Domenica 18 Novembre 2018 | 23:56

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Nel calcio italiano
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di Gaetano Campione

Giampiero Ventura a casa, Carlo Tavecchio via dalla Figc. La sete di sangue e di vendetta del Belpaese pallonaro, dopo la clamorosa esclusione dai Mondiali 2018, si è placata. Giustizia è fatta, insomma. Adesso - in attesa di sapere cosa accadrà alla Figc - trascorreranno i 90 giorni necessari prima delle nuove elezioni. E tutto finirà nel dimenticatoio. Si annuncia una gigantesca bolla di sapone perché fra tre mesi, a eleggere il successore di Tavecchio, saranno sempre gli stessi. Quelli che hanno ufficializzato la nomina del ragioniere di Ponte Lambro a numero uno dell'industria italiana del calcio. Ha ragione lui: «Sono qui per un atto politico, non sportivo». Con queste premesse, cosa potrà cambiare?

Poco e niente. Il palazzo resiste. Il consiglio federale, pure. Insieme con i vertici delle leghe. Volti e nomi assomigliano a quelli della nomenclatura sovietica negli anni della Guerra Fredda, impegnati a salvaguardare l'esistenza di un ceto dirigente, a consentirgli di continuare a operare, secondo geometrie rigide, consolidate, non all'altezza dei tempi. Credibilità, autorevolezza e pulizia del sistema sembrano ancora un miraggio in una Federcalcio chiusa all'esterno, con i dilettanti che, al momento delle votazioni, contano più dei professionisti.

D’altra parte l’ipotesi del commissariamento si sta vivendo all’italiana. I giuristi si dividono in pro e contro il provvedimento annunciato dal presidente del Coni Malagò. Anatemi, letture comparate e strali non fanno che complicare la situazione. Chi sogna il ribaltone, forse, dovrà ricredersi. I monoliti della Federcalcio hanno buone chance per vincere il mondiale del trasformismo.

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