Martedì 19 Marzo 2019 | 15:37

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Ilva, senza fiducia reciproca
è una missione impossibile

Ilva

Nella vicenda Ilva tutti si appellano al buon senso, tutti sottolineano la necessità di comportamenti responsabili, tutti evidenziano l’enorme portata dei problemi da affrontare, dalla bonifica ambientale alla tutela dei posti di lavoro, ma poi di questo non c’è una declinazione pratica e concreta nel reale. L’incontro di ieri al Mise - il famoso Tavolo Taranto, atteso e richiesto soprattutto da Regione Puglia e Comune di Taranto - sembrava dovesse andare lungo un verso positivo. Le premesse c’erano: la sera precedente il Governo aveva annunciato l’arrivo di altri 58 milioni di risorse per l’area, in gran parte destinati alla prosecuzione di interventi di bonifica già avviati, e ieri ha fatto una serie di aperture sui temi posti dagli enti locali.
Dall’attenzione all’impatto sanitario causato dall’inquinamento all’utilizzo della conferenza dei servizi, con gli enti locali protagonisti, in caso di modifica del cronoprogramma; dall’indotto all’uso del fondo sociale. Il clima sembrava buono, ma poi, a un certo punto, il banco è saltato e abbiamo visto lo stucchevole teatrino di sempre. L’un contro l’altro armati. Una cosa di cui francamente sono stufi i cittadini di Taranto, i lavoratori dell’Ilva e gli imprenditori che lavorano col siderurgico. Perché così si aggroviglia la matassa anziché dipanarla, si complicano i problemi anziché risolverli e non offre certo un quadro positivo chi questi stessi problemi è chiamato ad affrontarli.

Il governatore Emiliano e il sindaco Melucci si dicono disponibili a ritirare l’istanza di sospensiva collegata al ricorso al Tar contro il piano ambientale di Am Investco, ma non il ricorso stesso. Il ministro Calenda risponde dichiarando che il confronto prosegue solo se si libera il campo: via il ricorso quindi, oltre alla sospensiva. Non basta un mezzo passo, ne serve uno intero. E d’altra parte se Regione, Comune e Governo hanno preso a discutere sull’Ilva come mai avevano fatto prima, è opportuno che lo facciano dandosi un affidamento reciproco, concedendo ciascuno all’altro un’apertura di credito. Certo, non illimitata ma da verificare nel prosieguo del confronto per capire se è fondata o no, se è ben riposta o meno, ma un’iniziale stretta di mano, una vicendevole attestazione di fiducia e di positività, deve pur esserci all’inizio di un percorso che è una sfida comune. Invece ritroviamo un persistente, corposo grumo di conflittualità. Un non volersi schiodare dalle posizioni iniziali. Siamo chiari: il Governo ha fatto dei passi in avanti. Saranno ancora pochi, insufficienti, ce ne vogliono certamente altri, ma intanto ci sono. E di ulteriori se ne possono ottenere. Invece non ci pare che Regione e Comune abbiano fatto altrettanto.

Il punto è capire se si vogliono migliorare e rafforzare tutti gli aspetti della cessione dell’Ilva ad Am Investco, dall’ambiente al lavoro, rafforzandoli e migliorandoli sul piano dei tempi di attuazione e del controllo che tutto avvenga così come definito, o se - come ha detto Calenda rendendo noto l’sms di Emiliano - si vuole riaprire l’Aia ripartendo da zero. O se, ancora, ci sono altre finalità che per ora non emergono. Ma se così fosse, questo non possiamo permettercelo perché l’Ilva è un’azienda che deve uscire subito dal guado. Perché il nuovo investitore deve subentrare ai commissari il prima possibile. Perché la bonifica non può attendere oltre e ci sono delle cose che possono cominciare subito, come la copertura dei parchi minerali per esempio, per la quale ieri è stata annunciata la riduzione a 24 mesi.

C’è poi da dire che anche le posizioni di Emiliano e Melucci ci paiono diverse. Sì, entrambi convergono nel dichiarare che sono disposti a ritirare solo la sospensiva e non il ricorso, ma Melucci afferma di essere soddisfatto del lavoro di Calenda mentre Emiliano non ci pensa due volte ad assestare un nuovo fendente dicendo che il ministro ha avuto una crisi isterica. Ora, è giusta la dialettica, anche serrata, ma esasperare i toni serve? Crediamo di no, tanto più che Emiliano e Melucci, dopo quanto accaduto ieri, si ritrovano ancor più soli - basta scorrere le dichiarazioni - in una vicenda nella quale hanno invece bisogno di costruire alleanze, a partire, pensiamo, dal sindacato dei lavoratori, che certo non vuole un’Ilva insicura, nociva per la salute e fonte di lavoro precario. Ecco perché serve davvero tanto buon senso, tanta responsabilità, tanta consapevolezza del ruolo istituzionale che si ricopre. Nel confronto è possibile trovare le soluzioni. Nello strappo e nel braccio di ferro no.

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