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ROMA - C’è una certa soddisfazione fra Roberto Nicastro e i suoi per il primo passo nella vendita delle 4 banche «nuove», che dovrà essere finalizzata entro giugno e che potrebbe vedere una o più cordate aggiudicarsele in blocco per poi ripartirsele fra loro. Le manifestazioni di interesse giunte da fondi e banche italiane (si fanno i nomi di Bper e Popolare di Bari e di Blackstone, Apollo e Oaktree) alla scadenza di lunedì pomeriggio permettono ora una prima selezione sui requisiti meramente «formali» enunciati nel bando. L’interesse è arrivato in linea teorica per tutte e 4 ma a Modena e Bari, secondo diverse fonti, si punterebbe in realtà solo a Carife e Carichieti rispettivamente.

Viaggia su binari separati invece la cessione delle sofferenze delle 4 riunite in un veicolo ad hoc mentre gli obbligazionisti delle 4 «vecchie» banche dovranno attendere ancora dei mesi per sapere se saranno rimborsati. Anche ieri c’è stata una riunione tecnica al Mef con Banca d’Italia e Anac ma è improbabile che un testo che stabilisca parametri e compiti dell’arbitro che giudichi i singoli casi possa approdare al cdm di giovedì.

Tornando alla cessione, visto che il bando giudica in maniera preferenziale le offerte su tutte e 4 e l’attenzione al territorio inoltre non è escluso che al momento della presentazione delle offerte definitive si possa formare un raggruppamento che poi si divida le 4 banche. Un modello già visto in passato nelle operazioni di cessione di sportelli o, su scala più grande, nell’operazione Abn Amro.

E’ chiaro che l’opzione di un’unica banca del Centro Italia, che metta assieme i due versanti tirrenico e adriatico e costituire una massa critica sufficiente per l’ingresso in Italia di un soggetto estero, resta in piedi. Tuttavia altri osservatori fanno notare come sia più probabile che la Bper per contiguità territoriale si prenda Ferrara e Bari (che già possiede Tercas) si consolidi in Abruzzo divenendo l’operatore di riferimento in quella regione. Di certo la tempesta di Borsa in corso sulle banche italiane e la vicenda sulla garanzia dei crediti ancora in fase di definizione non ha spinto molti istituti italiani, specie popolari, a farsi avanti. L’esito della trattativa con Bruxelles si spera possa far partire il processo di aggregazioni, ad ora ancora congelate e muovere un pò l’intero settore.

L’iter previsto dal bando comunque ha i suoi passaggi obbligati. Ai soggetti che hanno inviato le manifestazioni, nei prossimi giorni il Fondo di risoluzione in capo alla Banca d’Italia (proprietario delle 4 banche) invierà «un primo documento descrittivo (Teaser) accompagnato da una lettera di procedura» che contiene informazioni sugli istituti di credito in vendita.

A questo punto, sulla base di questi documenti verranno richieste conferme di interesse più circostanziate che permetteranno il passaggio ad una seconda selezione per il successivo invio dell’Information Memorandum in vista delle Non-Binding Offer». Il tutto dovrà essere concluso entro giugno appunto. A parte il pungolo della Commissione Ue e della Bce, le banche finanziatrici del Fondo (il complesso degli istituti italiani) vogliono veder rientrare il loro esborso ed evitare che il Fondo resti senza risorse. Non ultimo per importanza l’aspetto della fiducia. Una rapida sistemazione permetterebbe alle 4 di poter tornare alla normalità e recuperare il loro ruolo nei territori ma anche sul complesso del comparto bancario.

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