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Con una solenne liturgia presieduta dal Papa si è aperto in Vaticano il Sinodo sulla famiglia. Al tema già di per sé delicato per via delle implicazioni sociali, etiche e religiose, si sono aggiunte come benzina sul fuoco le polemiche scaturite dalle dichiarazioni di monsignor Krzysztof Charamsa. Il prelato ha confessato ai media di essere gay e di avere anche un compagno stabile.
L’outing del monsignore polacco - come già ieri rilevava Onofrio Pagone su queste colonne - non ha fatto bene alla causa. Dal fronte di chi giudica eccessive le aperture di papa Francesco sono infatti partite bordate micidiali. Il cardinale Ruini, a lungo presidente della Conferenza episcopale italiana, ha per esempio evidenziato la discontinuità del magistero bergogliano rispetto a quello dei due predecessori. Una sottolineatura mai arrivata prima da un porporato e che oggi assume un tono che va al di là del semplice significato delle parole.

La discontinuità nella storia del papato non è un fatto nuovo, solo che spesso è stata foriera di periodi tormentati. Ciò che oggi appare con certezza è che le posizioni in campo si stanno radicalizzando, mettendo in crisi la strategia di Francesco che puntava a un dialogo sì aperto e franco, ma senza scontri frontali. Un’operazione che ora appare più difficile, anche se ieri - sia le dichiarazioni del cardinale Kasper («Gay si nasce e per questo la Chiesa deve affrontare la questione con una nuova pastorale. I gay possono contribuire alla vita della Chiesa con i loro doni») che l’omelia del Papa («L’uomo che sbaglia deve essere sempre compreso e amato e la Chiesa deve cercarlo, accoglierlo, accompagnarlo») fanno capire che non ci saranno scostamenti dal percorso immaginato da Francesco. A conclusione del Sinodo, che avrà una durata di tre settimane, sarà prossima l’aper tura dell’Anno Santo straordinario (8 dicembre) indetto dallo stesso Francesco - in maniera irrituale rispetto alla consolidata tradizione giubilare - per celebrare i 50 anni della conclusione del Concilio Vaticano II. E poiché il Giubileo è stato denominato della Misericordia (benché tutti i giubilei per stessa definizione sono della misericordia, altrimenti non posso essere) è facile intuire che le aperture verso le unioni civili, i sacramenti ai divorziati e tutte le altre questioni riguardanti la famiglia saranno valutati proprio sotto questa luce.

Papa Bergoglio - prima del putiferio scatenato da mons. Charamsa - appariva certo nel poter orientare il Sinodo verso le sue posizioni, tanto da promulgare due motu proprio sulla nullità dei matrimoni che a molti hanno dato l’impressione di scavalcare o quantomeno anticipare le future decisioni dei padri sinodali. Le facilitazioni e i tempi abbreviati introdotti dal Papa sono stati apprezzati da tutti coloro che si trovano a fare i conti con la Sacra Rota, però - sostengono cardinali e giuristi - hanno introdotto di fatto una sorta di «divorzio» all’inter no della Chiesa. E anche quest’aspetto avrà il suo peso sulla tranquillità dei lavori sinodali. Ora non c’è dubbio che è giunto il momento che la comunità cattolica affronti questioni spinose come quelle legate alla famiglia, ma deve cercare di farlo in maniera diversa da quanto dovrebbe fare uno Stato laico il quale ha evidentemente obblighi differenti e circoscritti solo al suo territorio.

La Chiesa deve ragionare con una logica che al tempo stesso è universale e millenaria, tenendo conto che la tradizione e la natura sono i valori sui quali si muove il messaggio evangelico. Ciò implica anche tempi diversi nelle sue decisioni poiché il significato e gli effetti che ne scaturiscono vanno oltre il mero contesto dei fatti. Proprio ragionando sui tempi i padri sinodali potrebbero trovare un’intesa per riflettere ancora sulle decisioni da prendere, facendo così stemperare le polemiche e le contrapposizioni frontali. Ma come già detto, questo contrasta con i programmi di Bergoglio. Potrebbe accadere allora che, come purtroppo si è già verificato nella storia della Chiesa e per questioni anche di minor rilievo, si possa arrivare a una frattura e addirittura - ma l’ipotesi è alquanto remota - a un nuovo scisma, sebbene alcuni sostengono che proprio per evitare una nuova divisione fra cristiani papa Ratzinger avrebbe rinunciato a esercitare il suo ministero. Molte nubi s’addensano sul Cupolone.

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