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«Quel reparto è disastroso»
Nel mirino Gastroenterologia

Ma il prof. Di Leo replica: un modello di efficienza. E difende i giovani medici

«Quel reparto è disastroso»Nel mirino Gastroenterologia

La denuncia è di quelle che non ammetterebbero repliche, talmente è circostanziata. Il j'accuse di Mario Carnevale, 50 anni, commerciante barese, prende di mira il reparto di Gastroenterologia del Policlinico di Bari, dove sua madre 77enne è stata ricoverata recentemente per una malattia intestinale. Ma, soprattutto, nella lettera inviata alla “Gazzetta”, si scaglia contro il direttore, il professor Alfredo Di Leo. «Un reparto davvero disastroso sotto tutti i punti di vista. Intanto, nei dieci giorni di ricovero di mia madre, Di Leo non si è mai visto. Abbiamo solo avuto a che fare con i giovani specializzandi, gentili e volenterosi, ma pur sempre con esperienza nulla o quasi. Sono solo questi i medici che parlano con i pazienti, in quanto i più anziani non si fanno mai vedere e sono sempre poco disponibili per qualsiasi chiarimento in quei pochi minuti in cui sono presenti».

Il cambiamento di considerazione nei confronti del personale del reparto è stato davvero repentino, visto che all’inizio della degenza della donna lo stesso Carnevale su un portale dedicato alla salute ha assegnato un punteggio di 4.8 su un massimo di 5 e ha commentato: «Ho mia mamma ricoverata in Gastroenterologia. In genere sono tutti abbastanza gentili e disponibili, sia gli infermieri sia i medici», lodando infine uno dei giovani specializzandi. Poi, deve essere successo qualcosa. Probabilmente a farlo inferocire è stato il ricovero più lungo del previsto. «È stata ricoverata - scrive - per ben dieci giorni per poter eseguire un semplice esame di colonscopia e poi altri quattro per una gastroscopia, con tanti poveri pazienti che erano in attesa di essere ricoverati per patologie sicuramente serie, forse più gravi. Ma il reparto era ovviamente pieno».

Carnevale non risparmia nulla: dai pasti («si immagina che almeno le diete siano personalizzate per ogni singolo paziente a seconda della patologia»), alla pulizia («sporcizia assoluta nelle varie camere dei pazienti»). E sul comportamento del personale di servizio va giù duro: «Urla e grida del sin dall’alba, stile caserma militare, senza alcun rispetto per i poveri pazienti in degenza. All’esame di colonscopia il medico non ha fatto altro che parlare ad alta voce con l’infermiere di turno dei loro problemi di lavoro, senza assolutamente tranquillizzare la povera paziente, impaurita per un esame così invasivo, e senza dirle nulla alla fine dell’esame, dimostrando una professionalità nulla, Il giorno delle dimissioni, poi, non ne parliamo. Sempre i poveri giovani medici specializzandi mandati allo sbaraglio. E, ciliegina sulla torta, dieci giorni di attesa per l’esame istologico, senza avere ricevuto, come promesso, una telefonata. Quando poi mi sono recato in reparto per avere spiegazioni il solito giovane e volenteroso medico specializzando ci ha accolto dandoci la terapia, il tutto in piedi e nella corsia di ospedale senza un minimo di privacy».

Il professor Alfredo Di Leo, interpellato, non ha molta voglia di ribattere. Si capisce che, a 64 anni, ne ha viste tante da quando, sin da giovane specializzando, tra Stati Uniti e Italia, ha fatto attività di ricerca, di assistenza e di docenza («le tre missioni sono complementari, se fosse altrimenti non servirebbe a nulla»). Non cerca tanto di assolversi, nonostante faccia lezioni e partecipi a congressi («in quei casi non posso certo essere in reparto»). Semmai s’infervora in difesa del personale e soprattutto dei suoi giovani medici. «Il nostro è un reparto modello - afferma con fierezza - con medici di grande professionalità. Non vogliamo certo trattenere i pazienti, anzi, cerchiamo di dimetterli prima possibile. Ma ci sono tempi da rispettare. In quanto ai giovani colleghi, abbiamo nell'ambito dell'organizzazione - spiega - la presenza degli specializzandi che facciamo ruotare in ambito clinico, in ambulatorio e durante gli esami strumentali. È previsto che lo specializzando si faccia carico di seguire i pazienti, alla presenza di uno o due strutturati. Dovranno pure imparare, o no? Gli ultimi andati via hanno fatto mille esami endocopici tra gastro e colon, qualcuno è a Londra, qualche altro a Pavia. E chi c’è ora va per un certo periodo all’Irccs di Castellana oppure alla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. In quanto al signor Carnevale, abbiamo dimesso la madre al tempo opportuno. Poi, dopo l’esito dell’ultimo esame, l’ho incontrato e gli ho spiegato quello che dovevo, visto che siamo abituati a fissare appuntamenti tutti i giovedì dopo le 11 per consegnare la lettera definitiva di dimissioni, modificando eventualmente la terapia alla luce dei nuovi eventuali riscontri».

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