Martedì 26 Marzo 2019 | 11:54

NEWS DALLA SEZIONE

La riflessione
Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

 
L'analisi
Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

 
L'analisi
Il circolo vizioso che frena la Basilicata

Il circolo vizioso che frena la Basilicata

 
La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 

Il Biancorosso

LA PARTITA
Il meglio di Palmese-Baritutte le emozioni biancorosse

Il meglio di Palmese-Bari
tutte le emozioni biancorosse

 

NEWS DALLE PROVINCE

PotenzaLa polemica
Elezioni, blog 5 Stelle: «Pd elegge Pittella e 2 indagati»

Elezioni, blog 5 Stelle: «Pd elegge Pittella e 2 indagati»

 
BariCambio di gestione
Rifiuti, a Mola di Bari il servizio raccolta passa di mano

Rifiuti, a Mola di Bari il servizio raccolta passa di mano

 
LecceIl convegno
«Breast Unit», cresce del 18% sopravvivenza dal cancro al seno

«Breast Unit», cresce del 18% sopravvivenza dal cancro al seno

 
FoggiaIl riconoscimento
Istituto di Foggia vince premio OdG per giornale scolastico

Istituto di Foggia vince premio OdG per giornale scolastico

 
TarantoNel Tarantino
Frode da 2,6mln di euro a Regione Puglia, sequestrati beni a società di Massafra

Frode da 2,6mln di euro a Regione Puglia, sequestrati beni a società di Massafra

 
HomeL'operazione dei cc
Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

 
GdM.TVLo spettacolo sportivo
Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

Matera 2019, Fiona May in scena con «Maratona di New York»

 
BrindisiI funerali
L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

 

Il ribaltone dello zar russo da scomunicato a beatificato

Il ribaltone dello zar russo da scomunicato a beatificato
di Giuseppe De Tomaso

Premesso che, direbbe Winston Churchill (1874-1961), mai si spacciano tante bugie come prima delle elezioni, durante una guerra e dopo una partita di caccia, la sfida militare lanciata dall’Isis ha consacrato il ruolo da primattore di Vladimir Putin sul palcoscenico politico mondiale. Solo pochi anni addietro, sarebbe stata l’America ad assistere la Francia nella risposta bellica all’attacco lanciato dal Califfo. Anzi, il governo di Washington avrebbe preteso, e ottenuto, di assumere direttamente il comando politico-militare delle operazioni.

Chi, come Zio Sam, per decenni ha svolto il mestiere di gendarme del mondo, non avrebbe mai rinunciato ai doveri che spettano a una superpotenza imperiale. Non foss’altro perché la stessa Alleanza Atlantica (voluta dagli Usa) è nata in virtù di questo principio: se un Paese membro subisce un’offesa, l’intera Alleanza è chiamata a correre in sua difesa per respingere l’aggressore. Intuendo, però, i mutati umori della Casa Bianca, il presidente francese si è guardato bene dal ricordare e pretendere il rispetto della clausola Nato, preferendo invece appellarsi a un analogo principio che regola i rapporti nell’Unione Europea.

Di qui la preghiera di aiuto militare ai partner europei. Se, invece, avesse insistito sull’impegno militare da parte dei suoi alleati atlantici (leggi Usa), Hollande non avrebbe potuto giovarsi dell’appoggio plateale, convinto e sostanzioso dello Zar di Mosca. Certo, Barack Obama non avrà fatto scene di gelosia di fronte all’opzione francese verso la Russia, anzi è probabile che, di nascosto, abbia fatto salti di gioia, perché lui si sente ed è un «presidente domestico» (Richard Pipes). Se incontra un collega smanioso di sostituirlo nel «lavoro sporco» teso a portare ordine nei punti più caotici e ingovernabili del pianeta, l’inquilino della Casa Bianca gli dà sùbito il benvenuto. L’America si è stancata di contare le bare di ritorno dalle zone di guerra, e un presidente mediatico come Obama non ha alcuna intenzione di allungare il bollettino dei giovani soldati caduti in battaglia.

Dunque, addirittura con la benedizione del «pacifista» Obama, non rimane che Putin nella funzione di gendarme del globo. La promozione del russo a supremo difensore della Francia e, indirettamente, anche dell’Europa, ha del paradossale per non dire dell’inverosimile. Passare in un amen da scomunicato a beatificato, da leader di un Paese «sanzionato» (caso Ucraina) a leader di una nazione «solidale» (nella lotta al terrorismo) era un inedito nella storia delle nazioni. Passare, automaticamente, dalla condizione di «nemico» allo status di «amico» dell’Europa, è un evento singolare che riempirà le giornate degli storici di domani. Un evento - lo scudo russo sull’Europa - che l’America di ieri non avrebbe mai permesso, come testimonia la lunga stagione della «guerra fredda».

Ma Putin è Putin, un abile giocatore sulla scacchiera internazionale dove predilige la mossa del cavallo. È così bravo da utilizzare i successi esterni per oscurare gli insuccessi interni. È vero che i russi preferiscono essere governati da personalità forti, ma è altrettanto vero che, quando l’economia perde colpi, anche gli spiriti più patriottici e più indulgenti verso lo Zar in carica potrebbero manifestare qualche malumore. Putin, però, è riuscito a convincere il 90 per cento dei russi che i loro problemi economici intestini dipendono dai guai provocati dall’Occidente e che solo un Paese rispettato e temuto all’esterno può risolvere le gravi questioni al suo interno. Di qui la forza muscolare esibita nei vertici con i Grandi della Terra. Putin è l’unico big in grado di mettere sul tavolo il consenso da parte della quasi totalità dei suoi governati. Il che gli dà un’autorevolezza e un’influenza che i suoi colleghi d’Occidente possono solo sognare.

Ma siccome Putin non è un signore aduso a fare regali, né è uno Zorro autoinvestitosi della missione di contrastare i soprusi dei prepotenti, una domanda sorge spontanea: come e quale sarà il tornaconto di tanta disponibiltà a cobelligerare contro i terroristi islamici? Un primo benefit può rivelarsi l’allentamento della minaccia fondamentalistica nei confronti della Russia, solitamente poco tenera verso i gruppi musulmani. Il secondo vantaggio può consistere nella rilegittimazione definitiva della Russia dopo la scomunica inflitta al suo capo dal tandem Usa-Europa. Il terzo beneficio può arrivare da un probabile sensibile ammobirdimento della linea europea, verso Mosca, sulla questione ucraina. Il quarto «pro», forse il più importante, può derivare dalla sensazione, già provata in Europa, che gli Stati Uniti non intendono più svenarsi per salvaguardare il Vecchio Continente e che tanto vale, allora, affidarsi a Putin, uno che il mestiere di comandante politico e protettore militare lo sa fare assai bene.

Com’è imprevedibile la politica. Fino a ieri in Europa, quando gli scambi economici prevalevano sul ricorso alle armi, tutti guardavano verso la Germania. Oggi, che l’esigenza di sicurezza prevale sul prodotto interno lordo, quasi tutti in Europa bussano alla porta di Putin e si smarcano da Berlino. Del resto, una scena madre è la Merkel col suo governo messi in salvo preventivamente dal rischio attentato allo stadio di Hannover. Viceversa Putin va dove vuole e si consente il lusso di dare pagelle a tutti in materia di terrorismo (e anti-terrorismo). Pagelle che vedono l’Occidente accumulare voti sempre più bassi. Chissà - dopo l’incipit vogliamo chiudere questo articolo ancora con Churchill - se il premier inglese che batté il nazismo, ripeterebbe ora il suo giudizio sulla patria di Putin: «La Russia è un rebus avvolto in un mistero all’interno di un enigma». Il rebus rimane, ma stavolta con meno mistero e meno enigma.

 detomaso@gazzettamezzogiorno.it

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400