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lavoro a bari

Per l'ex Om, la partita si stringe a quattro

Presso la Regione Puglia gli incontri con chi ha manifestato interesse alla reindustrializzazione e salvare i 170 operai dell’ex Om senza lavoro dal 2011 e senza redditi di sostegno da gennaio

vertenza Om carrelli

BARI - Tre istituzioni, quattro investitori. Un «tavolo» per non spingere nel baratro i 170 operai dell’ex Om già terremotati perché senza lavoro dal 2011 e senza redditi di sostegno da gennaio. Oggi, il presidente del Comitato monitoraggio Sepac (Sistema economico produttivo aree di crisi) della Regione, Leo Caroli, il sindaco di Modugno, Nicola Magrone, e il sindaco di Bari, Antonio Decaro, incontrano i primi due dei quattro rappresentanti di società che hanno manifestato un interesse a impiantare nello stabilimento di viale delle Ortensie un processo produttivo sulle ceneri dei carrelli elevatori.

Stamani sono attesi in Regione il rappresentante di «I&S» (Ingegneria & Servizi) Tommaso Catalano, e il rappresentante della newco «Selektica», Benedetto Fanelli . Incontri separati. Così pure quelli in programma tra venerdì e lunedì con i rappresentanti di altre due compagini societarie attive nel settore dell’automotive: una è la «Nextone», l’altra è composta da imprenditori piemontesi. Entrambi i grupi di investitori sarebbero decisi a rivitalizzare il progetto della minicar elettrica.

Mettiamolo subito in chiaro: la partita ex Om era e rimane incerta. E lo sarà ancora fino all’estate. Perché il gong suonerà a fine luglio, quando il giudice della Sezione fallimentare del Tribuale di Torino, Vittoria Nosengo, celebrerà l’udienza con i creditori della «Tua Industries», società fallita senza aver ricollocato, come promesso, nemmeno uno dei 170 operai che fino al 2011 erano dietro le linee di montaggio di carrelli elevatori.

La procedura fallimentare è l’ultima spiaggia d’approdo per cercare di rimettere in piedi una reindustrializzazione che mantenga più o meno invariato il perimetro occupazionale dei 170. Dopo di che, tutto potrà ancora succedere, ma le condizioni delle trattative cambierebbero e soprattutto ogni operaio dovrà trattare per sé, fuori da un’orbita che per ora continua a coinvolgere Regione e Comuni in un ruolo di intermediazione non marginale. E proprio questo ruolo mantiene ancora socchiusa la porta di una partita che si stringe e che si gioca a quattro.

Leo Caroli non ha mai fermato le bocce anche per provare a rimarginare una ferita aperta con il default di «Tua» e del progetto minicar elettrica al quale Caroli stesso e il governatore Michele Emiliano hanno cecamente creduto, tanto da celebrarne, alla Fiera del Levante dello scorso anno, i fasti benedicendo un prototipo presentato senza motore e in un evento mordi e fuggi. Ma è acqua passata.

Oggi Caroli, con la sponda di Magrone e Decaro, vuole costruire un percorso di certezze il cui risultato sia un protocollo d’intesa: la Regione cofinanzia l’eventuale piano di investimento contribuendo alla formazione utile per riqualificare gli operai, il Comune di Modugno mette a disposizione in comodato gratuito lo stabilimento dismesso di viale delle Ortensie e col comune di Bari s’impegna a facilitare eventuali percorsi autorizzativi qualora fossero necessari per riavviare le produzioni. Tutto questo in cambio di cosa? Della certezza che per i 170 ci sia un futuro di lavoro stabile.

Il presidente del comitato Sepac è ottimista: «Ci sono quattro manifestazioni d’ interesse, concrete e credibili. Di ognuno, abbiamo bisogno di conoscere il progetto industriale nel merito e nel dettaglio, il piano di investimento che lo supporta per accertarne la solidità e il piano occupazionale che garantisca l’assunzione di tutti gli operai e la stabilità lavorativa. Siamo alla stretta finale, da queste quattro manifestazioni d’interesse scaturirà il progetto definitivo di reindustrialeizzazione. Ma deve essere chiaro che per Regione Puglia rimane prioritaria la messa in sicurezza dei lavoratori e cioè l’apertura della cassa integrazione che consenta loro di recuperare reddito, contributi e serenità».

Recuperare reddito, già. Tradotto significa appunto non perdere l’anno di cassa integrazione (cig) che scade nel 2018. Ma per non perdere questa misura di sostegno significa che i 170, ora «sospesi», debbano essere assunti da qualche azienda disposta a prelevare la fallita «Tua Industries». In sostanza, ci vorrebbe un’offerta economica concreta con un versamento cospicuo superiore almeno al pagamento dei Tfr dei 170 dopo l’anno di cig. Trecentomila euro, non cifre astronomiche. Solo dopo il curatore fallimentare potrebbe far scattare la cassa integrazione e perfezionare la cessione di Tua Industries al nuovo acquirente che nel frattempo ha versato soldi liquidi e dato garanzie (piano industriale e finanziario).

Epperò nonostante la proroga del bando di vendita all’asta, non è stata presentata nessuna offerta ritenuta congrua. Anche quella di 31mila euro di Nextone è stata giudicata sotto soglia.

Il giudice Vittoria Nosengo, poi, si è espessa definitivamente anche su un canale parallelo all’asta che «I&S» aveva tentato di aprire depositando la proposta concordataria di assumere i 170, pagare i creditori di «Tua», ma entro i 120 giorni successivi al passaggio in giudicato dell’udienza di omolagazione del concordato. Nosengo ha bocciato.

«I&S» ora batte un altro sentiero lontano dalle stanze della sezione fallimentare del tribunale di Torino e che si traduce in una proposta messa sul tavolo questa mattina: assunzione di tutti 170 (contattati direttamente), assegno mensile per tutta la durata della riqualificazione del personale in mancanza di cassa integrazione, in cambio della cessazione a titolo gratuito del capannone. Proposta sulla carta allettante, ma che lascia aperti alcuni interrogativi. «I&S» ha dichiarato di intermediare per la «Global electrification project» (Gep), network di imprese con capitali nordamericani interessate a impiantare in Puglia una produzione di minicentrali per l’energia elettrica destinate a un mercato internazionale. Ma se dice di avere una liquidità così forte da fare subito 170 assunzioni e pagare gli arretrati (sei mesi di mancato assegno di cig), come mai allora «I&S» non ha presentato né un’offerta economica d’acquisto in sede di asta fallimentare né ha mai accompagnato la proposta concordataria di garanzie economiche?

L’impressione è che dietro il progetto «I&S» ci siano davvero investitori interessati a Bari, ma che abbiano intenzioni di scucire i contantanti solo dopo aver avuto la certezza dello stabilimento, senza il quale prenderebbero altre destinazione (Turchia?). E comunque investirebbero sì, ma non subito. Da qui la mossa di Catalano («I&S») di giocare su più tavoli e con più proposte pur di mantenere aperta la trattiva in attesa che i paperoni americani diano l’ossigeno economico promesso.

Anche l’altra proposta, quella di «Selektica», ha nodi da sciogliere. Dietro la newco ci sono tre imprenditori, due dei quali sono baresi: Antonio Leone della Carton Pack di Rutigliano e Giuseppe Angelo Dalena della Dalena ecologia di Barletta. Il progetto è quello di impiantare nell’ex Om una fabbrica di trasformazione di rifiuti di plastica in prodotti riutilizzabili per l’imballaggio. Anche Selektica però non ha presentato mai un’offerta economica. Ma a quanto pare non sarebbe un problema di liquidità. I nodi sono altri: disponibilità ad assumere solo una parte dei 170 (80/90), e soprattutto via libera alle autorizzazioni. Oggi sapremo di più del primo round della partita a quattro. Ammesso che si presentino tutti.

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