Martedì 26 Marzo 2019 | 00:49

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della ruota a Bari

giostra ruota a bari

I baresi in questi giorni sono un po’ come i Sumeri e «scoprono» la ruota: li vedi intruppati sul lungomare, dove campeggia la grande Ruota Panoramica, metafora della voglia di emozioni e di «clic» che serpeggia nel mondo.

Un’idea natalizia decisamente fortunata, anzi, una vera Ruota della fortuna, se si pensa che solo nella giornata di ieri le file dei «ruotisti» hanno superato ogni aspettativa. Questa sorta di Bari Eye, quest’occhio strizzato verso le grandi capitali come Londra, Parigi e Vienna, ammalia. E non a vanvera, perché - diciamolo - la Ruota tra cielo e mare è bellissima e chi se ne frega se a Dubai sta per nascere quella più grande del mondo. Da noi, la Ruota luminosa gira alla grande, è romantica, ci porta in alto a guardare una città al tramonto o notturna, che così non vediamo mai. Ci porta in alto a sognare una Bellezza uniforme come l’azzurro che ci avvolge lassù, dove qualche folata di vento fa oscillare la cabina, mettendo le ali alla nostra sorpresa.

Il barese-Sumero tipo ha così scoperto la magnificenza della Ruota panoramica: eccolo, attonito, col panzerotto della vigilia dell’Immacolata in una mano e la macchina fotografica nell’altra. Eccolo, con l’auto in seconda fila, a guardare finalmente in su, a valutare con spirito levantino se il prezzo vale il giro o a chiedersi se il bambino paga meno (la risposta è sì) e se può salire anche il cane (anche in questo caso, insolitamente, la risposta è sì). Eccolo, il barese-Sumero con il suo cellulare e la diretta Facebook, «contagiato» dalla magnificenza del filmato con Bari vista dall’alto che in queste ore sta riempiendo le memorie dei telefoni nonché, chissà, quel che resta della nostra risicata memoria mentale.

La Ruota gira. Saliamo e ci sentiamo prima su una giostra, poi in un Luna Park dall’inedito sapore marino. Un altro giro e torniamo ancora in vetta, ora scorgendo da lontano il «Ponte» sul cimitero, ora accorgendoci di quell’orizzonte adriatico violaceo, che appare allo stesso tempo distante e vicino, arrossato dal tramonto e annerito dalla sera.

La Ruota gira. E verso Sud, c’è il ricordo di quell’«ombra» dei palazzi di Punta Perotti, mentre a Nord oltre i campanili e la città vecchia scorgiamo quel porto grandissimo, chiuso nei suoi cancelli, aperto verso Oriente. E poi, se guardiamo in direzione all’interno, l’alter ego del mare è il mare dei palazzi, con le case e le storie, con le piazze e le auto che qui, da lontano, appare un infinito dominato dall’ordine. Mette sicurezza, mette speranza questa Ruota dalla quale ci affacciamo senza pensare che in realtà è lei affacciata su di noi. Un «divertimento» da girotondo che sa di infanzia e di futuro, che è languido e allegro, che sta tra il nulla e le mille luci delle cabine oscillanti.

La Ruota gira. E i dipendenti della ex Om che l’altro giorno hanno ricordato le promesse mancate protestando davanti al sindaco Decaro proprio qui sotto, davanti alla giostra della fortuna, hanno perpetrato quella metafora di contrasti che ogni Luna Park porta con sé, tra gioia e tristezza, tra effimero e reale, tra scintillio e buio. Il fascino della grande Ruota è anche questo giro-vagare senza velocità, con quell’attesa al prossimo giro che spesso caratterizza le nostre umane sconfitte, quelle dalle quali vorremmo scendere e invece non finiscono mai.

La Ruota gira. E a noi, che ci sentiamo in un musical alla La La Land piacerebbe un attimo di sospensione: un momento in cui tutto si ferma, si spengono le luci, si smorza la foga del selfie e resta il silenzio perfetto del cielo.

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