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Un boomerang alla vigilia del Sinodo sulla famiglia

di Onofrio Pagone
Un boomerang alla vigilia del Sinodo sulla famiglia
di ONOFRIO PAGONE

La sortita del monsignore polacco, che ha confessato ai giornalisti di essere gay e di avere un compagno, rischia di produrre l’ef fetto opposto rispetto agli auspici che l’hanno motivata. La confessione a mezzo stampa, irrituale per un sacerdote, imprime inevitabilmente una accelerazione alle scelte della Chiesa sul tema dell’omosessualità, ma non è detto che l’esito verterà sulla apertura anche per i preti. Anzi.La sortita del monsignore polacco, che ha confessato ai giornalisti di essere gay e di avere un compagno, rischia di produrre l’effetto opposto rispetto agli auspici che l’hanno motivata. La confessione a mezzo stampa, irrituale per un sacerdote, imprime inevitabilmente una accelerazione alle scelte della Chiesa sul tema dell’omosessualità, ma non è detto che l’esito verterà sulla apertura anche per i preti. Anzi. «Tantissimi sacerdoti omosessuali non hanno la forza di uscire dall’armadio».

Eccoli dunque, secondo quanto ci vien raccontato, gli «scheletri» nell’armadio della Chiesa: i preti gay. In realtà la notizia non è proprio uno scoop sia perché non è nuova sia perché i fedeli di Santa Romana Chiesa non hanno mai mostrato particolare interesse per le preferenze sessuali dei sacerdoti, posto che questi uomini predicano la scelta sacramentale della castità. La novità vera di questa confessione è il risvolto della opzione sessuale: il monsignore ha detto chiaro e tondo di essere un «gay praticante», cioé di avere un compagno e lo ha mostrato alle telecamere e ai fotografi. Apprezziamo il coraggio e la serenità con cui ha parlato, ma a noialtri serve andare oltre il clamore e i polveroni che la dichiarazione ha ovviamente suscitato.

La confessione pubblica della omosessualità praticata è avvenuta - non a caso - alla vigilia dell’apertura del Sinodo sulla famiglia. Eppure, proprio per questo, rischia di rivelarsi intempestiva, una fuga in avanti, un boomerang che non giova alla causa. I vescovi arrivano al Sinodo sostanzialmente divisi: il Papa dall’inizio del suo pontificato ha manifestato aperture significative, fondate sulla «misericordia» e sulla «accoglienza» della persona piuttosto che sulla omosessualità in quanto tale. Eppure la Chiesa manifesta su questo una doppia anima: una conservatrice ed una progressista, a voler usare categorie politiche che rendono l’idea anche se poco si addicono all’immagine ecclesiale. Il direttore della Sala Stampa del Vaticano ha perciò parlato immediatamente di «indebita pressione mediatica sul Sinodo»: tutti ora si aspettano una risposta sui preti gay, mentre il tema in discussione è ben più vasto e altrettanto delicato. In agenda c’è il tema della famiglia. Si tratta della seconda assise dedicata a questo argomento: a distanza di un anno, i vescovi tornano ad affrontare con il Papa «la vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo». All’ordine del giorno ci sono anche le unioni gay e la Comunione per i divorziati risposati, altre urgenze che Francesco ha voluto mettere in discussione senza fare più finta di non vedere e non sapere.

La famiglia - in senso lato dunque, omosessuali compresi - rientra tra le «nuove sfide» segnalate dal pontefice alla cristianità, in u n’ottica di dialogo e con un approccio fondato sulla «gentilezza». A dir la verità, non appare altrettanto gentile questa confessione del prete gay prima ancora dell’invio al Papa della relativa lettera, pur annunciata alla stampa. E non è solo questione di stile, di forma, come si suol dire. Il monsignore polacco perderà ora tutti i suoi incarichi ecclesiastici e accademici in Vaticano. Avrà di che vivere perché ha già annunciato la pubblicazione di libri-testimonianza sulla sua condizione di prete-gay; subirà una esposizione mediatica che non sempre gli farà piacere ma che sicuramente gioverà alla causa.

La Chiesa ha tempi biblici nei suoi spostamenti, salvo scossoni conciliari o pontifici cui la storia dell’ultimo secolo ci ha abituato. Quanto questa spallata improvvisa potrà modificare i processi interni è tutto da verificare: il Papa ha chiesto comprensione per gli omosessuali più che giustificazione, ma comprendere non significa lasciar fare. La Chiesa non ha mai tenuto il passo dei tempi ma quello della storia: ora è matura per un «salto» sulla Comunione ai divorziati risposati, pur al termine di un percorso penitenziale, ma non appare pronta per uno stravolgimento dei sacramenti. Celibato e castità dei sacerdoti, almeno per ora, non sono proprio all’ordine del giorno.

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