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L’inchiesta

Bimbo di 2 anni sequestrato
Coppia aveva chiesto l’affido

Il giallo sul movente Il «no» del Tribunale. Sullo sfondo «inquietanti scenari con minorenni»

di Giovanni Longo

Formalmente l’accusa è sequestro di persona aggravato dalla minore età della vittima. Ma il contesto potrebbe essere ancora più grave: non si possono escludere inquietanti scenari che coinvolgono minorenni, si legge nelle carte. Un’ipotesi investigativa che, se confermata, rende ancora più squallido il quadro in cui è maturato il rapimento di Francesco (nome di fantasia), il piccolo di due anni, sparito da una comunità a Molfetta dove era stato collocato dal Tribunale per i minorenni e poi riapparso, grazie all’intuizione del Nucleo investigativo del comando della Polizia municipale di Bari, mesi dopo a Bisceglie. In mezzo un triste girovagare, lui con precarie condizioni di salute, pare mal nutrito e non curato, tra la Campania e Bari, dove ricompare a bordo di una Smart in piazza Luigi di Savoia. Venerdì scorso, ricordiamo, sono finiti in manette N. S., napoletana, di 57 anni e N. C., barese di 47 anni. Quel controllo fu il primo tassello per ricostruire la complicata vicenda dai contorni non ancora del tutto chiariti. Anche perché entrambi gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia, preferendo non rispondere alle tante domande del gip del Tribunale di Bari Giulia Romanzzi che, su richiesta del pm Grazia Errede, ha disposto l’arresto.

Una storia complicata, dunque. Anche perché, a quanto si apprende da fonti della difesa la 53enne napoletana, amica della madre del piccolo, accudiva il bambino fin dalla nascita e avrebbe voluto continuare a prendersene cura come fosse suo figlio. Sarebbe questo il motivo per il quale la coppia ha portato via il bambino, affetto da gravi patologie congenite. Chi conosce gli indagati sostiene siano stati mossi dall’amore. Lo avrebbero persino battezzato durante il periodo in cui sarebbe stato sottratto alla madre naturale. Che, peraltro, non è considerata vittima, ma complice almeno nella fase in cui Francesco si allontana dalla comunità di Molfetta. Un pezzo della storia sul quale indaga la Procura di Trani. Sul perché, la donna avrebbe in qualche agevolato tutto questo, resta il mistero. Madre naturale e donna arrestata si conoscevano, sin dai tempi in cui vivevano entrambe a Napoli. Ma la circostanza che la donna arrestata venerdì scorso, risulti gravitare, stando alle indagini, nei circuiti della prostituzione, fa alzare l’asticella dell’attenzione.

Il dato certo è che la coppia finita in carcere aveva chiesto l’affidamento del piccolo. Il Tribunale aveva detto «no». Francesco, che nella comunità di Molfetta ha vissuto con la madre naturale e un fratello più grande, sparisce nel maggio 2017. Cosa c’è dietro? Un disperato desiderio di avere un figlio, o uno scenario inquietante? Le indagini sono all’inizio.

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