Martedì 19 Marzo 2019 | 16:30

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Francesco, papale papale
contro le fake news

fake news

@Pontifex_it, l’account italiano di papa Francesco, ieri ha lanciato due tweet lapidari come passi dell’Antico Testamento, riportati anche nelle altre lingue in cui il pontefice si rivolge al mondo di Twitter. Il primo: «Nessuna disinformazione è innocua: fidarsi di ciò che è falso produce conseguenze nefaste». Il secondo, qualche ora dopo: «Il più radicale antidoto al virus della falsità è lasciarsi purificare dalla verità». Ora, chi non è credente può contestare la quintessenza stessa del termine «verità», ma è difficile dar torto a Francesco su una questione tanto rilevante quanto sottovalutata dal mondo politico e culturale: le «bufale» non sono inoffensive, ovvero chi «gioca» con l’informazione, davvero scherza col fuoco.

Tradizionalmente il 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, viene pubblicato il messaggio papale per la Giornata mondiale delle Comunicazioni. La 52.ma Giornata è in programma il 13 maggio 2018 e sarà dedicata al tema: «La verità vi farà liberi (Giovanni 8,32). Fake news e giornalismo di pace».
Un brano biblico nell’orizzonte di Internet. Perché, ha detto il Papa, «il dramma della disinformazione è lo screditamento dell’altro, la sua rappresentazione come nemico, fino a una demonizzazione che può fomentare conflitti. Le notizie false rivelano così la presenza di atteggiamenti al tempo stesso intolleranti e ipersensibili, con il solo esito che l’arroganza e l’odio rischiano di dilagare. A ciò conduce, in ultima analisi, la falsità».

È un messaggio puntuale e articolato, a dispetto di chi finora ha colto la naïveté e non la sapienza del gesuita Bergoglio, il quale nel testo invita al «discernimento», parola carissima a sant’Ignazio di Loyola, che nel ‘500 fondò la Compagnia di Gesù, dettando delle «regole» in merito allo «scegliere separando». Non basta. Francesco attinge dal Libro della Genesi le immagini del «serpente astuto», di Caino e Abele, e della Torre di Babele, proiettandole nell’odierno contesto digitale che ingigantisce i rischi dell’«alterazione della verità». È il serpente che invita Eva a mangiare il frutto proibito l’artefice della prima fake news. Siamo dalle parti del peccato originale, non proprio una leggerezza da... tempo delle mele.
D’altro canto, il Papa elogia le iniziative educative volte «a leggere e valutare il contesto comunicativo» e fa appello alle responsabilità del giornalista, «che nel mondo contemporaneo non svolge solo un mestiere, ma una vera e propria missione» (troppa grazia, Santità). In particolare Francesco parla di un «giornalismo di pace», beninteso non «buonista», anzi, «ostile alle falsità, a slogan a effetto e a dichiarazioni roboanti, che si impegni nella ricerca delle cause reali dei conflitti, e indichi soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale».

È un messaggio radicale, giacché, per dirla con Marx (ops), coglie le cose alla radice. Di cosa parliamo quando parliamo di «realtà», «comunicazione», «giornalismo»? I contorni del mondo sfuggono e abbiamo difficoltà nel definire persino quanto accade vicino a noi, sebbene tutto appaia aperto, orizzontale, interattivo, libero e facile perché alla portata di un clic. Internet e i social network fanno parte del nostro paesaggio antropologico culturale, anzi assurgono a una dimensione quasi «naturale». Del resto lo stesso Francesco ne fa largo uso «per aprire delle porte», pur consapevole dei limiti dei social, come sostiene nel dialogo con il sociologo francese Dominique Wolton pubblicato nel libro Politique et societé (Les éditions de l’Observatoire, 2017).

Ricordate il ‘900? Il salubre scetticismo e la tenacia per la verifica di ogni singola notizia dei vecchi giornalisti in stile Bogart sullo schermo o alla Montanelli (per non parlare di Scalfari, che il Papa alcuni anni fa prese a chiamare) possono avvalersi ora del crisma apostolico. Papale papale. Servirà nella lotta contro le fake news? Forse, chissà. Ma certo rischiarerà il sogno dei tanti giovanissimi che vorrebbero intraprendere questa nostra professione (basta andare in una qualsiasi scuola per averne conferma). Carta canta, internet stona.

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