Giovedì 21 Marzo 2019 | 07:24

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Il Papa va a nozze
L'amore di coppia
anteposto alla Chiesa

il Papa sposa sull'aereo

«Questo matrimonio s’ha da fare». Ecco cosa avrà pensato Papa Francesco (altro che don Rodrigo…) dinanzi a quello steward e a quella hostess che durante il volo da Santiago del Cile a Iquique gli hanno raccontato il loro amore. E tra le tante prime volte di Papa Francesco, quella di ieri è destinata a entrare nel libro dei record come nell’immaginario collettivo: il primo matrimonio celebrato nei cieli dal vescovo di Roma.
La notizia di per sé è gustosa, roba da fiction (non ditelo a Brooke e a Ridge che potrebbero imitarlo nel loro infinito Beautiful) o da film che più rosa non si può (del tipo «Un matrimonio sull’aereo del Papa»): le nozze celebrate da Bergoglio a 36mila piedi di altezza su un Airbus 321.
I fatti: Paula Podestà Ruiz (39 anni) e Carlos Cuffando Elorriaga (41 anni), dipendenti della compagnia cilena «Latam», si sono avvicinati al Papa chiedendogli una benedizione. I due, già sposati civilmente, gli hanno raccontato la loro storia e il loro desiderio di sposarsi in chiesa. E soprattutto che nel 2010 avevano già preparato tutto, ma il terremoto glielo aveva impedito, spazzando via la loro parrocchia di Santiago del Cile.

Il racconto ha certamente toccato il cuore del Papa che, invece di benedirli, li ha stupiti proponendo loro di unirli in matrimonio seduta stante. Detto fatto: confessione istantanea, verifica della volontà, fatidico «sì» sotto lo sguardo benevolo di Bergoglio, firma dei testimoni sull’atto di matrimonio. Accettiamo scommesse: nessun sindaco, parroco o autorità costituita, avrà nulla da eccepire. Dinanzi a un gesto così eclatante, nessuno avrà il coraggio di mettersi di traverso. E se qualche carta andrà messa a posto, nessun problema. Ciò che conta nel sacramento del matrimonio è la volontà dei coniugi, la loro scelta di unirsi in un vincolo indissolubile dinanzi al Dio cristiano, di soccorrersi rispettarsi e amarsi per sempre nella gioia e nel dolore, insomma di vivere insieme nel segno della fedeltà e di un amore che affonda le sue radici in quello di Gesù Cristo. E che trova nei figli che verranno (in questo caso già ci sono due bambine) un completamento e un’estensione.

SIGILLO - Con il gesto di ieri, con lo slancio nei confronti di quell’uomo e di quella donna sinceramente innamorati, il Papa ha come apposto un sigillo sul suo modo di intendere la pastorale, cioè l’approccio della Chiesa alla vita degli uomini, delle donne e del popolo. Un percorso in cui ci si accosta alla persona nella condizione in cui essa vive e nella situazione in cui oggettivamente si trova; in cui non la si giudica ma si cerca di coglierne il desiderio più profondo e la volontà di bene che esprime; in cui la si accompagna nelle scelte più importanti della vita cercando di far affiorare i suoi veri sentimenti; in cui non si frappongono ostacoli, anzi si va all’essenziale, esaltando il valore del sacramento in sé, spogliandolo di tutto quell’apparato e di quei fronzoli che spesso lo appesantiscono piuttosto che esaltarlo come un giorno di festa cristiana.
In fondo, il Papa ci dice che il sacramento del matrimonio va vissuto in semplicità di cuore e se possibile anche in povertà di mezzi. Perché ciò che conta è solo l’amore dei coniugi e il loro desiderio di costruire una vita insieme in cui c’è un posto speciale anche per un certo Gesù Cristo. La stessa Chiesa – ci si consenta l’ardire – viene dopo.

SFIDA - Questo gesto che certamente è venuto dal cuore gagliardo di Papa Francesco nel pieno di un viaggio in America Latina come sempre gravido di significati politici e di conseguenze sociali, conferma la propensione antropologica di Bergoglio. Lui incontra la persona e non la separa mai dalla situazione in cui essa si trova. Proprio questo suo sguardo lo spinge a privilegiare la misericordia. Anche perché la vita non è mai una passeggiata di salute. Non lo è nel ricco e contraddittorio Occidente, figuriamoci in Paesi sempre alle prese con la sfida del presente e del futuro.
In conclusione e a proposito di prime volte: non ci stupisce che il primo Papa latino americano «preso dalla fine del mondo»… che ha voluto aprire l’Anno Santo lontano da Roma, in un Centrafrica lacerato dalla guerra civile… che ha indetto un Sinodo sulla famiglia per poter riabbracciare i divorziati e risposati e poi riavvicinarli al sacramento dell’eucaristia… che ha concesso ai sacerdoti durante l’Anno Santo di rimettere il peccato gravissimo dell’aborto… che viaggia a tappe forzate verso la Cina e la Russia… insomma, non ci stupisce che benedica le nozze su un aereo. Verrebbe da dire: che sarà mai!

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