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Operazione della Polizia

Mafia, 17 arresti tra i Capriati a Bari:
«Le mani su una società del Porto
e il pizzo per la festa di San Nicola»

Il gruppo controllava una società che gestiva i servizi nella stazione marittima. Pizzo anche ai commercianti della sagra. Il trafifcpo di droga con la Campania

Bari, mafia della città vecchia21 arresti nel clan Capriati

L'elicottero della Polizia durante il blitz notturno a Bari

Nicola Pepe

BARI - Le mani sul Porto, sulla sagra di San Nicola e la gestione del racket e della droga e persino l'aiutino al boss per saltarela fila in ospedale. Chi pensava fossero tramontati si sbagliava perché, nel rispetto di una tradizione ormai ultratrentennale, quel nome continua ancora a scrivere la storia della criminalità barese. Diciassette persone sono state arrestate, nel corso di un blitz notturno a Bari e provincia, nei confronti di presunti boss e gregari del clan Capriati della città vecchia e operante anche in altri quartieri e comuni dell'hinterland. Tra le attività del gruppo, di cui sarebbe stato vertice il 47enne Filippo Capriati (figlio di Sabino e nipote dello storico boss Tonino in cella da 26 anni) anche il «controllo» dei servizi all'interno del Porto fino al 2016 attraverso una cooperativa Ariete - attualmente estranea - (di cui sono indagati due persone indicate come responsabili operativi, accusate per associazione di stampo mafioso), e subentrata alla Multiservizi Portuali nel 2012, coop poi fallita. Secondo l'accusa più della metà dei 44 dipendenti - transitati per «rispetto di un bando di gara» dalla vecchia alla nuova società - sono risultati pregiudicati o loro familiari.

Oltre a questa attività di controllo nei servizi portuali - fatto peraltro noto e oggetto di nostre inchieste sulla pregressa gestione all'interno dello scalo portuale barese - anche il pizzo ai commercianti di Carrassi e per la Festa di San Nicola nonchè il clima di terrore per saltare le lista di attesa e fare visite o esami in meno di 48 ore o anche grazie alla complicità di un medico e due infermieri del Policlinico che avrebbero agevolato il boss Filippo Capriati. Complessivamente sono indagate 50 persone, tra queste anche un funzionario dell'Agenzia delle Entrate.

Il gruppo, in base alle indagini della squadra mobile della Polizia, coordinate da pm Isabelle Ginefra dalla direzione distrettuale antimafia di Bari che ha chiesto e ottenuto le 20 misure cautelari (13 in carcere, 4 ai domiciliari e 3 obblighi di dimora), è accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso e dall’uso delle armi, porto e detenzione di armi da guerra, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e continuate, associazione per delinquere, aggravata, finalizzata alla realizzazione di furti. E proprio quello delle estorsioni, oltre al traffico di droga che ha rivelato collegamento con altri gruppi, è un particolare capitolo oggetto di indagine a conferma della capacità di penetrazione del gruppo criminale.

Il controllo del Porto e della festa di San Nicola - In particolare, nel corso dell’indagine è emerso che la predetta organizzazione, con la forza dell’intimidazione, ha acquisito, attraverso una società, il controllo del servizio di assistenza e viabilità, connesso ai traffici ed alle operazioni portuali, all’interno del porto di Bari ; ha imposto l’acquisto di merci a diversi commercianti operanti nel quartiere “Carrassi” di Bari oltre che in alcuni comuni limitrofi ed ha imposto ai commercianti delle feste patronali (quale la Sagra per la Festa di San Nicola) l’acquisto di merci; si è rifornita di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente da differenti canali di approvvigionamento, in particolare dalla Campania, trafficando cospicue forniture di cocaina, hashish, marijuana ed eroina destinate allo spaccio al dettaglio.

Droga dalla Campania e furti anche in Puglia e Basilicata - L'organizzazione, in base a quanto ricostruito dagli investigatori, si sarebbe rifornita di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente da differenti canali di approvvigionamento, in particolare dalla Campania, trafficando cospicue forniture di cocaina, hashish, marijuana ed eroina destinate allo spaccio al dettaglio. È stato altresì accertata l'attività di un gruppo dedito ai furti sia nel sud della Puglia, sia in diverse aree della Basilicata, in danno di grosse aziende commerciali. 

Sventato anche un omicidio

Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e ambientali e della collaborazione di alcuni pentiti, consentendo anche di sventare un omicidio che il clan stava progettando. Le attività illecite del clan interessavano la città vecchia, i quartieri Murat e Carrassi e alcuni comuni del nord barese, Bitonto, Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi. Durante le indagini sono stati sequestrati ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti e armi, un fucile mitragliatore, un fucile a canne mozze e 10 pistole, oltre a numerose munizioni, e recuperata parte della refurtiva.

SOCIETA' ARIETE: NOI SIAMO PARTE LESA - In un comunicato la società Ariete, avendo appreso "da notizie di stampa di un’operazione anticrimine che ha interessato personale impegnato nei servizi di viabilità all’interno del Porto di Bari" precisa che "è assolutamente estranea ai fatti ma, semmai, è parte lesa in relazione alle condotte illecite addebitate ai propri dipendenti. Infatti - prosegue - tutto il personale impegnato nei servizi di assistenza alla viabilità all’interno del Porto di Bari, non è stato in alcun modo selezionato, né tantomeno sceltoda Ariete, ma è direttamente transitato dalle precedenti imprese appaltatrici, in virtù della cd. “clausola sociale”, che rappresenta un preciso obbligo derivante dalla Legge e dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro".

I nomi degli arrestati

Custodia cautelare in carcere:
1)      Filippo Capriati, 47 anni;
2)      Pietro Capriati;
3)      Paolo Emanuele Anaclerio, 33 anni;
4)      Michele Arciuli, 38 anni (già detenuto);
5)      Michele Arciuli, 46 anni;
6)      Matteo Borgia, 30 anni;
7)      Francesco Colasuonno, nato a Bitonto (BA), 31 anni (già detenuto);
8)      Salvatore D'Alterio, alias “Sasà”, nato a Napoli, 38 anni; 
9)      Gaetano Lorusso, alias “Nino la bionda”, 51 anni;
10)     Pasquale Panza, 52 anni;
11)     Giuseppe Pappagallo, 30 anni (già detenuto);
12)     Saverio Pappagallo, 47 anni (già detenuto);
13)     Carmelo Recchia, nato a Castellana Grotte (BA), 42 anni;

Custodia cautelare agli arresti domiciliari:
14)     Vito Antonio Cotrufo, nato a Bitonto, 43 anni;
15)     Giuseppe D'Addabbo, nato a Bari, di anni 47;
16)     Vito Maurelli, nato a Modugno, 58 anni;
17)     Nicola Piperis, 43 anni;

Obbligo di dimora
18)     Nunzia Loseto, 49 anni;

Misure congiunte dell’obbligo di dimora e della presentazione quotidiana alla P.G.:
19)     Giuseppe Grottone, nato a Grumo Appula (BA), 27 anni;
20)     Giulio Valente, nato a Bisceglie (BAT), 36 anni.

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