Martedì 19 Marzo 2019 | 15:38

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Jihad, la prevenzione
resta la risposta più efficace

jihad

La prevenzione ha funzionato. Le segnalazioni sono state prese sul serio. L'intelligence ha fatto il resto. Così è stata fermata la trasformazione di quella rabbia sociale in terrore. Anche sul lungo periodo. Perché quello che maggiormente colpisce dell'operazione anti terrorismo di Foggia è l'indottrinamento dei bambini. E che conferma i sospetti.
II soliti certo, ma che poco hanno a che fare col razzismo e l'accoglienza. C'è chi trasforma i centri culturali islamici in luoghi dove la religione musulmana da sentimento di devozione diventa un impulso alla violenza. Ed è quello che accadeva a Foggia. Un tradimento della religione che diventa una epidemia sociale prima ancora che individuale. Ecco perché aver fermato per tempo un "cattivo maestro" è di grande importanza. Soprattutto per il fatto che l'indottrinamento orale e verbale veniva accompagnato da quello delle immagini: la rete come collegamento simbolico ad una violenza senza senso ingiustamente ed ingiustificatamente praticata in nome di una religione.

E' probabilmente questa deriva che ha preoccupato investigatori e magistrati. Il fatto di aver constatato di non trovarsi di fronte ad un imbonitore, ma ad uno strizzacervelli, un "maestro" che lavora paradossalmente sull'incapacità di educare per creare degli infelici, ovvero soldati del domani pronti a qualsiasi sfida per far prevalere un credo sbagliato più che una ideologia.
Che questo sia avvenuto in una città del sud con innumerevoli problemi di ordine sociale ed economico deve far riflettere due volte. Perché intorno a Foggia la costellazione di villaggi e ghetti mimetizza chi fa opera di proselitismo, anche se nel caso specifico siamo di fronte ad un egiziano con carta d'identità italiana. Ma il particolare deve a maggior ragione preoccupare: abitiamo nello stesso Paese non crediamo nelle stesse regole. Non foss'altro per il fatto che il maestro del centro culturale islamico aveva a sua volta dato ospitalità (prima dell'arresto) ad un guerriero ceceno coinvolto in più attentati terroristici.

Al netto delle dispute politiche che pure quest'episodio animeranno, appare evidente la necessità di adottare una correzione prospettica al fenomeno del reclutamento e dell'indottrinamento di nuovi terroristi. Che non è diffuso solo all'estero ma praticato eccome anche in Italia, in Puglia, a Foggia. Sono spie che devono ovviamente destare allarme. Il fatto che Dda e forze dell'ordine siano riusciti ad interrompere questo percorso è confortante, perché significa che ci sono apparati dello Stato che non sottovalutano affatto i segni di una presenza che spesso si nasconde dietro la religione, la cultura, la tradizione. Il rispetto ed il politicamente corretto non vanno messi in discussione, ma ci sono casi in cui metaforicamente il linguaggio deve sfidare la punteggiatura classica per comprendere e problematicizzare i fatti ed andare oltre la semplice osservazione. Come è avvenuto a Foggia.

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