Domenica 18 Novembre 2018 | 15:53

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Tra grande coalizione
e il Governo del Presidente

Bruno Vespa, giornalista, conduttore televisivo e scrittore

Bruno Vespa

Matteo Salvini teme di fare la fine di Loredana Lecciso. Teme che il suo sposo politico Silvio Berlusconi pensi troppo a Romina (Matteo Renzi, oggi forse trasfigurato in Paolo Gentiloni), impalmata ai tempi del Nazareno e di cui avrebbe una non confessata nostalgia. E’ possibile che questo sia soltanto un gossip da giornale rosa, ma è un fatto che i due nascondono molte riserve reciproche dietro i sorrisi di un accordo blindato. La candidatura di Giulia Bongiorno come fiore all’occhiello della nuova Lega è un calcio sui denti di Berlusconi. Avvocato brillante, professionista impegnata da anni nella difesa dei diritti delle donne, nel governo di centrodestra 2008-2011 è stata il braccio armato di Fini nell’opposizione alla politica giudiziaria del Cavaliere.

Berlusconi ha concesso molto a Salvini per chiudere l’accordo: l’abolizione della legge Fornero, innanzitutto. Costerebbe venti miliardi all’anno, ai quali bisognerebbe aggiungerne altri 6/7 per consentire la pensione dopo 41 anni di servizio indipendentemente dall’età. In una realtà di governo, sarebbero necessari aggiustamenti progressivi, visto che lo stesso Salvini non sa indicare coperture affidabili. Ma intanto il centrodestra va alle elezioni con questa bandiera. Berlusconi si è fatto inoltre carico di aggiungere una cospicua paghetta di seggi di Forza Italia ai 21 concordati tra alleati per stringere l’accordo con Fitto, Cesa e Lupi che Lega e soprattutto Fratelli d’Italia non volevano tra i piedi soprattutto al Sud . Eppure si sa che se il centrodestra non raggiungesse la maggioranza assoluta, il Cavaliere sarebbe il primo a rispondere all’appello di Mattarella per non lasciare il Paese esposto alla bufera della instabilità e della speculazione finanziaria.

Ricorda meglio di tutti il caos del 2011 e i suoi costi politici, economici e sociali per non dare una mano. Già, ma come? Qui gli scenari sono diversi. Il caso di scuola è una grande coalizione tra moderati e socialisti come in Germania. Ma se i seggi non bastassero, ecco il colpo di scena suggerito da un insospettabile Massimo D’Alema: un ‘governo del Presidente’ al quale partecipino partiti molto lontani tra loro (Forza Italia, Pd e Liberi e uguali, per esempio) per un periodo limitato con lo scopo di fare le cose più urgenti e soprattutto una nuova legge elettorale. (Aggiungeremmo una piccola riforma costituzionale, ma siamo troppo ottimisti).

D’Alema ha completamente spiazzato il suo partito e il front-man Pietro Grasso, contrarissimi a una ipotesi del genere, ma ha allargato la cerchia di quanti non vorrebbero elezioni anticipate a qualunque costo. Si tornerebbe in questo caso per la prima volta a un governo come i primi tre gabinetti De Gasperi che dal dicembre del ‘45 al giugno del ‘47 unirono i partiti antifascisti (dai liberali ai comunisti) per avviare il processo costituzionale e portare il Paese alle elezioni politiche del 1948. Altri tempi, certo. Ma la stabilità del sistema richiede talvolta qualche sacrificio.
Bruno Vespa

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