Giovedì 21 Marzo 2019 | 07:19

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di Giovanni Longo

L’espressione «mafia keynesiana», di moda qualche lustro addietro, sembrava una costruzione letteraria. Si crea un emergenza, si provoca un disastro per assicurarsi il business della ricostruzione: era più o meno questo il significato di «mafia keynesiana».

Poi questa definizione ha smesso di andare in giro. Ma, non per questo, i poteri illegali si sono convertiti alle buone azioni come l’Innominato del Manzoni.

Lo spaccato che emerge dopo lo scioglimento del Comune di Valenzano è ancora più allarmante rispetto agli scenari frettolosamente racchiusi nel catalogo «mafia keynesiana».

A Valenzano la logica mafiosa ha, come si usa dire, effettuato un altro salto di qualità. Anziché attendere o creare l’emergenza per lucrare sui successivi lavori di recupero o di rammendo, il «mondo di mezzo» di questo sobborgo barese si è evoluto fino al punto, avrebbe detto il regista Francesco Rosi, di mettere le mani sulla città, su tutta la città, non solo sull’urbanistica o sugli appalti.

La nuova frontiera del Contesto malavitoso modello Valenzano sembra chiamarsi welfare, ossia i servizi sociali. Servizi che, rispetto ai lavori occasionali originati da emergenze create ad hoc, presentano un vantaggio mica da niente: la continuità del guadagno, la strutturalità del gettito, ripulito dalla rispettabilità dell’ufficio pubblico.
Siamo al paradosso estremo. Il welfare concepito per aiutare i più deboli si trasforma nella cassa, nel salvadanaio dei prepotenti, di quelli che si pongono al di fuori della legge. Un modo per saccheggiare le risorse della collettività attraverso una privatizzazione delinquenziale dei servizi pubblici.

Che dire? Forse sono, siamo un po’ tutti distratti, compresa la società civile. Se dovesse passare la cultura della resa nei confronti dell’occupazione sistematica dei servizi e degli uffici progettati per i più deboli, stiamo freschi.

Non resta che accendere più fari su questi casi, se non vogliamo, è il caso di dire, che il welfare cattivo cacci il welfare buono. Ma servirebbero sanzioni non solo di tipo giudiziario. La politica non può né deve attendere i certificati del casellario giudiziario prima di decidere come investire i soldi di tutti e quali soggetti assumere nelle istituzioni. Soprattutto nelle piccole realtà tutti sanno tutto di tutti. Purtroppo molti aspiranti amministratori conoscono anche il peso elettorale di qualche capobastone. Ai quali in pochi sanno dire di no. I più rispondono di sì, come la monaca di Monza de I promessi sposi.

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