Mercoledì 20 Marzo 2019 | 14:01

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Pensioni, se tutti hanno
torto e ragione

pensione

Francamente, non si può andare in pensione a 67 anni. Anche se, francamente, bisognerebbe andarci. Il guaio nella storia non è quando si scontrano un torto e una ragione, ma due ragioni. E non c’entra nulla, anzi c’entra eccome, col calcolo politico che vuole rinviare a dopo le elezioni lo scatto verso quell’età. Scatto dovuto al fatto che nel 2016 l’aspettativa di vita è aumentata di cinque mesi rispetto al 2013. Cioè, visto che ti permetti di vivere di più, dove vuoi scappare: devi lavorare di più. E il bello è che per il rinvio è non solo il Pd il cui governo deve caricarsi della decisione. Ma anche tutte le destre, compresa quella di Salvini in verità da sempre sparata contro la riforma Fornero. E naturalmente i sindacati.

Nel film «Ricomincio da tre», Massimo Troisi sta su una balconata quando di sotto passa un monaco che gli dice il classico «ricordati che devi morire». Cui il grande comico napoletano risponde con una fra le più celebri battute del cinema: «Sì, sì, no, mo’ me lo segno proprio, non vi preoccupate». Se uno vive di più, ha diritto di vivere davvero di più, non ci può essere chi gli confischi quegli anni di vita facendolo lavorare di più. E poi, età media che aumenta o no, se per godersela si deve arrivare a 67 anni, qualcosa sotto il cielo non funziona.
Sempre che tutti si siano comportati bene. E gli italiani non l’hanno fatto, né lo fanno. Perché il posticipo avverrebbe per contabilità, non per crudeltà mentale. I 67 anni nel 2019 sono figli di una spesa previdenziale arrivata al 15,3 per cento del Pil (il reddito prodotto in un anno): quattro punti più della media europea. Ciò che costringe lo Stato (cioè tutti noi con le nostre tasse) a coprire il deficit dell’Inps con 115 miliardi, altrimenti non ci sarebbero più pensioni. I sindacati defalcano voci fino ad arrivare all’11 per cento del Pil. E aggiungono che quello squilibrio dipende dalle spese per l’assistenza (pensioni sociali e dintorni per chi non ce la fa) non dalla previdenza. Tesi respinta dall’Inps, cui fra l’altro pochi giorni fa il governo ha abbonato un debito di 88 miliardi. Roba da falso in bilancio.

Sempre i sindacati dicono che nessuno in Europa va in pensione a 67 anni, e più o meno è così. Ma gli si ribatte che però l’età media reale in cui avviene è di 62 anni, frutto delle tante deroghe ed eccezioni nel Paese della legge quasi uguale per tutti. Compresi alcuni esodati sospetti. E comprese certe pensioni di anzianità che fino a poco fa hanno visto premiare giovanotti e giovanotte nel fior fiore degli anni. Soprattutto al Nord, occorre dirlo, difesi allora da Bossi, che fece ferro e fuoco per loro, sempre però parlando di Sud sprecone. Poi c’è tutto il tira-e-molla sui lavori usuranti che dovrebbero essere esentati dai 67 anni, con assalti di categorie che spergiurano sulla loro usura a danno di altre. Il governo prevede 15 categorie e 17 mila interessati, i sindacati arrivano a 85mila. Mentre già ci sono lavori gravosi (dai minatori agli altiforni) con un diverso e giusto anticipo.

E’ il ministro Padoan a resistere sulla linea del Piave, col premier Gentiloni sbattuto in mezzo. E col presidente dell’Inps, Boeri, ad avvertire che, se saltano i 67 anni, dal 2021 al 2040 ci saranno ulteriori 140 miliardi di spesa, che nessun Inps al mondo potrebbe sostenere tranne che con un salasso di imposte da guerra civile. Oltre a tener conto dei poveri, non meno giusto. Anche se le 110mila famiglie cui la legge di bilancio ha riservato 2 miliardi, sono a distanza siderale dagli 1,7 milioni di famiglie e 4,7 milioni di poveri «assoluti» esistenti. Aggravio cui si deve aggiungere chi ha perso il lavoro, come è anche giusto che sia almeno finché la fragile crescita continuerà a non far crescere altrettanto l’occupazione. E senza parlare di chi in Italia si continua a parlare poco: i giovani. Essendo il sistema incentrato sugli anziani per i due terzi. Ma molto meno su chi un lavoro non lo ha mai avuto, cosicché i giovani prendono un treno e lasciano l’Italia. Cioè la privano di futuro.

Ma ci sono le elezioni, bellezza. Nel Paese in cui se non voti da una parte, voti dall’altra. E in cui, se il Pd suona le sue campane con Renzi che annuncia 50 miliardi di maggiore spesa pensionistica in deficit, Berlusconi suona le sue trombe. Promettendo pensioni sociali per tutti a mille euro (ora sono a 500). Un gioco collettivo non diverso dal passato, quando si spendeva e poi chi ci viene dietro si arrangia. Intenzioni da caccia ai voti contro cui si erge per fortuna il Muro dell’Europa. E sotto sotto sapendo tutti, però, che francamente non si può andare in pensione a 67 anni, perché ci deve essere vita davanti oltre al lavoro. E che l’età media che si allunga non può essere una colpa da far pagare ma una bellezza da far godere. Ma chissà cosa fare quando hanno tutti ragione.

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