Sabato 23 Marzo 2019 | 17:55

NEWS DALLA SEZIONE

La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 
L'analisi
Quando a inquinare provvedevano i cavalli

Quando a inquinare provvedevano i cavalli

 
La riflessione
Un Paese tra medioevo e corti barocche

Un Paese tra medioevo e corti barocche

 
L'analisi
Il piano crescita e la campagna elettorale permanente

Il piano crescita e la campagna elettorale permanente

 

Il Biancorosso

L'ALLENATORE
Bari, le scelte di mister Cornacchini"Palmese difesa forte e ben organizzata"

Bari, le scelte di mister Cornacchini
"Palmese difesa forte e ben organizzata"

 

NEWS DALLE PROVINCE

HomeA Roma
Operai del siderurgico in marcia per il clima: «Taranto senza Ilva»

Operai del siderurgico in marcia per il clima: «Taranto senza Ilva»

 
FoggiaMaltrattamenti in famiglia
Foggia, picchiava la moglie e le chiedeva soldi per divertirsi al bar: arrestato 34enne

Foggia, picchiava la moglie e le chiedeva soldi per divertirsi al bar: arrestato 34enne

 
LecceNel Basso salento
Incidente tra Casarano e Ugento: giovane motociclista perde la vita

Incidente tra Casarano e Ugento:
giovane motociclista perde la vita

 
BariI fatti nel 2015
Soldi in cambio di voti: confermate condanne 5 baresi affiliati al clan Di Cosola

Soldi in cambio di voti: confermate condanne 5 baresi affiliati al clan Di Cosola

 
GdM.TVTraffico in tilt
Paura a Matera per una valigia abbandonata per strada: intervenuti artificieri

Paura a Matera per una valigia abbandonata per strada: intervenuti artificieri

 
BrindisiGuidava l'auto del padre
I cc lo fermano, rifiuta test antidroga: trovato con hashish

I cc lo fermano, rifiuta test antidroga: trovato con hashish

 
BatParla un imprenditore
Andria, cartelloni pubblicitari non a norma: la denuncia

Andria, cartelloni pubblicitari non a norma: la denuncia

 
PotenzaEnergia e polemiche
Basilicata, un colpo di coda sull’eolico raddoppiata la potenza

Basilicata, un colpo di coda sull’eolico raddoppiata la potenza

 

La svolta che al Sud
non dovrà mai arrivare

La svolta che al Sudnon dovrà mai arrivare

Come Pane e cioccolata. Ricordiamo il film del 1974 con Nino Manfredi, emigrante in Svizzera. E soprattutto quella scena in cui, mangiando appunto un improbabile panino con la cioccolata, guarda da dietro un recinto i ricchi ragazzini locali giocare su un prato fra le note di Mozart. Un escluso che però poi decide di condurre la sua battaglia. Tutto ciò che è tornato alla mente leggendo un recente rapporto sull’«Italia in movimento» dedicato al massimo dei movimenti: il treno ad alta velocità. Che, come si sa, dà il contentino al Sud arrivando fino a Salerno. Ma che per il resto è roba loro, dell’altra Italia, essendo quella di quaggiù una diversamente Italia. Che ad onta della Costituzione non ha diritto a essere trattata nella stessa maniera.
Parliamo, come si sa, di una media di 320 chilometri l’ora. Tanto per cominciare, dice il rapporto, l’alta velocità ha accorciato la penisola, anche se si dovrebbe precisare mezza penisola se il Sud volesse reagire come Nino Manfredi. Accorciato vuol dire non solo andare fra Roma e Milano in meno di tre ore. Ma di andarci come se quel treno non fosse un treno ma una metropolitana, essendoci corse anche ogni mezzora. Con la possibilità di fare su e giù nella stessa giornata, e non è la stessa cosa né di Bari con Palese né di Lecce con San Cataldo. Eliminando i costi di un pernottamento. Ognuno rimanendo nella propria città frequentandone quotidianamente un’altra. Ciò che riduce l’importanza della sede di lavoro, contando più trascorrere la serata in famiglia. Beati. E con tutte le possibili tappe intermedie, vedi Firenze e Bologna.

Un treno veloce che rilancia l’occupazione, aggiunge il rapporto. E non dove già non ce ne sia. Con Bologna e Firenze che, per esempio, esportano le loro professionalità sul mercato milanese (da avvocati a commercialisti). Col mercato milanese che beneficia dei consumatori toscani ed emiliani oltre che romani. E con Firenze e Bologna che si offrono come mete turistiche per i lombardi, anzi soprattutto Bologna che non lo è. Insomma una circolazione «virtuosa» e proficua per tutti. Un confronto continuo fra domanda e offerta con mercati che si integrano. Anzi la creazione di domanda e di offerta nella mezza Italia da Roma a Milano, come avviene ovunque funzionino i trasporti. Non per nulla l’America fu fatta più dai cavalli d’acciaio delle ferrovie che da quelli dei cowboy.

Ovviamente tutto questo ha un prezzo per gli esclusi, che non si capisce perché esclusi tranne che non siano figli di un dio minore. Essendoci lo stesso rognoso Appennino a Nord come a Sud. Ed essendo formalmente tutti italiani sia al Nord che al Sud. Non ci voleva un esperto come l’economista Andrea Boitani a dire che quell’alta velocità per privilegiati è stata pagata dalle altre dorsali, quella tirrenica e quella adriatica. E soprattutto dal Sud, dove la velocità media dei treni non supera i 65 chilometri orari mentre Elon Musk sta organizzando una gita su Marte per il 2022. Alta velocità pagata nel vero senso da tutti, nel senso che quella per solo Nord è stata fatta anche con le tasse e i biglietti pagati dal Sud. Una scelta cosciente della politica italiana, aggiunge Boitani. E figuriamoci se fosse stata incosciente.

Dal ministero fanno sapere orgogliosamente che un servizio nato per la clientela di affari si è nel tempo democratizzato, cioè è diventato per tutti. Per tutti «lor signori». Facendo sognare cosa avverrebbe se la democratizzazione si allargasse anche al Sud. La svolta. Non per tutti i problemi meridionali ma buona parte. Poter andare per esempio da Bari a Napoli in poco più di un’ora. E lo stesso a Cosenza. E in due ore a Reggio Calabria. Quante merci non arrivano ora da una parte all’altra causa treni-tradotta? Quanti affari non solo non si concludono ma non si tentano neanche? Quanti turisti non si muovono arricchendo tutto il Sud? Quante conoscenze non si scambiano? Quanti studenti non si parlano? Quanti accordi non si stringono? Sapendo come sia stata confermata dai fatti la profezia del sociologo spagnolo Manuel Castells: anche nel tempo delle videoconferenze, di Skype, di Internet, di Whatsapp ci sarà sempre bisogno di un posto in cui incontrarsi. Ci sarà bisogno del rapporto personale. Per fortuna della civiltà. Per sfortuna del Sud.

Ma la svolta non c’è «per scelta cosciente della politica italiana». Che se non dà trasporti adeguati a chi è geograficamente così allungato, lo condanna in partenza. Cioè non fa solo una scelta aziendale di convenienza (comunque inammissibile per un servizio pubblico così essenziale). Ma fa una scelta ideologica. Tenere disunito il Sud. Non dargli la possibilità di fare massa critica. Di creare (da sé) il corto circuito dello sviluppo. Perché dipenda dall’assistenza (in cambio di voti). Sembra fantascienza. Ma allora la si spieghi diversamente a quelli di Pane e cioccolata

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400