Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:11

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Ma che Natale è
se il «Nato» non c'è?

bambinello

Per fortuna c’è ancora la messaggeria automatica del mio cellulare ad ad augurare «Buone Feste», anche se ricordando di pagare il canone. Perché, se guardiamo al resto... ce ne siamo accorti o no che stanno per abolirci il Natale?
I segnali si spargono come fuochi d’artificio nei cieli del mondo: ieri il sindaco della città arabo-israeliana di Nazareth, dal nome Ali Salam, ha deciso di cancellare le celebrazioni delle feste natalizie. Resteranno soltanto l’illuminazione dell’albero e la consueta marcia. Pare che sia una risposta alla «cannonata» lanciata giorni fa da Trump su Gerusalemme.

Pare che quest’anno ognuno abbia le sue ragioni per «spegnere» le luci natalizie. Dalla scuola milanese «Italo Calvino» che ha deciso di cancellare la parola «Natale» (ormai è scomoda, chi doveva mai aspettarselo!), celebrando una più laica e cacofonica «Grande Festa delle Buone Feste», fino alla paura del terrorismo e della criminalità, giunta fino in Puglia. Sì, perché anche da noi - come abbiamo raccontato in diversi articoli pubblicati sul nostro giornale - alcune chiese di Bari hanno deciso di eliminare la messa di Natale, quella di mezzanotte, con il bambinello e i cori.
E poi le diatribe sui negozi da aprire o da chiudere, delle domeniche e delle vigilie, tutte idee che sembrano appartenere a un Paese in cui ogni cosa si debba attribuire a un ordine prestabilito, senza affidarsi al buon senso dei cittadini, che se è Natale (scusate! l’ho chiamato col suo nome) e hanno la fortuna di avere una famiglia con cui festeggiare, diserteranno le Case del commercio e staranno a casa propria.

Sembra invece che dilaghi la sindrome di Scrooge, il personaggio di Charles Dickens che odiava le feste, protagonista del Canto di Natale, così «buffo» nel suo essere avaro e glaciale, solitario e contrario ai poveri. Se qualcuno ricorda quella storia affascinante, la sera della Vigilia Scrooge sarà costretto a vedere lo Spirito dei Natali Passati, lo spettro orrifico che gli ricorderà le sue solitudini ataviche. E poi ci sarà lo Spirito dei Natali presenti e quello dei Natali futuri (mannaggia, si va ripetendo una parola impronunciabile di questi tempi!), fino ad arrivare al lieto fine del ravvedimento. Un momento in cui il vecchio borghese ritrova la pace dell’anima.

A noi, diversamente soli, tra una chat e l’altra, questo mondo sembra non appartenere. Ma i segnali del Natale impronunciabile dalle terre di Nazareth - che per noi ha un nome di grande valore simbolico - fino alle nostre città sembrano inequivocabili. Tolleranza, apertura, lotta al razzismo, ecumenismo... sono tutte parole importanti soprattutto a Natale (e ci risiamo con questa definizione!) ma come tutte le cose sensate est modus in rebus . È Natale, anzi, è festa, diamoci una calmata. Non rischiamo di essere felici per forza, ma se possibile, non siamo nemmeno tristi per forza. Auguri.

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