Martedì 26 Marzo 2019 | 11:09

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Con i bandi sui giornali meno corruzione e più trasparenza

di Domenico Crocco
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Corruzione e trasparenza sono due parole chiave. La trasparenza è fondamentale contro la corruzione, che è un reato che si svolge all’oscuro. Con una maggiore trasparenza c’è un minore rischio di corruzione. E la trasparenza è un concetto strettamente legato all’informazione e alla stampa, che svolge un ruolo insostituibile a difesa della trasparenza e della legalità. Ecco perché è importante che i bandi di gara siano pubblicati sui giornali. Sia per garantire il massimo della trasparenza, sia perché è un modo corretto di sostenere l’editoria ed il suo ruolo fondamentale.

Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ha espresso questi concetti al Senato, durante una discussione sul nuovo codice dei contratti pubblici. Li ha ribaditi, poche ore fa, in una intervista a «Italia Oggi». E ha raccolto la condivisione del presidente del Senato, Pietro Grasso, che ha ricordato che «solo quanto viene pubblicato sui quotidiani garantisce il controllo democratico dei cittadini sugli atti degli enti dello Stato».

In questa luce, gli emendamenti che vogliono togliere dal Codice dei contratti pubblici l’obbligo di pubblicare i bandi sui giornali appaiono del tutto fuori luogo. Innanzitutto perché, qualora accolti, infliggerebbero un durissimo colpo alla sopravvivenza, già difficile, dei giornali. Ma anche perché l’apparente risparmio che se ne ricaverebbe sarebbe un nulla rispetto ai costi della corruzione, legata alla minore trasparenza.

I dati europei ci dicono che in Italia un appalto pubblico su dieci può essere viziato dalla corruzione. È una percentuale che supera di oltre tre volte il dato francese e più di dieci volte quello dell’Olanda, dove il malaffare influisce per meno dell’1% sull’aggiudicazione dei contratti.

I dati raccolti da Pricewaterhouse per l’Olaf, l’agenzia antifrode europea, ci disegnano come un Paese a rischio, poco trasparente e gradito ai malfattori, con numeri, purtroppo, sorprendenti. Dei 120 miliardi che la Commissione Ue stima siano sottratti ogni anno all’economia continentale dalle tangenti, metà è di nostra competenza. In Italia la corruzione pesa quindi per 60 miliardi.

Ecco perché, da Bruxelles, attraverso le nuove direttive europee sugli appalti, vengono fuori innanzitutto due stimoli per l’Italia e gli altri Stati membri: qualificare al massimo le stazioni appaltanti rendendole trasparenti come case di vetro, dando anche la massima visibilità alle gare per favorire la massima partecipazione.

In Italia operano attualmente circa 35mila stazioni appaltanti dove troppo spesso si concentra l’incompetenza, la subordinazione a un potere politico talora aggressivo, la carenza di risorse umane specializzate, l’incapacità di programmare e progettare, la difficoltà a negoziare le nuove tecnologie e a difendersi nei contenziosi. Il risultato è che i beni, i servizi e i lavori che vengono acquistati da molte stazioni appaltanti costano spesso di più di quanto dovrebbero e sono di scarsa qualità.

Le nuove direttive europee su appalti e concessioni mirano invece esattamente all’opposto: puntano ad assicurare una spesa pubblica di qualità in lavori, forniture e servizi, nel contesto di una ridotta disponibilità di risorse. Una spesa non fine a se stessa ma capace di promuovere una crescita sostenibile (rispettosa dell’ambiente), intelligente (basata su conoscenza e innovazione), inclusiva (per favorire occupazione e coesione sociale).

Così da Bruxelles arriva all’Italia l’invito a qualificare sempre di più le proprie stazioni appaltanti rendendole trasparenti, competenti, capaci di spendere bene e di dialogare e negoziare alla luce del sole con le imprese. Questo è il filo conduttore e il presupposto di ognuna delle principali novità delle nuove direttive europee su appalti e concessioni.

È un obiettivo che il legislatore italiano potrà conseguire innanzitutto in due modi: in primo luogo, riducendo drasticamente il numero delle stazioni appaltanti, da 35mila a 35, concentrando in esse la massima professionalità, la massima trasparenza e tutti i controlli di legalità; in secondo luogo garantendo la massima visibilità a tutti gli atti di gara, non solo attraverso la rete Internet ma anche attraverso la carta stampata, che svolge un ruolo insostituibile. Ogni limitazione in questo senso, come quella contenuta in alcuni emendamenti alla delega sul Codice dei contratti pubblici, sarebbe una limitazione alla trasparenza e un incentivo alle oscure ombre della corruzione.

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