Martedì 26 Marzo 2019 | 17:47

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Fake news, quanto è fragile
la democrazia in rete

fake news

«Cinquecentomila schede elettorali già precompilate con il simbolo del Pd ritrovate in Sicilia». La bufala, pardon oggi meglio fake news, è stata la seconda notizia più diffusa nei social network durante le ultime elezioni politiche; ha generato in un battibaleno ben 140mila interazioni diffondendosi soprattutto su Facebook. A lanciarla un sito dalla stringa sospetta che può facilmente generare confusioni «Ilfatto.it». Cliccando su Eu Disinfolab, una Ong europea nata per la lotta contro fake news e disinformazione, si può ricostruire la genesi e la velocità con la quale la notizia si è diffusa, alle 6.35 del mattino del sabato prima delle elezioni la storia – secondo l’API di Facebook – contava già 26037 reazioni, 21211 commenti e 18087 condivisioni. Viene rilanciata su Twitter e poi ripubblicata la domenica mattina alle 8.14 momento in cui si riceve più attenzione, ripresa da altre «testate» come «La voce del popolo» e «Il fatto.com». La notizia è falsa, ma si basa, invece, su una circostanza vera che viene riportata la sera del 4 marzo da Rai 3 Sicilia e Ansa Palermo e cioè che in un collegio elettorale di Palermo 200mila schede riportavano un errore (vi era impresso «Palermo 1», anziché «2» e per rimediare era stato necessario ristamparle notte tempo).

Non ci interessa qui approfondire se questa bufala sulle schede elettorali sia stata manipolata ad arte e per fini elettorali, ma è certo che il web sia diventato un terreno di scontro senza regole anche politico, una specie di far west, che, tra l’altro, rivela quanto sia fragile la «democrazia digitale» di cui molti sono entusiasti sostenitori. Altri due esempi, durante la campagna elettorale si diffonde la notizia che riguarda il finanziamento di Movimento 5 stelle e Lega da parte di Open Society la Fondazione del finanziere George Soros! E poi quella che i fondi destinati all’Unicef siano finiti in una società della famiglia di Renzi. Questa ultima bufala non è nuova, ma del febbraio 2016, è stata semplicemente ripescata e “ripostata” in piena campagna elettorale. Simile è: “Succede solo nel PD: presidente antimafia indagata per mafia” anche questa news è vecchia, ma rilanciata ad arte coglie nel segno. Qui è stata ripresa una notizia del 2015 per alcuni versi autentica; vero è che nel 2015 un consigliere regionale di Forza Italia e presidente della commissione antimafia è stato indagato, ma si tratta di un fatto del passato e non attribuibile ad un esponente del PD.

Realtà e finzione si fondono, il verosimile diventa vero specialmente quando suscita una indignazione profonda, così impulsivamente si è portati a condividere le fake news e lo si fa con molta più propensione delle notizie vere. I dati parlano chiaro. La prestigiosa rivista «Science» ha recentemente riportato uno studio del Massachussets Institute on Technology (MIT) coordinato dal ricercatore Soroush Vosoughi il quale, appunto, rivela che le fake news si diffondono sei volte più rapidamente rispetto alle notizie vere e hanno il 70% di probabilità in più di essere «ritwittate». La ricerca si basa su 126.000 contenuti condivisi 4,5 milioni di volte da 3 milioni di persone con una analisi puntuale delle principali notizie false diffuse su Twitter dal 2006 al 2017. Ciò che più sconcerta è che i responsabili di questa “catastrofe” non siano software automatici (bot), ma le persone che hanno una propensione maggiore a rilanciare notizie nuove poiché se lo fanno per prime possono ricevere più attenzione e consensi. Proprio per questo le “fake news” sono appositamente confezionate per apparire “fresche” e “appetibili”.

L’analisi delle reazioni ai contenuti delle fake news – ha osservato Vosoughi - mostra che “le persone rispondono alle notizie false soprattutto con sorpresa e disgusto” mentre le notizie vere generano risposte “caratterizzate da tristezza e fiducia”. Che si può fare? Certo è necessario mettere un argine a questa deriva, chi è entrato negli “anta” può più facilmente aver sviluppato un certo senso critico poiché è abituato ad informarsi sui media tradizionali e ha degli anticorpi contro le notizie false, ma le giovani generazioni? Non che i ragazzi siano meno intelligenti dei loro genitori, anzi…ma è necessario fornirgli gli strumenti per riconoscere le bufale e le fonti false da quelle vere. Si tratta di realizzare un’alleanza tra media (nuovi e tradizionali) e mondo della scuola, una operazione che la Gazzetta precorrendo i tempi compie da anni con l’iniziativa di «Newspapergame». Anche per questo il ruolo dei giornalisti e dei media tradizionali è oggi ancora più importante e implica grosse responsabilità nell’era digitale, le fake news e il far west dei social possono minare alla base i nostri processi democratici.

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