Lunedì 25 Marzo 2019 | 15:10

NEWS DALLA SEZIONE

L'analisi
Il circolo vizioso che frena la Basilicata

Il circolo vizioso che frena la Basilicata

 
La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 
L'analisi
Quando a inquinare provvedevano i cavalli

Quando a inquinare provvedevano i cavalli

 
La riflessione
Un Paese tra medioevo e corti barocche

Un Paese tra medioevo e corti barocche

 

Il Biancorosso

DOPO I 5 ANNI DI DASPO
La difesa dello steward della Turris"False accuse e tanta cattiveria"

La difesa dello steward della Turris
"False accuse e tanta cattiveria"

 

NEWS DALLE PROVINCE

HomeL'operazione dei cc
Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

 
PotenzaElezioni
Regionali Basiicata, ecco il nuovo Consiglio: ritorna Pittella, confermati 5 su 20

Regionali Basilicata, ecco il nuovo Consiglio: ritorna Pittella, confermati 5 su 20

 
GdM.TVLo spettacolo sportivo
Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

 
HomeIl caso
Bari, acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

Gioia del Colle, beve al bar acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

 
HomeGli arresti
Palagianello, furti in casa: in manette 4 baby topi d'appartamento

Palagianello, furti in casa: in manette 4 baby topi d'appartamento

 
HomeL'inchiesta
La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

 
LecceA Casarano
Lecce, al Liceo Vannini sbarca la robotica: ecco la scuola del futuro

Lecce, al Liceo Vannini sbarca la robotica: ecco la scuola del futuro

 
BrindisiI funerali
L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

 

Ilva, le condizioni
del miracolo

Le richieste che l’Antitrust europeo avrebbe avanzato per superare le preoccupazioni derivanti dall’operazione di acquisto del Gruppo Ilva da parte della Am Investco Italy - una cordata costituita all’85% da Arcelor Mittal, primo produttore al mondo di acciaio e al 15% dall’impresa italiana Marcegaglia - meritano un’analisi molto attenta.

In primo luogo l’Autorità di Bruxelles chiede per autorizzare l’operazione di acquisto che il Gruppo Arcelor ceda il suo stabilimento di Piombino, ovvero quello storico per la città toscana dell’ex Magona che ha 126 anni di vita e nel quale sono impiegati ad oggi 480 addetti. In secondo luogo a Bruxelles si chiede che Marcegaglia esca dal raggruppamento per ragioni di concorrenza, perché se ne teme una restrizione con conseguente aumento dei prezzi per i prodotti piani di acciaio al carbonio laminati a caldo, a freddo e zincati acquistati dalle imprese utilizzatrici in vari settori che vanno dall’edilizia all’auto.

In altri termini, la preoccupazione dell’Antitrust comunitario è che una riduzione della concorrenza possa comportare, soprattutto per le Pmi dell’Europa meridionale, un aumento dei prezzi con effetti di spiazzamento competitivo per tutte le filiere che impiegano a valle beni intermedi prodotti dai siti dell’Ilva che entrerebbero nel perimetro aziendale della cordata acquirente. Bruxelles peraltro intende valutare anche se ci possano essere effetti su offerta e prezzi di altri prodotti come l’acciaio a rivestimento metallico utilizzato per gli imballaggi.

Perplessità  - In terzo luogo nella Commissione Europea sarebbero sorte perplessità circa il Piano di bonifica del Siderurgico di Taranto che nelle previsioni dei potenziali acquirenti verrebbe realizzato in un arco temporale di cinque anni, e da concludersi integralmente entro il 23 agosto del 2023, come previsto peraltro dal Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dello scorso 29 settembre: un periodo considerato molto esteso e protratto in un futuro decisamente remoto, con il rischio di posticipare troppo a lungo nel tempo interventi che, invece, dovrebbero essere anticipati al massimo per lenire una situazione di disagio ambientale della popolazione del capoluogo ionico.

Per quel che concerne la vendita della fabbrica di Piombino dell’ex Magona - che Arcelor peraltro aveva già intenzione di cedere - è noto da tempo che si è manifestato l’interesse ad acquistarla non solo degli indiani della Jindal - i concorrenti capofila dell’altro raggruppamento sconfitto per l’acquisto dell’Ilva - ma anche del Gruppo italiano Arvedi, facente parte anch’esso, come si ricorderà, della stessa cordata perdente. L’imprenditore cremonese, che sembrerebbe preferito da Mittal rispetto al suo connazionale Jindal, avrebbe già compiuto - come è apparso sulla stampa toscana - la due diligence del sito di Piombino e sarebbe giunto alle soglie della stesura di un preliminare di acquisto. Pertanto - se le indiscrezioni che circolano con insistenza da settimane negli ambienti più qualificati della cittadina toscana saranno confermate - si potrebbe essere giunti alle soglie di una cessione da Arcelor ad Arvedi dell’impianto, come ora viene formalmente richiesto dall’Unione europea.
Circa poi la richiesta di esclusione del gruppo Marcegaglia dalla Am Investco Italy, per quanto possa apparire un’istanza niente affatto gradita all’impresa interessata e al nostro stesso Governo, bisognerebbe realisticamente considerare che quella presenza societaria si configura come percentualmente molto modesta e destinata peraltro a ridursi se entrasse nel raggruppamento, come sembra certo, anche il Gruppo Bancario IntesaSanPaolo.

Inoltre una considerazione aggiuntiva, ma riferita solo all’area di Taranto, non può ignorare che il Gruppo Marcegaglia ha dismesso da lungo tempo un suo sito nel capoluogo ionico - con poco più di 70 addetti ancora senza lavoro - e non è ancora riuscito a ricollocarli: così come non si può dimenticare che anche nell’Appia Energy - che gestisce un termovalorizzatore alle porte della città - lo stesso Gruppo mantovano ha ridotto drasticamente la sua partecipazione rilevata da un dinamico imprenditore tarantino: insomma, nella città bimare il sentiment della business community locale nei confronti di Marcegaglia non sembrerebbe lamentarne troppo l’esclusione. E lo stesso dicasi per i Sindacati.

Venendo al terzo punto riguardante le forti perplessità della Commissione sui tempi troppo prolungati per la realizzazione del Piano ambientale, è doveroso rilevare che quelle perplessità sono del tutto plausibili e giustificate. Chi scrive infatti nei suoi ultimi interventi su questa testata dedicati all’Ilva ha sottolineato come il Piano ambientale potrebbe e dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre del 2109 e non nel remoto agosto del 2023. Uno sforzo massiccio sotto il profilo operativo sarebbe necessario a livello impiantistico, ma tecnicamente esso sarebbe pienamente realizzabile lavorando h24 per sette giorni la settimana. Il nodo vero allora da sciogliere è quello della disponibilità in termini di cassa delle risorse necessarie per imprimere una fortissima accelerazione al completamento degli interventi di ambientalizzazione dello stabilimento di Taranto. Il gruppo Arcelor, per quanto sia il primo produttore al mondo di acciaio e si presenti patrimonialmente e finanziariamente solido, potrebbe anche non aver programmato nei prossimi due anni un impiego così elevato e anticipato nella sua tempistica di cash flow sul sito ionico: un’eventualità niente affatto remota, per cui si potrebbe a questo punto operare a livello governativo perché entri nella Am Investco Italy la Cassa Depositi e Prestiti che già ha fatto parte con una quota significativa della cordata AcciaItalia che è risultata soccombente nell’offerta per il Gruppo Ilva rispetto a quella di Am investco Italy. E qualora i vertici della CDP ritenessero ora non conveniente tale investimento, sarebbe facile chiedere loro perché invece avevano ritenuto conveniente partecipare all’altra cordata.

Ma l’anticipazione del Piano ambientale avrebbe significativi riflessi sui livelli occupazionali. Il Siderurgico tarantino dovrebbe attestarsi a sei milioni di tonnellate di acciaio liquido per gli anni di completamento del Piano ambientale - che pertanto dovrebbe essere anticipato - ma ai sei milioni di tonnellate dovrebbero aggiungersi sin dagli inizi del 2018 (e non oltre) almeno 2-2,5 milioni di tonnellate di bramme da portarsi da altri siti per consentire il mantenimento di un livello di produzione complessivo di almeno 8 milioni di tonnellate che consentirebbe il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e di larghissima parte dell’indotto. Vorremo ricordare in proposito che lo stabilimento di Taranto toccò il suo picco produttivo fra il 2004 e il 2008 con il seguente andamento: 7,8 milioni di tonnellate nel 2004, 9,3 milioni nel 2005, 10,2 milioni nel 2006, 9,9 milioni nel 2007, 9,1 milioni nel 2008; ed anche nel 2012 - l’anno che vide il 26 luglio il sequestro giudiziario dell’area a caldo - il sito superò gli 8 milioni di tonnellate.

Quello in riva allo Ionio, insomma è - e dovrebbe restare - il primo stabilimento siderurgico a ciclo integrale d’Europa, pienamemte risanato sotto il profilo ambientale e rilanciato nella sua capacità produttiva con il rifacimento e la rimessa in esercizio dell’AFO5, il gigantesco Altoforno n.5 che da solo è in grado di produrre il 40% della ghisa dell’intero sito. Ed è nell’interesse dello stesso acquirente riportarlo in marcia in tempi brevi al massimo della sua Pmp-produzione massima possibile, anche per ammortizzare l’investimento elevato che vi sarebbe concentrato nei prossimi due anni. Resterebbe poi, e sempre in primo piano, il problema della decarbonizzazione dei suoi cicli produttivi, mediante l’impiego anche negli attuali altiforni del preridotto di ferro che può essere producibile con impianti ad hoc in loco e con un basso prezzo del gas, o importabile dall’estero dai Paesi che già lo producono purché a prezzi convenienti.

Storia - Del resto la storia della privatizzazione dell’Ilva e della sua fabbrica di Taranto ci ricorda che dal 2 maggio del 1995 - giorno di ingresso del management del Gruppo Riva - l’accelerazione impressa alla sua produzione e i ricavi che ne derivarono consentirono all’acquirente di riacquistare entro un triennio le quote che molti istituti bancari creditori della vecchia Ilva avevano girato a capitale nella società al momento del suo trasferimento dall’Iri alla famiglia Riva.
Le eccellenti maestranze tarantine, i quadri dello stabilimento e i suoi dirigenti - e con essi le aziende dell’indotto – se coinvolte in un grande disegno di rilancio accelerato della immensa fabbrica compirebbero ancora una volta il miracolo di rilanciarla nella pienezza della sua capacità competitiva e nell’interesse stesso del Gruppo Arcelor.

Federico Pirro
Università di Bari

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400