Mercoledì 27 Marzo 2019 | 00:13

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di Michele Partipilo
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di MICHELE PARTIPILO

Allah è grande, urlavano i terroristi ammazzando la gente. Sì, Dio è grande. È il cervello degli uomini che è piccolo. Credono che sottomissione (è il significato della parola Islam) voglia dire sottomettere tutti. Con le buone o le cattive. Ma la sottomissione chiesta da Dio è all’opposto: sono gli uomini e la loro malvagità a doversi sottomettere al comandamento divino dell’amore. L’Islam continua a trascinare con sé questo terribile equivoco. Oggi più che mai il contrasto fra i due modi di vivere la religione di Maometto è diventato stridente. L’Occidente dalle radici cristiane, ospitale e tollerante, deve difendersi dalla ferocia di chi vorrebbe sottometterlo. È una furia cieca che non ammette diritti, che vede le donne come schiave, che combatte ogni forma di cultura. È una battaglia gigantesca tra il progresso e l’arretratezza, tra la conoscenza e l’oscurantismo.

Se si vuole vincere questa battaglia, bisogna cancellare ipocrisie e posizioni comode, avendo il coraggio di chiamare le cose col loro nome. Siamo di fronte a uno scontro di civiltà e solo prendendo consapevolezza di questo potremo combattere quell’Islam fanatico e assassino. Oggi corriamo invece il rischio di fare di tutta l’erba un fascio: di chiudere le frontiere, di respingere i migranti, di ghettizzare gli islamici che vivono nei nostri paesi. Sono i frutti avvelenati del terrorismo ma anche i vessilli bianchi della resa dell’Occidente che in tal modo rischia di arroccarsi in una sterile difesa dei suoi principi. Lo fecero i crociati un po’ di secoli fa e persero inesorabilmente, nonostante la possanza e la robustezza di castelli e fortezze. È scritto nel Vecchio Testamento che Giosuè fece crollare al suono dei corni le alte mura di Gerico. Con la musica, dunque, non con la forza.

Ai terroristi islamici oggi fanno paura la cultura, i diritti, l’emancipazione femminile, la capacità d’inclusione e la tolleranza dell’Occidente. Grazie alle nuove tecnologie questi valori vanno diffondendosi anche nelle società più chiuse e rigide. È una contaminazione insopportabile per chi predica la sottomissione degli altri: possono rispondere solo con la legge del terrore. Seminando morte e paura. Ieri Parigi era una città spettrale, strade deserte, con poliziotti e soldati in assetto di guerra. È comprensibile, ma è sbagliato. Perché rinunciare alle libertà, rinchiudersi in casa è un errore che fa accettare la logica del terrore. Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo. Se non altro per rispetto a tutti quei morti innocenti caduti sotto il grido di «Allah è grande».

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