i tempi, anche se la mole di veicoli all’alba è minima. Sembra un paradosso, ma in quelle condizioni bisogna comunque essere molto attenti perché il pericolo è dietro l’angolo. Non nego che ci siano delle linee dove si può intervenire, ma ce ne sono anche diverse altre sulle quali è necessario discutere».


Infatti, nel comunicato ufficiale, a firma anche di Uil Trasporti e Fisast-Cisas, si evidenzia che «i turni di servizio elaborati e applicati agli autisti (una riduzione dei tempi incide ovviamente sull'organizzazione del lavoro, ndr) non sono conformi all’attività da loro svolte. Infatti, la tempistica prevista sulle corse, non consente di rispettare la percorrenza fissata dal programma di esercizio (ce ne sono due, uno invernale e uno estivo, insomma la programmazione è semestrale, ndr). A ciò si aggiunge la congestione del traffico cittadino, con la conseguenza che l'operatore, per poter rispettare gli orari previsti alle fermate, potrebbe anche violare le regole del Codice della strada, mettendo peraltro a repentaglio la sicurezza degli utenti trasportati».


La riformulazione, per i sindacati, dovrebbe insomma passare per «una commissione tecnica paritetica di verifica delle percorrenze» anche per salvaguardare la qualità del lavoro dei dipendenti. «I lavoratori non possono essere sottoposti a sette ore di lavoro consecutive con ritmi elevati – afferma Enzo Boffoli di Uil Trasporti -. Ci chiedono di essere puntuali con gli orari, ma ovviamente tutto dipende da quello che succede per strada e non tutto si può prevedere, soprattutto ora che, tra l'altro, si è chiesto di far accedere l'utenza solo dall'ingresso anteriore. Poi in alcuni mezzi ci sono i tornelli (e, quando serve, c'è anche la vendita dei biglietti a bordo, ndr). Immaginate l'ansia di un operatore che per velocizzare può mettere a repentaglio l'incolumità dei passeggeri anche solo nel momento in cui deve azionare la chiusura delle porte per poi ripartire».


Lucibello non si scompone. Prima precisa che lo sciopero è stato indetto da sole tre siglie su otto (a incrociare le braccia dunque potrebbero essere in pochi, ndr), poi sottolinea che gli aggiustamenti ci sono e, se necessario, ci saranno (sottinteso, per decisione della direzione generale...). «Intanto – spiega – non ci sono stati in realtà dei tagli sui tempi. Semmai c'è la volontà altrui di allungarli, ma questo non è possibile perché significherebbe dover aggiungere tre persone in più per ciascuna linea, oltre ai mezzi. E comunque l'intervento c'è, laddove è necessario. Ad esempio, dal 1° dicembre adegueremo alcune linee (2, 6, 23 e 61, ndr) che effettivamente andavano rimodulate perché i tempi previsti erano troppo stretti (ma i lavoratori vorrebbero aggiustamenti anche su altre linee, soprattutto su 3, 13, 33 e 53, ndr). Abbiamo previsto un assestamento nelle giornate domenicali, tenendo conto però che c'è un servizio molto ridotto e che, tra l'altro, in pochi vogliono lavorare di domenica».
La diminuzione degli autisti (si stima 35 al giorno nei feriali) e dei bus quotidianamente su strada, va da sé, consente un risparmio in termini economici: meno spese di gestione, riduzione del costo del lavoro, soprattutto restringendo la spesa relativa agli straordinari oppure consentendo lo smaltimento delle ferie («sì il monte è elevato, lo straordinario c'è, a volte si fanno anche i doppi turni», dicono i sindacati) degli oltre 400 autisti in organico, alcuni dei quali assunti di recente o in via di assunzione per colmare carenze d’organico e ovviare agli esodi per pensionamento. Senza entrare nel dettagli contabili dell'azienda (il bilancio del 2017 si è chiuso con un utile di 250mila euro), le scelte del management, orientate a fare perlomeno quadrare i conti, devono tener presente soprattutto del costo di circa 4 euro a chilometro (40 milioni di euro complessivi per i circa 10 milioni i chilometri percorsi annualmente), coperti per la gran parte dai soldi che arrivano da Regione e Comune (circa 29 milioni). La differenza è coperta anche da biglietti e abbonamenti).


L'aspetto economico, però, è importante, come detto, anche per i dipendenti (per chi non lo sarebbe?), quasi quanto quello relativo alla esposizione al rischio di aggressioni, l’ultima delle quali verificatasi durante l’episodio della tentata rapina del 16 ottobre scorso al quartiere San Paolo, avvenuta sulla linea 13 e commessa da un malvivente che ha svuotato un estintore addosso al conducente. «I casi si ripetono costantemente – conclude De Benedictis –. Per non parlare delle minacce continue. Del resto, se il bus è atteso a una certa ora e arriva in ritardo, per cause che non dipendono dall’autista, la rabbia dell’utenza contro chi si scarica? Ma non è tagliando i tempi di percorrenza che si risolve il problema».

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