Martedì 19 Marzo 2019 | 15:39

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L'sos dalla Basilicata
in via d'estinzione

pignola

C’è un lucano in ogni angolo del mondo. Una Basilicata oltre la Basilicata. Radici piantate ovunque che rischiano di diventare l'unica memoria di una regione scomparsa. E non perché sia stata fagocitata da macro-territori sulla scia di studi che fanno il verso alla Fondazione Agnelli, ma semplicemente perché si è svuotata. Inesorabilmente. Lo scenario apocalittico comincia a lanciare segnali dalle aree più interne, con piccoli comuni che assomigliano sempre più a riserve geriatriche, dove il vagito di un neonato è il ricordo di una dimensione ancestrale. Il Pollino potrebbe essere considerato il “big bang” dell'universo lucano inghiottito dal buco nero dello spopolamento. È qui che interi paesi sono già sull'orlo della bancarotta demografica. Come San Paolo Albanese che in dieci anni ha perso metà della popolazione attestandosi sugli attuali 270 abitanti, il 70 per cento dei quali costituito da over 60. I soli due matrimoni celebrati nel 2017 non lasceranno traccia, dal momento che le coppie hanno già fatto fagotto alla ricerca di un lavoro, di una speranza, di un terreno dove coltivare il futuro dei propri figli.

Scelta comune a tanti altri giovani. Non a caso, negli ultimi sedici anni sono scomparsi circa 30mila lucani, con la popolazione residente in Basilicata passata da 599mila nel 2000 a 570mila nel 2016. Lo certifica Svimez nel suo ultimo rapporto. Incide in questo dato non solo l’emigrazione ma anche il calo di nascite: il tasso di natalità, lo scorso anno, è stato di 7,2 per 1.000, uno dei più bassi in Italia. Secondo i dati Istat di provenienza anagrafica, cioè ricavati dalle informazioni trasmesse dagli uffici Anagrafe dei Comuni, nel territorio lucano sono nati 7 bambini ogni 1.000 abitanti. Un valore al di sotto della media nazionale, che è di 8 nati per 1.000, già di per sé molto bassa rispetto ad altre nazioni europee.

I residenti, come dicevamo, sono scesi a meno di 570mila, ma è un numero fuorviante rispetto alla reale situazione, dal momento che tantissimi lucani che già lavorano fuori regione conservano la residenza anagrafica in Basilicata, “drogando” i rilevamenti demografici. Di questo passo daremo ragione all’Istat secondo le cui proiezioni, nel 2030, la popolazione scenderà a meno di 480mila, vale a dire ai livelli del 1800. Come evitare il crac? La Regione Basilicata pensa di fermare l'emorragia abitativa spalancando le porte ai migranti in quella che i detrattori chiamano brutalmente “sostituzione etnica”. L’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) è invece in linea con la visione del governo lucano: lo spopolamento è una vera e propria emergenza e l’arrivo di extracomunitari può rivelarsi una risorsa vitale per il territorio. Anche a costo di creare uno squilibrio tra ospiti e indigeni.

Ma affidare la speranza ai profughi di salvare la Basilicata significherebbe solo cambiare il becchino. La gravità degli scenari imporrebbe l’avvio di una sorta di “piano Marshall” in versione lucana. Un piano straordinario che miri a realizzare (e, per una volta, i piccoli numeri potrebbero costituire un vantaggio) la piena occupazione in una regione che si proponga al Paese come “realtà-laboratorio”. Senza immaginare programmi assistenziali, ma puntando su alcuni nodi strategici: un piano di investimenti per le imprese (agricoltura, industria, artigianato, commercio) che privilegi qualità delle produzioni, radicamento sul territorio lucano, innovazione tecnologica; un piano di manutenzione e tutela del territorio e dell’integrità della sue risorse più preziose (a partire dall’acqua); un piano per i progetti infrastrutturali strategici per ridurre l’effetto isolamento del territorio lucano, “riavvicinando” la Basilicata e i lucani, in tempi ragionevoli, agli snodi di aeroporti e ferrovie veloci; un piano per la rete della bellezza e della conoscenza, con la messa a valore in una logica di filiera della eccezionale varietà di ambienti e paesaggi, con il loro patrimonio storico, artistico, culturale. Si tratta di un progetto straordinario su cui varrebbe la pena puntare, senza trincerarsi dietro l’alibi del “libro dei sogni”. Per non svegliarsi e scoprire di essere un popolo in via d'estinzione.

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