Martedì 26 Marzo 2019 | 17:17

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Bergoglio e il frate
così lontani, così vicini

papa francesco a San Giovanni rotondo

Stamattina, con una visita lampo prima a Pietrelcina e poi a San Giovanni Rotondo, il Papa renderà omaggio a San Pio. Sarà anche la prima volta di papa Bergoglio in Puglia. Vi tornerà il 20 aprile, per rendere omaggio a un vescovo - mons. Tonino Bello - per il quale è in corso la causa di beatificazione. A San Giovanni Rotondo c’erano già stati Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: il 23 maggio 1987 e il 21 giugno del 2009.
È noto il legame profondo tra il frate di Pietrelcina e il Papa polacco che - quando era ancora vescovo - chiese a Padre Pio di intercedere per una sua amica gravemente ammalata. Il Frate a un confratello avrebbe detto: «Uagliò, a questo non possiamo dire di no». E la donna, data per spacciata dai medici, guarì.

Giovanni Paolo II ha poi in qualche modo ricambiato, dando nuovo impulso al procedimento per la canonizzazione. Ci teneva a portare agli onori degli altari quel Frate al centro di tanti eventi prodigiosi e di tanti torti. Fu un grande giorno quella domenica di metà giugno 2002, quando in una piazza San Pietro gremita da centinaia di migliaia di fedeli, l’umile frate di Pietrelcina fu proclamato santo. Giovanni Paolo II provò la soddisfazione di aver portato a compimento un’opera cominciata tanti anni prima e fortemente avversata in alcuni ambienti della Curia romana. Quegli stessi che, all’epoca della cosiddetta «persecuzione» di Padre Pio, avevano tentato di trascinare dalla loro parte anche papa Giovanni XXIII.
Sarebbe stato proprio il clamore della canonizzazione del frate delle stimmate - secondo le ricostruzioni più attendibili - a eccitare nel 2002 la curiosità dell’allora cardinale Bergoglio. Oltre alle opere materiali realizzate da Padre Pio, come l’ospedale Casa sollievo della sofferenza, lo colpì soprattutto il movimento spirituale creato attraverso i «Gruppi di preghiera»: un’ottantina sparsi per il mondo, con decine di migliaia di fedeli impegnati a pregare per la pace, così come nel 1942 - quando l’iniziativa nacque - aveva chiesto di fare papa Pio XII.

Da allora Bergoglio ha sempre avuto presente la costante opera di evangelizzazione condotta con umiltà e determinazione. Una «misericordia» che ha voluto concretamente richiamare in occasione dell’Anno Santo, disponendo che le spoglie di Padre Pio venissero portate a Roma. Un’ostensione nel segno della misericordia, anche se i detrattori di Bergoglio insinuarono che si trattava solo di un modo per risollevare la partecipazione popolare al Giubileo, fino a quel momento non all’altezza delle attese.
Ma cosa hanno in comune l’attuale Papa e il frate di Pietrelcina? Si potrebbe cominciare dal nome, anche se Padre Pio nasce come Francesco, ma poi sceglie di chiamarsi Pio quando entra in convento. Jorge Mario Bergoglio, fa il percorso inverso: decide di chiamarsi Francesco quando diventa Papa. Il santo di Assisi evoca il tema della povertà, che sembra accomunarli, in realtà anche questo li distingue. Per Bergoglio la povertà è una delle condizioni della spiritualità. Per Padre Pio, che ha sempre vissuto nella povertà, da ragazzo addirittura nell’indigenza, è una condizione da combattere.

C’è poi il fondamentale concetto della misericordia. Per papa Francesco è infinita, tanto da non consentire l’intervento dell’uomo: «Chi sono io per giudicare?», è stata una delle sue affermazioni divenute più popolari. Per Padre Pio la misericordia di Dio era ugualmente infinita, ma doveva passare attraverso il pentimento, sincero e profondo, del cristiano. In tanti - personaggi famosi e non - hanno raccontato di essere stati cacciati in malo modo dal confessionale di San Giovanni Rotondo o di aver atteso per giorni di potersi confessare, senza capire quale fosse il vero motivo dell’attesa. Era la mancanza di un pentimento autentico. Le parole di Padre Pio nei confronti dei penitenti erano dure, ferme, taglienti prima della conversione quanto dolci e tenere dopo.

Tra queste due grandi figure oggi al centro dell’attenzione c’è anche il rapporto con il denaro. Padre Pio, nello spirito autentico del francescanesimo, non disprezzava i soldi. Certo, non li teneva per sé né li utilizzava per speculazioni. Però sapeva bene che per aiutare i poveri, per realizzare quell’autentico miracolo di carità e di scienza qual è un ospedale come Casa sollievo, i soldi servivano. E anche tanti. Allora il denaro in quanto tale, come per altro insegna Gesù in diversi passi dei Vangeli, non è «sterco del demonio». Al solito dipende dall’uso che se ne fa: se è strumento per fini nobili e generosi oppure se trasforma gli uomini in suo strumento. Il pauperismo che talvolta affiora nel magistero di papa Francesco non costruisce nulla, forse salva l’anima di qualcuno, ma lascia nella sofferenza le vite di molti.
Se c’è un tema che davvero accomuna il frate santo e il papa argentino è la convinzione che il diavolo agisca concretamente nella storia umana. Oggi che sarà sulla montagna consacrata dall’Arcangelo, Francesco forse tornerà a parlarne.

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